Vavel per la cultura sportiva: il fascino del pattinaggio su ghiaccio

Questa settimana la rubrica “Vavel per la cultura sportiva” vi porta nei palaghiacci, dove è viva la passione per il pattinaggio. Ecco una breve storia delle origini, un accenno alla disciplina olimpica e le emozioni, raccontate da una persona d’eccezione.

Vavel per la cultura sportiva: il fascino del pattinaggio su ghiaccio
foto: ISU Figure Skating Official Instagram

Secondo appuntamento con Vavel per la cultura sportiva, la nuova rubrica che racconta gli sport di nicchia, quelli meno mediatici ma non per questo meno affascinanti. La scorsa settimana lo snooker ha “aperto le danze”, mentre oggi ci spostiamo dai verdi tavoli alle fredde piste di ghiaccio. Vavel dedica oggi il secondo numero al pattinaggio di figura.

LA STORIA - Il pattinaggio sul ghiaccio è oggi una delle discipline di punta degli sport invernali, ma le sue origini non si devono all’agonismo, bensì a necessità: nei Paesi nordici infatti, a causa del clima molto rigido, gli spostamenti erano piuttosto difficili, per cui si è sentito il bisogno di facilitarli soprattutto durante i periodi di freddo estremo. Di storie sull’origine del pattinaggio ne esistono molte, ma una delle più accreditate vuole che sia nato in Svezia più di dodici secoli fa, nonostante si pensi possa avere origini ancora più antiche dopo il ritrovamento di un reperto datato al 50 a.C.

I primi pattini erano costruiti con i materiali che si possedevano nei Paesi scandinavi, dunque con legno o ossa di bue o di renna. Chi li indossava era costretto ad utilizzare anche un bastone per tenersi in equilibrio, data la poca stabilità che questi materiali consentivano.

Con il tempo il pattinaggio ha iniziato a diventare un’attività ricreativa prima di essere una necessità e in Olanda si iniziavano a vedere i primi pattini in ferro. Questo sport si è pian piano diffuso nei paesi del Nord Europa, ma ha raggiunto la vera popolarità solo nel XVIII secolo e, più avanti, è entrato di diritto tra le varie discipline sportive, grazie anche alla nascita di federazioni. Il primo campionato ha avuto luogo a San Pietroburgo nel 1896.

IL PATTINAGGIO COME DISCIPLINA OLIMPICA - Oggi il pattinaggio di figura è uno degli sport più seguiti tra quelli invernali, rimanendo però una disciplina “secondaria” rispetto a quelle più note, soprattutto nei Paesi mediterranei. Come ogni sport, si compone di varie divisioni di livelli, a partire dagli junior fino ad arrivare ai livelli senior.

Il pattinaggio di figura come disciplina olimpica si divide in due specialità, danza e artistico. Quest’ultima è a sua volta suddivisa in tre sotto gruppi: individuale maschile, individuale femminile e  coppia d’artistico. Per tutte le specialità vige la stessa regola di gara. Si porta sul ghiaccio un programma corto (short program) ed un programma lungo (long program). Entrambi devono contenere alcuni elementi tecnici obbligatori, che serviranno poi alla giuria per l’assegnazione dei punti.

Dal 2003 il presidente dell’ISU (International Skating Union) Ottavio Cinquanta ha fatto entrare in vigore un nuovo sistema di punteggio, che ha sostituito il classico, utilizzato per più di cento anni. Invece dell’assegnazione del punteggio complessivo, si suddividono i punti in due: il primo è il punteggio tecnico, che racchiude gli elementi tecnici, tra i quali i salti, i passi, i sollevamenti. Il secondo è quello dei componenti del programma. Il punteggio finale è dato dalla somma dei due punteggi, con la sottrazione di eventuali penalità.

PERCHÉ AMARE IL PATTINAGGIO – “Il pattinaggio è uno sport che ti insegna a risollevarti dopo ogni caduta dissimulando la fatica. Tanti spesso mi chiedono: “Ma siete obbligati anche se cadete a sorridere e continuare?”. Da un lato è vero, ma dall’altro è anche e soprattutto la volontà di portare a termine il programma o la coreografia con rispetto, allegria e gioia. Non credo che una caduta possa disturbare un’intera esibizione”. Queste le parole di Carolina Kostner durante un’intervista rilasciata in esclusiva per Vavel (potete rileggerla qui). La regina del ghiaccio, l’orgoglio italiano che ha portato il pattinaggio anche nelle case e nei cuori di chi ancora non lo conosceva bene, afferma con convinzione che questo sport va molto oltre le gare.

Il pattinaggio è qualcosa di più, è quasi una metafora della vita. Sacrifici, rinunce, sforzi per inseguire un sogno. La realizzazione di questo avviene in pochi, decisivi minuti. Si salta, si va in alto e si atterra. A volte si resta in equilibrio, altre volte si cade. Ma è proprio dai momenti difficili che ci si rialza più forti e determinati di prima. A volte di vince, altre volte si impara: “Questo sport ti aiuta ad accettare le sconfitte, ad accettare che non sempre andrà bene. Noi siamo sempre alla ricerca della perfezione, ma alla fine ho imparato che la perfezione di per sé è fredda. È più bella la spontaneità. Qualche volta un piccolo inciampo, un movimento che al momento ti sembra non essere perfetto o non ti viene bene può essere esattamente ciò che renderà la coreografia umana, artistica e veramente speciale”.

Le gare passano, le emozioni restano. La vita di un pattinatore non è sempre facile, così come quella di altri sportivi. Ma ci sono quelle sensazioni che ripagano da tutti i sacrifici, che si ricorderanno sempre, qualsiasi scelta si faccia, qualsiasi strada si scelga di percorrere. Lasciare che le lame solchino il ghiaccio, sentirne il rumore…si è soli con i propri pattini, incoraggiati da un pubblico o nel palazzetto vuoto durante un allenamento. C’è la fatica, la concentrazione, a volte subentra la stanchezza. Ma c’è anche l’amore per quello che si sta facendo, ci sono quelle emozioni ogni volta rinnovate che il pattinaggio regala a chi lo ama.

Fonte storica: pattinaggiosughiaccio.com