Astana, Vinokourov delinea il futuro di Aru e Nibali

Sulle colonne della Gazzetta dello sport, il general manager kazako analizza la stagione e punta dritto al 2016.

Astana, Vinokourov delinea il futuro di Aru e Nibali
Astana, Vinokourov delinea il futuro di Aru e Nibali

Aleksandr Vinokourov, Vincenzo Nibali, Fabio Aru, sullo sfondo i soldi kazaki e un futuro da definire. Il doping - demone da allontanare per acquisire nuova credibilità - le fatiche di stagione - il crollo di Vincenzo al Tour, una gestione non ottimale di squadra al Giro - i trionfi al tramonto del 2015, con Aru sul trono di Spagna e Nibali brillante vincitore al Lombardia. Un concentrato di emozioni da cui trarre spunto per organizzare con costrutto la nuova avventura.

Vinokourov: "Le polemiche, i problemi per la licenza. Il lavoro duro della squadra alla fine ha pagato. Dal 2013 abbiamo vinto una grande corsa ogni anno

L'Astana segue un filo definito. Aru è il futuro, il talento in crescita, pronto a confrontarsi sulle strade di Francia, nella corsa che regala, più di ogni altra, l'immortalità e la gloria. Nibali è il campione di ritorno, il fuoriclasse che trova nelle batoste e nelle critiche linfa per costruire un percorso vincente. Solo, a tratti, ma capace di nascere, come atleta, una seconda volta. Sotto la pioggia di Francia, battuto, si batte e da lì emerge, passo dopo passo. Alla Vuelta, complice una leggerezza, viene prematuramente squalificato. Il Mondiale non è azzurro, ma dal Mondiale esce un Nibali diverso, grande.

Così Aru. Battuto da Contador, ma forte a tal punto da presentarsi alla Vuelta, al cospetto dei migliori, per demolire le certezze di Quintana e della pattuglia spagnola, fino a cogliere in ambasce la sorpresa Dumoulin.

"Vincenzo ha iniziato il Tour con troppa pressione addosso e ha fatto bene a restare in gara dopo i primi dieci giorni, aveva bisogno di reagire sulla strada. Poi c'è stato il fatto della Vuelta, molto duro per l'immagine della squadra. Doveva reagire e l'ha fatto da campione. Fabio è più duro di testa, mi ha stupito"

Ora, spalla a spalla, Nibali e Aru sognano il futuro, divisi dai progetti dell'Astana. Nessuno scontro frontale alle porte. Nibali abbraccia nuovamente il bel paese, il fascino del Giro, prepara con attenzione la corsa rosa, Aru si misura con il Tour, per capire se realmente il processo di crescita è giunto a compimento. Gregari distinti, fidati, un nucleo che serve per limare paure e pressione, debolezze e paure.

"Nibali e Aru faranno due programmi diversi. Vincenzo sente molto il Giro, vuole tornarci. Aru ha 25 anni ed è in progressione straordinaria. In 2-3 annipuò vincere il Tour, vorrei che lo provasse, subito. Sono due grandi leader, è giusto che ognuno abbia il proprio obiettivo".

A coronare il tutto, l'appuntamento a cinque cerchi, perfetto per Nibali, meno per Aru. L'oro olimpico è alla portata di Vincenzo, a Rio un percorso che si adatta a un corridore come Nibali. Il punto più alto per illuminare una carriera straordinaria.

"Su quel percorso vedo meglio Nibali, corridore più da classiche rispetto ad Aru. Ho visto Rio, è per lui, anche molto tencico. Dobbiamo decidere come arrivarci".

Successi che cancellano dissidi, futuro azzurro in casa Astana, almeno per un anno ancora. Al termine del 2016, tempo di decisioni. Nibali deve dare forma al suo avvenire, quello di Aru è a tinte kazake.

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