Vuelta 2017, i favoriti: Fabio Aru

Dopo un Tour de France corso da protagonista, il Cavaliere dei Quattro Mori si presenta alla Vuelta con legittime ambizioni di podio.

Vuelta 2017, i favoriti: Fabio Aru
Vuelta 2017, i favoriti: Fabio Aru

A due anni di distanza dal trionfo di Madrid, Fabio Aru torna alla Vuelta a Espana, corsa lo consacrò definitivamente nel 2015, al termine di un entusiasmante duello con l'olandese Tom Dumoulin, ora in forza al Team Sunweb. Appuntamento non programmato, quello tra il Cavaliere dei Quattro Mori e la corsa rossa di quest'anno, un po' come fuori programma è stata tutta la stagione di Aru, originariamente incentrata sul Giro d'Italia, poi sconvolta dall'infortunio al ginocchio sinistro patito in allenamento nel mese di aprile.

Ne è derivato così un 2017 a sorpresa per il corridore sardo, passato dalla delusione per non essersi potuto presentare ai nastri di partenza della corsa rosa, dalla sua terra, alla soddisfazione di essere tornato protagonista al Giro del Delfinato prima, al Tour de France poi. "Ho recuperato dalle fatiche della Grand Boucle - le parole di Aru, dettate negli ultimi giorni a La Gazzetta dello Sport - sono pronto per la Vuelta". Un avviso ai naviganti: al via di Nimes (si comincia sabato 19 agosto con una cronometro a squadre), il Cavaliere dei Quattro Mori ci sarà eccome, con tanta voglia di rivalsa per quell'ultima settimana del Tour disputata in tono minore. La stagione dello scalatore sardo non era iniziata in realtà nel migliore dei modi, sulla falsariga di quanto già avvenuto nel 2016. Rendimento costante, ma senza acuti, per un corridore che aveva alimentato aspettative altissime dopo diverse annate scintillanti, culminate proprio nel successo all'edizione 2015 della Vuelta. Qualche buona prestazione al Tour of Oman, sul finire dei mesi invernali, poi una comparsata alla Tirreno-Adriatico, dove una tracheite lo costringe al ritiro proprio dopo la tappa regina, quella con arrivo in quota sul Monte Terminillo (vittoria di Nairo Quintana e pesante dazio pagato dal sardo). L'infortunio, il forfait al Giro d'Italia e una stagione che stava prendendo una piega negativa. Fino ai segnali di risveglio mostrati al Giro del Delfinato, vinto dal compagno di squadra Jakob Fuglsang dell'Astana, confermati una settimana dopo (fine giugno) ai Campionati italiani su strada, in programma in Piemonte (arrivo a Ivrea), dove il Cavaliere dei Quattro Mori si riscatta definitivamente, conquistando con un'azione solitaria in salita la maglia tricolore, sulla scia di quanto fatto in passato dall'ex compagno e amico Vincenzo Nibali.

Da lì in poi un crescendo rossiniano, manifestatosi nelle prime due settimane del Tour de France, in cui Aru si dimostra tra i migliori scalatori in circolazione (se non il migliore, dato anche il momento del panorama internazionale), vincendo di forza a La Planche des Belles Filles, e conquistando poi la maglia gialla sui Pirenei, nella tappa di Peyragudes. Una condizione in calando, qualche malanno di troppo (bronchite), una squadra in difficoltà nel supportarlo (l'Astana, tra infortuni e limiti tecnici), ne influenzano poi il rendimento fino a Parigi. Giallo restituito dunque al dominatore Chris Froome, podio perso sulle Alpi, in particolare nella tappa dell'Izoard, con il colombiano Rigoberto Uran e il francese Romain Bardet pronti ad approfittare di qualche cedimento di Aru, comunque quinto al termine della passerella di Parigi: "Tornerò al Tour, ho un conto in sospeso con questa corsa: voglio vincerla", il commiato del Cavaliere dei Quattro Mori, il cui futuro si chiama però ora Vuelta a Espana, corsa vinta a sorpresa nel 2015. La maggior parte dei suoi avversari - Froome, Bardet, Contador - sarà come lui reduce dalle fatiche della Grand Boucle. Ecco perchè si tratterà di capire se davvero lo scalatore azzurro avrà recuperato dopo le difficoltà dell'ultima settimana in terra francese. Tornato pimpante e relativamente riposato dopo l'infortunio al ginocchio, Aru ha corso alla grande sull'abbrivio dell'entusiasmo e di una condizione in crescendo, mentre ora ha bisogno di continuità, soprattutto in una corsa che non concede giorni di tregua come la Vuelta. Il terreno per attaccare in salita c'è tutto, la squadra è rinforzata dalla presenza di una seconda punta (il colombiano Miguel Angel Moreno): il punto interrogativo riguarda solo le gambe di Fabio, speranza azzurra in Spagna insieme a Vincenzo Nibali, oltre al rendimento nella cronometro di quaranta chilometri in programma a Logrono, all'alba dell'ultima settimana. Ad Aru il compito di spazzar via dubbi e critiche, magari per ripetere l'exploit di due anni fa, e presentarsi ancora una volta di rosso vestito in Plaza Cibeles.