Contador padrone del Giro, a Landa la tappa del Mortirolo

Nonostante una foratura prima della scalata del mitico Mortirolo, lo spagnolo stacca Aru a pochi chilometri dallo scollinamento del Gpm, poi lascia a Landa la vittoria di tappa e consolida il suo primato nella corsa rosa.

Contador padrone del Giro, a Landa la tappa del Mortirolo
Contador padrone del Giro, a Landa la tappa del Mortirolo

Alberto Contador ha le mani sulla 98esima edizione del Giro d'Italia. In una delle tappe più dure della corsa rosa, lo spagnolo offre una prestazione di forza imbarazzante per i suoi avversari. Prima riprende e poi stacca Aru sul Mortirolo, involandosi verso il traguardo dell'Aprica insieme all'olandese Kruijswijk e al connazionale Landa, che si aggiudica la tappa con uno scatto negli ultimi chilometri di salita.

La sedicesima tappa, da Pinzolo all'Aprica, 174 km di lunghezza, con cinque gran premi della montagna, tra cui il passo del Tonale e quello del Mortirolo, non ha deluso le attese degli appassionati. Pronti via, e subito si forma la fuga di giornata, con dieci uomini all'attacco, tra cui Hesjedal e Pellizotti, cui non manca il coraggio di affrontare in solitaria un percorso tanto selettivo. La svolta della corsa arriva ai meno 60 dal traguardo, con la maglia rosa che, a causa di una foratura, è costretto a inseguire il gruppo dei migliori, tirato dagli uomini Astana, nell'intento di mettere pressione su Contador e sfiancarlo in un lungo recupero nei confronti dei suoi avversari principali, Fabio Aru in testa. Ma, una volta iniziata la scalata del Mortirolo (quasi 12 km al 10% di pendenza media, con punte del 18%), lo spagnolo decide di mettersi in proprio e, con una progressione perentoria, si riporta sui migliori. Neanche il tempo di rifiatare che, sul tratto più duro, là dove la strada si restringe, la maglia bianca di miglior giovane vestita da Fabio Aru si stacca. Con Contador rimangono solo Mikel Landa, compagno del corridore sardo, e il giovane olandese Kruijswijckk. Al passaggio al Gpm Aru accusa un distacco di 1'50" dal trio di testa, con Hesjedal e Tromifov poco più avanti.

La discesa del Mortirolo, lunga e tecnica, è asciutta. Aru prova a rientrare, ma un salto di catena lo costringe a cambiare bici e perdere altro terreno dal leader del Giro. Sulla salita finale verso l'Aprica Contador controlla i suoi compagni di fuga, poi ai meno 3 dall'arrivo decide di lasciar andare il connazionale Landa, che taglia a braccia alzate il traguardo, ottenendo il secondo successo parziale di questo suo giro. Aru, secondo nella generale alla partenza della tappa, giunge con un ritardo di 2'51' dal compagno di squadra, e di 2'13" dalla maglia rosa e da Kruijswick, vera sorpresa di giornata.

"Potevo perdere 20 minuti" dichiarerà a fine corsa il corridore italiano dell'Astana, sopravanzato in classifica generale proprio da Landa, che sembra arrivare meglio di lui a questo finale di Giro. Dal canto suo, Contador ostenta tranquillità (ne ha ben donde) e ancora una volta rilascia dichiarazioni fin troppo prudenti per uno che ha quattro minuti di vantaggio sul secondo classificato e che è nettamente il più forte del gruppo. "Questo Giro mi sta piacendo molto. Oggi Kruijswijk era il più forte. Ringrazio la squadra per il lavoro che ha fatto per riportarmi a ridosso dei migliori prima del Mortirolo", le sue parole.

Domani, 17esima tappa, il Giro sconfina in Svizzera, con arrivo a Lugano, in una frazione dove potrebbero rivedersi i velocisti, a meno che non vada in porto la classica fuga da lontano della terza settimana. Ci sono ancora gli arrivi in quota a Cervinia e al Sestriere (nella tappa del Colle delle Finestre) ma la corsa rosa ha già il suo padrone. Rimangono motivi di interesse per la classifica generale solo per la seconda e terza posizione, con Aru che sembra arrivare in chiaro affanno al momento decisivo del Giro. Un Giro che, non va dimenticato, ha perso Richie Porte, forse l'unico corridore in grado di provare a contrastare Contador. Un Giro disegnato male, che però ha al comando il più forte ciclista per le corse a tappe della sua generazione. Conoscendo lo spagnolo, più che pensare a Milano, starà già immaginando come correre il Tour de France, per griffare un'accoppiata mai più riuscita a nessuno dopo Marco Pantani nel 1998.

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