England 2015, il rugby torna a casa

Due giorni al via della Coppa del Mondo di rugby, che per la prima volta ha sede nel paese che inventò lo sport. E l'intera nazione si stringe attorno ai Bianchi.

England 2015, il rugby torna a casa
England 2015, il rugby torna a casa

Un'intera nazione sulle spalle di 31 giocatori. L'Inghilterra freme e attende con ansia il kick off della Coppa del Mondo 2015 di rugby. L'evento degli eventi per il paese che, grazie alle intuizioni di William Webb Ellis, ha dato origine al Gioco.

Una Coppa da vincere a tutti i costi. Quattro anni fa furono i neri di Nuova Zelanda a provare questa sensazione, adesso il testimone passa ai bianchi d'Inghilterra. Chiamati a bissare l'impresa del 2003, rinverdire i fasti di quel drop di Johnny Wilkinson che affondò l'Australia padrona di casa e fece dell'Inghilterra la prima (e fino adesso l'unica) squadra dell'emisfero nord a mettere in bacheca il Mondiale. Tanta pressione quindi per la truppa agli ordini di Stuart Lancaster, al grido di carry them home, che è diventato anche l'hashtag ufficiale per sostenere i Leoni nell'impresa di conquistare la Coppa del Mondo davanti al loro pubblico. Allo stesso Lancaster, quindi, il compito di tramutare in propellente il supporto del pubblico e non farlo diventare un avversario in più.

Ancora due giorni e poi si parte. Fare bene con le Isole Fiji diventa fondamentale per uscire vivi da un girone che ha al suo interno Galles e Australia. Il match contro i guerrieri del pacifico sulla carta non presenta grosse insidie se non quelle dell'infermeria piena, dato il proverbiale gioco ruvido dei figiani, l'Uruguay è il comodo materasso da seppellire di mete. In mezzo però, ci sono le sfide terribili contro Galles e Australia, quelle che sanciranno l'esito della Coppa del Mondo dell'Inghilterra. Vere e proprie forche Caudine per Lancaster: la linea di separazione fra la beatificazione e il pubblico ludibrio non è mai stata così sottile.

Riuscirà il condottiero Lancaster a guidare la sua truppa fino alla vittoria finale? Ai posteri - e soprattutto, al campo - l'ardua sentenza.