Italy loves baseball: l'intervista al Presidente della FIBS FVG, Marcello Massa

Il baseball è uno degli sport più famosi negli Stati Uniti, ma in Italia è pococ conosciuto. O no? Abbiamo incontrato il Presidente della FIBS del Friuli Venezia Giulia per parlare di come questo sport si sia radicato nel nostro Paese e non solo.

Italy loves baseball: l'intervista al Presidente della FIBS FVG, Marcello Massa
Italy loves baseball: l'intervista al Presidente della FIBS FVG, Marcello Massa

Stati Uniti uguale baseball. In effetti, il binomio tra il Paese a stelle e strisce e il suo sport nazionale è innegabile, ma non è certo l'unico posto al mondo dove lo si gioca, nonostante la sua popolarità sia relegata soprattutto oltreoceano: anche in Italia, infatti, sono numerosi gli appasionati, che affollano quella categoria definita da molti, spesso in modo spocchioso, “sport minori”.

Cercando di capire di più, quindi, su quella disciplina che rese famoso in tutto il mondo Joe Di Maggio e non solo, abbiamo contatatto Marcello Massa, Presidente della FIBS (Federazione Italiana Baseball Softball) del Friuli Venezia Giulia, regione storica per questo sport in Italia come avremo modo di scoprire durante la nostra chiacchierata.

Ci da quindi appuntamento a Ronchi dei Legionari, in provincia di Gorizia e a pochi chilometri da Trieste, durante un appuntamento che va oltre il “semplice” sport: la prima di due giornate di partite valide per la Coppa Italia per non vedenti, dove quattro squadre si sono sfidate (in modo analogo, altre quattro si affronteranno a Firenze, ci racconta Massa).

Non è però solo un evento benefico: “C'è la volonta di renderlo uno sport paraolimpico” prosegue il Presidente, spiegandoci che questa alternativa al baseball “classico” è nata a Bologna, con alcune differenze rispetto a questo ma in sostanza il gioco è lo stesso.

Ci siediamo sulle gradinate dello stadio, immersi nel silenzio sugli spalti lasciato proprio per non distratte gli atleti. E in campo sembra di assistere a una partita normalissima, tanto che l'occhio cade molto spesso sulle belle giocate nel diamante durante l'intervista.

Iniziamo da oggi: Ronchi è un posto significativo per questa disciplina?

Ronchi è un posto significativo per il baseballin assoluto. È la società di più lunga militanza: è stata fondata nel 1959 e ha sempre partecipato ininterrottamente a tutti i campionati di categoria, che di anno in anno le competevano. Il fatto che abbia attecchito qui (il baseball, ndr) ha fatto sì che ci fosse un ricambio generazionale continuo: oggi come oggi posso, dire tranquillamente che nessun ragazzino di Ronchi non abbia mai provato a giocare a baseball. In realtà, il baseball regionale nasceva a Trieste, con l'avvento delle truppe alleate: le prime partite degli americani sono state disputate tra il 1947/48, e la prima di una squadra italiana è stata disputata nel 1950, da una delle prime società fondate in regione. Poi, da Trieste, si è spostato piano piano verso Ronchi, Staranzano, Monfalcone, poi in tutta la regione.

Oggi il rapporto tra il Friuli Venezia Giulia e baseball si può dire che è consolidato?

Noi siamo presenti in tutte le quattro province, in realtà a Trieste abbiamo una sola squadra, la Junior Alpina, e su Pordenone solo l'Azzanese. Il grosso delle squadre regionali sono nelle province di Gorizia e Udine. C'è una volontà di espandersi, perché per esempio da poco è nata una nuova società, i Delfini a Latisana, e abbiamo richiesta a livello scolastico di andare a insegnare a Sacile, Spilimbergo, Tarvisio...cosa che noi facciamo, perché più persone conoscono il baseball e più speranza abbiamo di diffonderlo. La difficoltà è che, mentre a differenza di altri sport come calcio e rugby che possono essere giocati su un terreno normale, la conformazione del nostro campo fa sì che questo diventi un po' più difficile. Per cui la crescita dovrebbe andare di pari passo con la creazione di nuovi impianti, cosa non facile vista l'attuale condizione economica.

A livello scolastico, che reazioni hanno gli studenti?

Sicuramente di interesse, si appassionano: è un gioco che da tante oppotunità a ragazzini di confrontarsi sia con sé stessi, perché la giocata del baseball è singola, sia con la squadra. Per cui si impara a vivere insieme agli altri, giocare pper la squadra. Laddove si va a insegnare baseball e c'è una realtà consolidata di una società che fa agonismo, allora questi (i ragazzi, ndr) possono anche continuare; dove invece lo si insegna dove non c'è, c'è molta più difficoltà.

