Atletica, doping: assolti Checcucci, Collio, Donati

Rigettate le accuse contro gli staffettisti azzurri, mentre in Russia è caos nel mondo della marcia.

Uno sprint verso l'assoluzione, una staffetta vincente. Tre rappresentanti del quartetto d'argento agli Europei 2010 messi sotto accusa, tutti escono indenni, superando la scure della Seconda Sezione del Tribunale Nazionale Antidoping. Le imputazioni della Procura cadono nel vuoto e l'atletica azzurra può tirare il primo sospiro di sollievo in una battaglia lunga e lastricata di insidie. Collio, Donati, Checcucci, tre nomi che scorrono tutto d'un fiato - manca solo Di Gregorio di quella meravigliosa giornata spagnola - tre nomi rivalutati dopo la giornata odierna. 

Bentelan, in sostanza cortisone, questo il farmaco sul banco degli imputati. L'utilizzo è vietato, perché il Bentelan è a tutti gli effetti sostanza proibita. Di fronte al Tribunale la conferma azzurra dell'utilizzo del suddetto farmaco, ma solo in periodi lontani dalle gare, quindi senza l'obbligo di rivelarne il consumo. Questa la difesa dei velocisti italiani, citati per aver coperto l'uso di cortisone in passato. 

Ricordiamo le richieste pesantissime della Procura: per Collio oltre 2 anni, vista anche la frequentazione col dottor Santuccione - medico vicino al doping - per Checcucci 2 anni, e infine per Donati 8 mesi. 

All'uscita risuonano le parole di Simone Collio, il simbolo del gruppo, l'atleta di maggior spessore, in pista e sotto i riflettori "Sono passato per un dopato, e adesso vorrei sapere chi mi ripaga di questi danni? Sono stato devastato da questo deferimento, la mia carriera è stata rovinata. Ci hanno messo in mezzo per una cosa in cui non c'entravamo niente. La gente penserà comunque che ci siamo dopati. Il danno di immagine è pesantissimo e la mia carriera, che piaccia o no, sarà segnata per sempre".

Continuano nel frattempo gli interrogatori e un altro pezzo da novanta dell'atletica azzurra è giunto oggi in Procura. Giuseppe Gibilisco deve rispondere all'accusa di "irreperibilità". Il suo nome rientra nella lista di 65 evidenziata più volte negli ultimi mesi. Queste le forti risposte sul tema dell'azzurro: "Ho sottolineato che sono 20 anni che sto a Formia e quando mi hanno cercato mi hanno sempre trovato. Avete titolato 'adesso tocca agli irreperibili', io sono stato sempre reperibile ovunque. Quando mi sono spostato in giro per il mondo, tutti sapevano dove ero o per competizioni o per raduni collegiali con la federazione, non sono mai stato da qualche parte di mia iniziativa. Irreperibile mi sembra una parola non giusta nel mio caso. Dovevo essere trattato con più rispetto? Nessuno ha mancato di rispetto a nessuno, mi hanno chiamato ed è giusto che dia la mia versione. Spero che il mio destino sia nel mondo dello sport, mi piacerebbe stare a capo del movimento che riguardi mia disciplina. L'addio alle gare? Decidiamo strada facendo, per il momento mi allenicchio per non perdere il vizio poi se questa estate mi riviene voglia di saltare, vediamo".

Fronte russo - Se l'Italia combatte da tempo contro il fenomeno doping, in un processo che trova il suo apice con la vicenda Schwazer e la "lettura" di meccanismi e sistemi dopanti oscuri e articolati, collegati a un notevole flusso di denaro, in Russia la situazione è più complessa e diversi atleti di vertice, come ad esempio l'olimpionica Savinova, rimangono intrappolati nella rete. Ora, sotto la lente d'ingrandimento, la marcia. 

Dopo il racconto drammatico dell'emittente tedesca Ard, la Federazione russa avvia una lotta più dura al doping e i risultati non tardano ad arrivare. Cinque personaggi di spicco - Kirdyapkin, Bakulin, Borkin, Kanaykin e Kaniskina - squalificati, alcuni addiritturi a vita, in quanto recidivi. Lo stop di otto anni inflitto a Borkin porta alla reazione di Jefferson Perez, giunto secondo nel 2008, a Pechino, proprio dietro al russo. La Iaaf monitora la vicenda ed è pronta a riassegnare le medaglie, al termine del lavoro svolto dall'Antidoping di casa Russia.

La situazione è in divenire e si fa sempre più incandescente. "I numerosi casi di doping sono una grande preoccupazione e siamo completamente impegnati a andare fino in fondo con il supporto della Wada. Fra i 37 atleti squalificati grazie al passaporto biologico dalla sua introduzione nel 2009, ben 23 sono russi e che tutte le loro vittorie frutto dell'inganno saranno riassegnate una volta che la Federatletica russa (Araf) avrà confermato le sentenze", questo quanto trapela dal massimo organismo dell'atletica mondiale. 

Fonte Gazzetta.it

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