Rio 2016 - La delusione di Schwazer, la rabbia di Donati

Il marciatore non parla, il tecnico accusa.

Rio 2016 - La delusione di Schwazer, la rabbia di Donati
Rio 2016 - La delusione di Schwazer, la rabbia di Donati

Una sentenza attesa, non per questo meno forte. Il Tas condanna Alex Schwazer, la mannaia della "giustizia" chiude in anticipo la carriera del più forte marciatore italiano. 8 anni, un pugno pesantissimo. Alex incassa, frastornato. Non parla, trascorre solo le ore successive, non rilascia dichiarazioni. Due parole soltanto - "Sono distrutto" - emblematiche. A Rio per correre - e vincere - con allenamenti continui, fino a poche ore dalla decisione conclusiva, in un processo posticipato più e più volte. Ricordare l'immagine di Schwazer sotto la pioggia brasiliana, attento a seguire le indicazioni di Sandro Donati, fa quasi tenerezza, ora. Tenerezza e paura, per una decisione coperta da un velo di silenzio e omertà. 

Punire Schwazer è facile, semplicistico. Si chiude così un capitolo nero, senza infilarsi in anfratti pericolosi, senza osservare da vicino brutture ai più evidenti, addetti ai lavori o meno. Difficile pronunciarsi sull'effettiva veridicità della positività di Alex, certa è invece la stranezza dell'intero incedere dei vertici dell'atletica. 

Non a caso la reazione di Donati - uomo tutto d'un pezzo, da sempre simbolo della lotta al doping - è di differente tenore. Tutto scritto, in netto anticipo. La battaglia continua però e nella voce del tecnico la delusione si fonde con la voglia di rivalsa, di chiarezza. Un test studiato a tavolino, la decisione, volontaria, di prolungare la questione oltre il tempo massimo, la possibilità di alterare l'esito. Nodi irrisolti di un cammino tortuoso che pone sotto una luce oscura il mondo dell'atletica e dello sport in genere. 

"L'ho informato io Alex, è rimasto in silenzio per venti minuti, senza parlare".

"Nell'udienza del Tas, abbiamo scoperto che il famoso controllo antidoping a sorpresa era stato pianificato e comunicato agli ispettori del prelievo 15 giorni prima! Una situazione incredibile, mettendo a rischio la riservatezza del controllo. Perché controllarlo il primo gennaio e non il 28 dicembre? Perché l'obiettivo era quello di effettuare tutto il primo gennaio, con il laboratorio chiuso, e con la possibilità di tenere la provetta un giorno intero prima di portarla a Colonia".  

"In udienza, il direttore del laboratorio tedesco ha detto che la sua struttura sarebbe stata disponibile. Cosa che la Iaaf non ci ha detto per allungare i tempi e restringere il nostro diritto alla difesa".