Per quanto riguarda le società, che posto occupano quelle regionali a livello nazionale? Sono punti di riferimento?

Pur non avendo nessuna che partecipa al massimo campionato nazionale, l'IBL, che sarebbe una sorta di professionismo, le massime realtà noi le abbiamo qui a Ronchi, a Redipuglia e Trieste con la Serie A. però, in ambito nazionale, il Friuli Venezia Giulia è sempre stato preso a riferimento, proprio per questa grossa tradizione. Quello che ci è sempre mancato a livello regionale, alle singole società, è stato un apporto economico che ci permettesse di competere con realtà come Rimini, Bologna, San Marino dove c'è più attenzione a sponsorizzare queste realtà.

Qualche anno fa un giovane friulano, Gasparini, è partito dal Friuli ed è arrivato negli Stati Uniti.

Sì, in realtà noi abbiamo due atleti regionali che hanno firmato come professionisti: il primo in assoluto è stato Alberto Mineo, che aveva firmato con i Chicago Cubs e tutt'ora gioca là; dopo di ché è stato seguito da Marten Gasparini, il primo atleta italiano che è andato a firmare per cifre importanti, qualcosa come oltre 1 milione di dollari. Per cui le aspettative nei suoi confronti sono molto più alte. In realtà ci sono stati tanti altri ragazzi, che sono tutt'ora seguiti, che potrebbero avere questa opportunità. Ovviamente prenderla o meno dipende da loro, dalla famiglia, da tanti aspetti. C'è sicuramente grossa attenzione da parte degli scout americani nei confronti dei nostri atleti.

Davanti a un caffè, poi, Massa ci spiegherà che le rappresentative giovanili friulane hanno molto spesso partecipato ad un torneo internazionale che da l'accesso alla World Series negli USA, vincendolo per ben sei volte. Quest'anno, continua, la rivelazione è stata il Ghana: tanto per sottolineare la sempre più grande diffusione che questo sport ha in tutto il mondo.

Questo tema mi piacerebbe approfondirlo: lo scoutting delle società è molto radicato in regione?

Sìsì, qua ci sono diversi scout stipendiati da società americane, che hanno il compito di tenere sotto osservazione tutto il movimento, il “parco umano” per eventualmente segnalare. Ogni possibile contratto, offerto a questi ragazzi, viene fatto passando tutta una serie di selezioni che vengono fatte in Italia e in giro per l'Europa.

Guardando al modello per eccellenza del baseball, quello degli Stati Uniti, l'Italia lo può ambire in un immediato futuro o deve crescere ancora molto?

Onestamente, ci piacerebbe che potessimo avvicinarci al modello americano, ma sicuramente siamo ancora lontani. Proprio perché in America il baseball è sì uno sport nazionale, ma è anche un fatto di business, probabilmente molto più alto che non il calcio in Italia. Faccio una piccola considerazione, dato che seguo proprio i nostri corregionali che giocano laggiù: loro giocano a livello di Singolo A, ossia una categoria delle giovanili che potrebbe essere paragonata al livello di una Prima Categoria calcistica. Guardando queste partite, mi accorgo che la media di spettatori a una partita è di 3/3.5 mila persone: questo significa che ogni giorno, sui campi della Major League, ci sono 1.500 persone. Per non parlare dei professionisti, dove là la media è dei 40/50 mila persone che seguono 18 partite al giorno, poiché il baseball in America si gioca ogni giorno. Gli unici giorni di pausa che hanno sono durante lo spostamento tra una città e l'altra, per cui se uno si mette a fare quattro conti, si rende conto che il movimento in termini economici laggiù è molto superiore. Qua da noi siamo ancora distanti.

In Italia, la stagione sportiva deve ancora partire?

No, è appena finita, a livello di massima serie con la vittoria del titolo nazionale da parte del Rimini. Il nostro è uno sport prevalentemente estivo, inizia quindi in primavera e finisce in estate inoltrata. Adesso veramente verso la fine, quello che è rimasto della nostra stagione regionale sono le fasi nazionali delle squadre giovanili: il Ronchi con i ragazzi, Redipuglia con l'Under 21…

E cosa si aspetta da questi scontri? Pensa che arriveranno successi?

Vabbè, ovviamente me lo auguro, però c'è sempre da tener conto che comunque ci si andrà a confrontare con squadre di Parma, Bologna, Nettuno, che sicuramente hanno anche loro delle tradizioni consolidate. Diciamo che sono sicuro che le squadre che sono andate avanti hanno delle potenzialità, delle possibilità di poter giungere fino in fondo: nello sport si vince e si perde, per cui bisogna accettare in ogni caso il risultato del campo.

