Nuoto, Europei in vasca corta: a Herning la Pellegrini è d'oro

Splendida Federica, infinita fuoriclasse delle piscine. Si conferma, dopo l'argento mondiale, nella sua gara. A Herning, regola la concorrenza, scende a 1'52"80 e spaventa il plotone delle avversarie in vista del duello continentale in lunga.

Acque danesi, acque d'Europa. I 200 stile libero e un tricolore azzurro. L'Italia del nuoto cerca di issarsi a guida del Vecchio Continente, di ritrovare lo smalto mostrato da Sidney in poi. Da movimento trainante, quello italiano, a comparsa poco nota. L'Europeo in corta ha sempre sorriso al clan di casa Italia. A Herning gli argenti d'esordio, il bronzo di Turrini nei misti. Non ancora l'assolo, in una competizione che, pur viziata da assenze illustri, si è presentata più ostica del solito. Senza capitan Scozzoli, restava solo lei, Federica Pellegrini. Ancora una volta sorge dalla piscina, come dea cammina sulla corsia della sua gara, i 200 sl, che come nessuna interpreta alla perfezione. Il metallo dorato si cinge al collo della più grande nuotatrice italiana di sempre. Il tempo è da spellarsi le mani. 1'52”80, con la solita gestione esemplare. L'inizio controllato, a lasciar sfogare ambizioni altrui, poi la risalita. Ai 150 metri, l'attacco alla russa Popova e l'ultima virata a controllare il ritorno della francese Bonnet. Poi uno sguardo al maxischermo e le braccia protese, in un misto di felicità e orgoglio.

 

Vero, l'Europeo in corta conta il giusto, ma è fonte di risposte e indicazioni. In Europa si deve volgere lo sguardo verso Federica per cercare la retta via. É ancora lei il punto di riferimento di questa gara. Da Barcellona, dall'incredibile emozione del Palau Sant Jordi, con l'argento delle meraviglie a un passo dalla Franklin, fino al ritorno sul trono della vasca da 25. Regina, oltre il nuoto. Campionessa, oltre lo sport. Simbolo planetario. Dopo le polemiche e le difficoltà, la chiusura in un guscio protettivo, scalfito solo dal burbero Lucas. Carattere forte, tendente al conflitto. Un patto di ferro. Tornare la più grande, attraverso un anno, solo parzialmente, sabbatico. Il dorso del sorriso, per ritrovare le certezze a stile libero. Dalla Spagna alla Danimarca. Dal bronzo di ieri nei 400, terra di gioie e dolori, dopo una batteria balbettante, fino all'oro odierno. La risposta al mondo del nuoto. Verso Rio, prima di Rio.

 

Campioni. Da Federica a Filippo Magnini. Quell'ultima vasca dei 200 sl, ironia della sorte, la stessa gara dell'oro della Pellegrini, quasi rinchiuso su se stesso, stremato, aggrappato alla terza posizione con l'orgoglio. L'orgoglio, il carattere. Quel mix che non si può insegnare. Fa parte della natura dell'atleta, del gota natatorio. Il due volte campione del Mondo dei 100 non è più il numero uno, eppure resta lì, a incutere rispetto. E spalla a spalla non perde il vizio di toccare davanti. Bronzo dal valore inestimabile, dopo problemi e scelte. Ex aequo con Kozma, mentre davanti brilla la stella di Izotov.

 

Applausi anche per Pizzamiglio, che in una gara ad alto contenuto tecnico, chiude sul podio, bronzo alle spalle del duo russo. Trionfa Morozov nei 100 misti, davanti a Fesikov. 52”81 per l'azzurro. Non trova l'acuto invece Ilaria Bianchi. La campionessa mondiale fatica a ritrovare continuità e risultati nei 100 delfino. Incoraggiante l'approccio d'attacco, difficile il finale, parso privo di scintilla vincente.

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