Froome IV - Chi gli impedirà di ottenere il quinto successo?

Il fenomeno britannico vince il suo quarto Tour de France, il terzo consecutivo, e si appresta ad eguagliare il record di Merckx ed Indurain. Chi lo potrà fermare e come?

Froome IV - Chi gli impedirà di ottenere il quinto successo?
Froome IV

Tre Tour de France di fila, quattro totali e a meno uno dal record di vittorie assolute di Eddy Merckx, Miguel Indurain, Jacques Anquetil e Bernard Hinault, Chris Froome in fatto di Grand Boucle si conferma essere il cannibale dell'era moderna. 

Le vittorie di Froome, però sono tutte una diversa dall'altra. La prima, nel 2013, ha fatto vedere tutta la forza del keniano bianco e delle sue frullate in salita, la prima, storica, sul Mont Ventoux. Quattro anni fa nessuno teneva le accelerazioni dell'alfiere del Team Sky, ora le sue frullate a colpi d'agilità non fanno più la differenza. L'evoluzione del suo modo di correre ha portato Froome a guadagnare molto nella conduzione della bici e nelle tappe mosse, una volta suo tallone d'achille, perdendo però di efficacia in salita. Per questo motivo, negli ultimi due Tour de France vinti, quelli dove il britannico è apparso più umano e battibile, abbiamo assistito ad attacchi in discesa, in pianura e ottimi piazzamenti sui muri finali delle tappe mosse che unitamente alla grande capacità contro il tempo gli hanno permesso di trionfare sotto l'arco degli Champs Elysées. 


Froome sul Mount Ventoux nel 2013

Infatti, se si guardano gli ultimi due Tour de France, si nota immediatamente come siano proprio le cronometro ad aver creato la differenza finale. Si può quindi tranquillamente dire che Christopher Froome ha vinto le ultime due maglie gialle grazie alle prove contro il tempo, così come faceva Indurain - capace di tenere i migliori in salita e di mortificarli nelle prove contro il tempo - e come ha recentemente fatto Tom Dumoulin al Giro d'Italia. Già, l'olandese potrebbe essere il prossimo rivale, nonché erede, del keniano bianco. In Italia ha dimostrato di sapersi difendere sulle salite impervie, pur soffrendo le pendenze più ripide, e di dominare le cronometro dall'alto del suo argento olimpico. Al Tour de France 2018 potremmo quindi assistere alla sfida tra i due maggiori cronoman delle corse a tappe, forse la sfida definitiva per Chris Froome che ha già battuto nel corso della sua carriera il migliore scalatore e uomo da grandi giri degli ultimi 15 anni, Alberto Contador, ed ora potrà battere anche un ciclista simile a lui. Forse meno forte in salita, ma sicuramente più forte nelle prove contro il tempo. Dumoulin ha già lanciato segnali in questo senso annunciando di non voler partecipare alla Vuelta di Spagna, solitamente un ottimo appuntamento per chi arriva dal Giro d'Italia e vuole fare bene ai Mondiali, ma evidentemente la Farfalla di Maastricht desidera concentrarsi già sulla prossima stagione, magari puntando il bersaglio grosso, quello colorato di giallo. 

Gli altri rivali, a partire da Fabio Aru e Romain Bardet, per primeggiare dovranno sperare in un percorso con pochi chilometri a cronometro, oppure in un calo di Froome in salita, cosa che ad oggi appare ancora lontana dall'accadere. Il francese ha dimostrato negli ultimi due anni di poter impensierire il britannico in salita, ma a cronometro paga un dazio sin troppo eccessivo e, come si è già visto in passato, un miglioramento nelle prove contro il tempo potrebbe compromettere la sua forza in salita. Un discorso simile va fatto per Aru, forse più completo parlando di cronometro, ma che cede qualcosa nella durata sulle tre settimane. Parlando di scalatori, bisogna mettere l'accento su Mikel Landa. Il basco lascerà la Sky a fine stagione, destinazione Movistar, ed ha mostrato in questi due anni di essere uno dei più forti quando la strada inizia a salire. Il vero banco di prova doveva essere lo scorso Giro, ma la caduta nella tappa del Blockhaus ha rovinato tutti i piani e la vittoria della maglia Azzurra non può essere un buon palliativo. Resta quindi il dubbio, anche per lui, sulla tenuta delle tre settimane perché, checché se ne dica, Landa non ha ancora corso ventuno giorni da capitano, quindi a tutta sempre, ogni dannato giorno. 

E' invece tutto da esplorare l'apporto al mondo dei grandi giri dei due gemelli britannici, Simon e Adam Yates, di Warren Barguil e di Louis Meintjes. Gli Yates e Meintjes soffrono anch'essi le cronometro e appaiono ancora abbastanza acerbi per poter lottare con i grandi, mentre Barguil ha dimostrato di poter ambire quantomeno al podio.


Share on Facebook