Come sport, spesso, parlando da profano che segue poco il baseball, si ha l'impressione che sia un gioco dove non si capisce molto il senso. Dei punti a favore perché questo sport venga seguito?

Che il baseball abbia tante regole è un dato di fatto. Il gioco di per sé, però, è abbastanza semplice. Nel senso che c'è un lanciatore che, quando lancia, rappresenta la squadra che è in difesa, perché mentre lui lancia tutta la sua squadra è schierata sul campo; e ce n'è una in attacco, rappresentata dal battitore che di volta in volta si presenta alla battuta. Il fine del gioco è che l'atleta deve compiere il giro delle quattro basi, cercando di raggiungere di volta in volta la base sempre prima che non arrivi la pallina su quella base: alla fine è questo. Poi, in realtà, sono tutte le regole che lo rendono forse un po' complicato, però il mio consiglio è di seguire un paio di volte le partite, magari con qualcuno affianco che spieghi i fondamentali, poi pian piano le cose si apprendono da sole.

Perché seguirlo: perché, secondo me, è uno sport che esalta l'atleta. È l'unico sport di squadra con una palla dove il punto viene segnato dalla persona, ma non dalla palla stessa. Nel calcio c'è il pallone che va in porta, nel basket la palla che va nel canestro, nel pingpong addirittura: qua no, il punto lo realizza l'atleta che ha compiuto un intero giro e arriva fino a casa base. Quando si esalta l'altleta, è lo sport per eccellenza.

All'ingresso dello stadio, leggevo proprio una frase che diceva che il baseball è l'unico sport che fa sentire veramente uomini.

(Sorride, ndr) Questa è una frase di Babe Ruth. Mostrare con un gesto banale, colpire una pallina con una mazza e farla andare lontano, sicuramente esprime il concetto di armonia nel movimento ma nache di potenza: ci devono essere i due movimenti che vanno di pari passo. Lo stesso può essere per una giocata di un esterno, che pur correndo deve comunque coordinarsi per prendere la pallina e dopo alzarsi velocemente per lanciarla in una certa direzione, per cui serve potenza, equilibrio, intelligenza, perché essendo un gioco di strategia c'è l'esigenza di capire verso dov'è meglio lanciare la pallina.

Il ruolo degli arbitri, che nel calcio sono spesso il caprio espiatorio, nel baseball come funziona?

Purtroppo, devo dire, in Italia siamo inquinati come sportivi nei confronti degli arbitri di baseball. Si cerca di andare a imputare all'arbitro l'errore di una chiamata magari che, a detta del lanciatore o battitore, è sbagliata; diciamo che, comunque, in questo sport il ruolo dell'arbitro è fondamentale. Perché senza di lui diventa veramente difficile giocare: serve indubbiamente la presenza di una persona che vada a giudicare il lancio, strike, ecc… Però, una cosa c'è da dire: in una partita normale, considerato che il battitore andrebbe out con tre strike, ammesso e non concesso che sia talmente bravo che riesce a eliminare tutti i battitori sempre con tre lanci, sono tre battittori per inning e nove inning, andiamo a fare il conto di quante chiamate lui deve fare nell'arco di una partita. Ne fa talmente tante che ci può stare l'errore. In America c'è un atteggiamento molto rilassato nei confronti dell'arbitro, fanno parte del gioco, le polemiche sono veramente molto limitate. Ripeto, secondo me è un fatto di cultura sportiva, che noi in Italia dobbiamo sviluppare, migliorare, e soprattutto non farci inquinare da quello che è il calcio.

Ora ti cito un episodio: nel calcio, in Italia, abbiamo assistito a gente che è morta negli stadi e le partite sono andate avanti regolarmente, magari nascondendosi dietro il dito con la scusa dell'ordine pubblico; a me è capitato di assistere a una partita negli Stati Uniti, in cui una pallina battuta anziché andare verso il diamante, è andata verso il pubblico. E come tradizione, là sono tutti protesi a prendere questo asouvenir per eccellenza, ma per un fatto misterioso all'ultimo tutti hanno tirato via la mano e la pallina ha colpito in testa una signora. Bene: l'arbitro non ha ripreso il gioco, fintanto che la signora non fosse stata soccorsa. Non solo: quando quando è tornata sugli spalti, il giocatore di prima base, autonomamente, ha preso la pallina e le l'ha regalata. C'è un'attenzione per tutto quello che è tutto il contorno, che in Italia non c'è: innorridisco quando vedo, l'anno scorso, un giocatore che segna un gol, corre sugli spalti per abbracciare la nonna e viene ammonito. La trovo una cosa che non ci sta, bisognerebbe invece premiare questi gesti che sdrammatizzano, e questa rigidità è poi alla base delle violenze che nascono. Ma questa è una mia personale idea.

