Cuore, grinta e umiltà: ecco gli ingredienti che hanno permesso all'Italvolley maschile di volare a Rio 2016

In una delle estati più difficili che la nostra pallavolo ricordi, la nostra nazionale è riuscita a risorgere e affronterà l'Europeo con maggior vigore, consapevole dei propri mezzi.

Cuore, grinta e umiltà: ecco gli ingredienti che hanno permesso all'Italvolley maschile di volare a Rio 2016
Cuore, grinta e umiltà ecco gli ingredienti che hanno permesso all'Italvolley maschile di volare a Rio 2016

Prendiamo a prestito le parole della canzone di Gianni Morandi: "Uno su mille". "Se sei a terra non strisciare mai. Se ti diranno sei finito, non ci credere. Devi contare solo su di te. Uno su mille ce la fa. Com'è dura la salita. In gioco c'è la vita". Oppure possiamo dire: "Lotta, combatti, risorgi". L'Italia del volley maschile, non bastasse il disastroso Mondiale dello scorso anno in Polonia, ha dovuto affrontare una tra le estati più difficili e burrascose della nostra storia. La qualificazione alla Final Six di World League è stata raggiunta con molta fatica e un gioco per nulla esaltante.

A Rio de Janeiro c'è stata la famosa notte, che poi avrebbe portato alla cacciata dei 4: Zaytsev, Sabbi, Travica e Randazzo. L'Italia nella stessa Final Six è stata eliminata nella fase a gironi. Tutto ciò ha provocato ulteriori strascichi polemici, con le dimissioni del commissario tecnico Mauro Berruto. Quest'ultimo e lo stesso Dragan Travica si sono difesi attraverso i loro blog. Molte persone anche se non si erano mai interessate di pallavolo prima di allora, han ritenuto giusto metterci il becco e sputare sentenze. Purtroppo si sa in Italia siamo un popolo di santi, navigatori, poeti e ai giorni nostri pure di allenatori. In questo contesto c'erano: il successore di Mauro Berruto da nominare, una nazionale da ricostruire nel morale e nel gioco, una Coppa del Mondo ed un Europeo da preparare, un pass olimpico da conquistare e non era più cosa scontata.

In molti rimpiangevano i tempi gloriosi di Julio Velasco e della "Generazione dei Fenomeni". Tanti avrebbero gradito come successore di Berruto Lorenzo Bernardi. La scelta del presidente federale Carlo Magri di affidarsi a Gianlorenzo Blengini, vice di Berruto e nuovo coach di Civitanova Marche, aveva fatto storcere il naso a parecchi. Non convincevano il suo curriculum scarno di esperienza e di successi sia con i club che con la nazionale, in Italia ed all'estero. Poi c'era la grana del doppio incarico e del presunto conflitto d'interessi nelle convocazioni. Sono arrivate quest'ultime ed il reintegro di: Zaytsev e Sabbi. Bisognava pure affrontare la questione Juantorena. Tanti erano i nodi al pettine per Blengini.

Quest'ultimo nel ritiro di Cavalese (TN) predicava calma, umiltà, ritenendo la qualificazione olimpica fattibile. Il fatto che in Coppa del Mondo fosse assente il Brasile, in quanto già qualificato alle Olimpiadi come paese ospitante, riduceva la concorrenza ai primi 2 posti della rassegna ma non di molto. A complicare le cose sarebbe poi arrivata la rinuncia causa infortunio, ad una pedina importante come il centrale Emanuele Birarelli. Le favorite per il successo finale in Coppa del Mondo alla vigilia erano: Usa, Polonia campione del mondo, Russia, con Iran e Argentina possibili mine vaganti. La formula del torneo prevedeva un girone all'italiana con 11 partite. Per vincerlo bisognava totalizzare più punti degli avversari. In caso di arrivo a pari punti contavano: il numero di vittorie, quoziente set e punti. La Coppa del Mondo è stata vinta meritatamente dagli Usa, unica formazione a battere l'Italia. Il secondo posto degli azzurri però vale quanto una vittoria e non solo per la conquista del pass olimpico. Provate a preparare una competizione in un contesto come quello post World League.

Corsi e ricorsi storici, citando Gianbattista Vico hanno visto lo sport italiano dato per spacciato e poi risorgere. Pensate ad esempio alle vittorie della nostra nazionale ai Mondiali di calcio del 1982 e del 2006, oppure tornando indietro di qualche settimana a Roberta Vinci che agli Us Open di tennis ha sconfitto la strafavorita per il Grande Slam Serena Williams, o ancora a Flavia Pennetta che ha vinto questo stesso torneo nella finale tutta azzurra con la già citata tarantina.

L'Italvolley maschile è cresciuta di partita in partita, interpretando al meglio il torneo. Blengini ha condotto la nave al porto, trasmettendo calma e tranquillità ai propri giocatori, capaci di non perdere mai la bussola nei momenti difficili. Il giovane Simone Giannelli si comporta come un veterano in campo, è un palleggiatore tuttofare. Distribuisce con velocità e maestria il gioco agli attaccanti, mura, attacca, firma ace. Cosa volere di più? Pasquale Daniele Sottile è stata la sua alternativa di lusso. La convocazione in nazionale prima e le presenze in campo in caso di necessità poi, sono state il giusto premio ad un'onesta carriera in squadre non di prima fascia, arricchita da questo argento. Gli schiacciatori Osmany Juantorena e Filippo Lanza sono stati spesso decisivi nel mettere a terra palloni pesanti. La notte di Rio de Janeiro avrebbe potuto essere un pericoloso boomerang e segnare in negativo una carriera. Così invece non è stato per Ivan Zaytsev. Lo Zar si è ripreso la nazionale ed il ruolo di opposto, con cuore, grinta ed umiltà. Si può cadere ma bisogna sapersi rialzare. Zaytsev in molte partite è stato il miglior realizzatore dell'Italia. Giannelli spesso si è affidato a lui come ancora di salvezza. I centrali Piano, Buti ed Anzani sono stati saracinesche a muro ma anche abili a dar respiro ai martelli. Il libero Massimo Colaci con i suoi salvataggi impossibili ha spesso tenuto in equilibrio la nave in seconda linea, trasformando le azioni da difensive in offensive.

Questo argento potrà permettere all'Italia di preparare i prossimi Europei con maggior vigore e consapevolezza nei propri mezzi. Blengini ha restituito alla squadra un gioco e un'identità. Un grazie al coach piemontese e a questi ragazzi per le emozioni e le soddisfazioni che ci hanno regalato non sarà mai abbastanza. Ora andiamo a vincere l'oro europeo e poi per l'undicesima volta consecutiva saremo alle Olimpiadi, sperando di conquistare il metallo più prezioso.