E' il Giro d'Italia, ma gli italiani?

Per la prima volta nella storia dopo due settimane, l'Italia è a secco di vittorie nella sua corsa. Chi può interrompere il digiuno?

E' il Giro d'Italia, ma gli italiani?
E' il Giro d'Italia, ma gli italiani? | Foto LaPresse

Non era mai successo nella centenaria storia del Giro d'Italia che l'Italia si presentasse alla terza settimana di corsa senza vittoria, fino ad oggi. Per la prima volta nessun corridore azzurro è riuscito ad alzare le braccia sotto uno striscione d'arrivo della Corsa Rosa e solo due ciclisti ci sono andati vicino: Giovanni Visconti e Jakub Marezczko

Due corridori su quarantatré partenti. Un bottino esiguo, al limite del ridicolo, per una nazione storicamente importante come la nostra. Alla partenza dalla Sardegna le speranze erano già poche, con il solo Nibali capace di lottare per la classifica generale e sulle grandi montagne, appena due velocisti in grado di competere con Gaviria ed Ewan di cui il più accreditato malconcio (Nizzolo), tanti cacciatori di tappe che finora non sono riusciti a centrare la fuga buona, fatta eccezione per Visconti e lo sfortunato Conti e nessun cronoman competitivo in un Giro che conta 70 chilometri contro il tempo. 

Adesso, con l'arrivo delle Alpi e delle Dolomiti, le chanches di vittoria potrebbero diminuire drasticamente riducendosi al solo Nibali e, forse, a Domenico Pozzovivo, apparso in forma in queste due settimane di gara. Tutto dipenderà dalla tattica che vorranno tenere i rivali di Tom Dumoulin: se decideranno di attaccare tramite un ritmo elevato ci saranno poche speranze per la fuga, altrimenti aumenteranno e con loro anche le possibilità di vittorie italiche. 

Per le fughe di montagna potremo giocarci almeno cinque carte, cinque ciclisti già capaci di imprese simili. I primi due sono sicuramente Giovanni Visconti e Valerio Conti, il primo già capace di imprese di tale portata (Galibier 2013), ma non sono da sottovalutare Diego Rosa e Giulio Ciccone. Il corridore del Team Sky potrebbe avere libertà dopo l'addio di Geraint Thomas e l'uscita di classifica di Mikel Landa, mentre il giovane della Bardiani è sicuramente la punta di diamante dei verdi dopo la vittoria ottenuta lo scorso anno a Sestola. Un occhio di riguardo va anche a Dario Cataldo, leader dell'Astana dopo la caduta di Kangert, e ai due Cannondale: Davide Formolo e Davide Villella. I due corridori della squadra americana sono tra i giovani più promettenti del nostro ciclismo, ma probabilmente solo il bergamasco avrà la libertà di andare fuga perché il veronese è in piena lotta per la maglia bianca e sarà controllato a vista da Yates e dalla Orica-Scott. 

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