Ho visto che su alcune emittenti tv mostrano partite italiane. Ciò può aiutare ad avvicinare ulteriore pubblico?

Sicuramente, più sono i mezzi attraverso i quali noi ci proponiamo e più gente andiamo ad incuriosire. Chiaramente, non avendo l'audience di altri sport, il panorama italiano è limitato solo all'IBL, però è anche vero che su Sky vengono mostrate partite di baseball professionistico americano e quello sicuramente avvicina. Quello di cui avremmo bisogno, ma purtroppo oggi come oggi non è ancora realizzabile, sarebbe di fare come fa l'NBA: disputare la partita d'apertura della stagione in Italia. Sono sicuro che se un domani ce ne fosse una, che vedesse magari gli Yankees, in Italia l'attenzione sarebbe massima e potrebbe aprire nuove possibilità. È una cosa a cui la Federazione sta lavorando, però per il momento non si è ancora realizzato. Io so per certo che erano stati fatti dei sopraluoghi allo Stadio Olimpico a Roma, per vedere se c'era la possibilita di collocare il campo, ma purtroppo non se n'è fatto nulla. È una questione di conformazione del campo. La mia speranza è che adesso, essendoci un paio di presidenti americani di squadre calcistiche italiane, attraverso il loro aiuto si possano costruire strutture che possano essere ambivalenti.

Conclusa l'intervista, guardando una delle partite in programma, continuaiamo a parlare e chiedo, sul fronte stadi, se l'Udinese Calcio non si sia mai mostrata interessata a “offrire” lo Stadio Friuli. Con il club dei Pozzo si è parlato solo per forniture di attrezzature ma maiper partite, ci spiega Massa; si era fatta però una promessa con la Triestina, qualche anno fa, poi rivelatasi una bufala. A costutire stadi appositi è invece l'Olanda, che il Presidente guarda come favorita per un eventuale apertura in Europa della MBL.

Mi aveva incuriosito molto che lo sportivo più pagato al mondo fosse un giocatore di baseball, anche se si pensa a questo sport, per esplosione mediatica, relegato agli Stati Uniti.

Ciò mi riallaccia a quello che mi aveva detto prima, ossia l'attenzione mediatica e il giro di denaro che c'è in America è talmente alto che alcuni giocatoririescono ad avere contratti maggiori di altri sport, invece seguiti in tutto il mondo. È un passatempo americano, ma per gli americani è anche un grosso business, per cui ci sta un po' tutto. Poi loro sfruttano un po' tutto: non solo l'aspetto biglietti-campo, ma marchandising, televisioni, giornali, c'è tutto un mondo dietro.

A livello di Nazionale, invece, esiste una Coppa del Mondo di baseball?

Sì, viene chimata World Baseball Classic che, in realtà, proprio perché questo sport è diffuso in maniera massiva negli Stati Uniti, Cuba, Giappone, la regola che si è data è che in queste squadre (che partecipano alla competizione, ndr) possono gareggiare anche atleti “originari di”: nella Nazionale Italiana, hanno giocato alcuni americani ma di origine italiana. E nell'ultima edizione, l'Italia è andata benissimo: non vorre sbagliarmi, ma è arrivata sesta o settima, sfiorando di poco il podio. Questo è stato ottenuto grazie alla presenza di questi giocatori, che i puristi condannano, però è anche vero che la loro presenza faccia crescere l'attenzione nei confronti della Nazionale e quindi dello sport. Viene disputata ogni quattro anni, esitono inoltre tutti i campionati continentali, anche gli Europei.

Per concludere, mi ricollego ancora una volta a oggi: il baseball può essere uno strumento per chi è portatore di handicap? Essere una marcia in più, per chi soffre di disabilità?

Io direi che qua tocchiamo il massimo della disabilità, perché sono tutte importanti e dolorose, però non avere il dono della vista penso che sia veramente una cosa che limita. Poi dirò di più: quando i nostri ragazzi si avvicinano al baseball, la prima fase in assoluto che gli si dice è “tieni sempre gli occhi sulla pallina”. Portare questa frase a dei non vedenti, credo sia il massimo. E vederli a giocare e vederli che riescono a farlo è il massimo. È chiaro che al momento non si riesce a pensare a un baseball giocato da disabili di altro tipo, però non poniamoci limiti. Tutto può accadere.