Sci Alpino: Italia Gigante

Ad Aspen ulteriori conferme di un salto di qualità del gruppo azzurro femminile di discipline tecniche. Merito di Magoni, dell'amore Usa e di una ritrovata "Fede".

Sci Alpino: Italia Gigante
Sci Alpino: Italia Gigante

Il cerchio si chiude: due anni e mezzo dopo l'ultima volta e cinque anni dopo la prima, Federica Brignone torna sul podio, ponendo fine a un calvario durato troppo causa infortuni e conseguente resettaggio della sciata. Ad Aspen, là dove tutto cominciò, Federica si rilancia nello stesso modo e con la stessa imponenza di quando si rivelò ai grandi, suggellando un lavoro tecnico di squadra che coglie ulteriori conferme.

Su una pista bellissima, difficile e insidiosa per i numerosi dossi simili a trabocchetti, caratterizzata pure da due cambi di pendenza, l'azzurra dimostra completezza, capace di volare nella prima manche filante e veloce quindi di concretizzare nella seconda più rotonda e girante. Finalmente le italiane rendono a prescindere dalle peculiarità delle porte che andranno affrontare, perché quel primo disegno fatto su misura per lo squadrone austriaco non frena le nostre, anzi vede loro qualificarsi in sette. Livio Magoni osserva i frutti di un lavoro partito da lontano, un lavoro tecnico meticoloso (negli scorsi giorni ha pure fatto visionare Ted Ligety in allenamento tra gli stessi pali su cui si erano esercitate) e psicologico motivazionale. Al di là dei risultati, la sensazione è quella di un cambiamento radicale rispetto al passato soprattutto nell'approccio: atteggiamento votato all'attacco, fiducia, convinzione.

Il livello nello slalom gigante femminile è altissimo, la concorrenza vanta grandi nomi quali Maze (4°), Zettel (2°), Shiffrin (6°), Fenninger (12°) e la faccia fresca Brem, alla sua prima vittoria in carriera. Il bottino americano del gruppo italiano assume dunque maggiore valenza e ribadisce allo stesso tempo le potenzialità e le qualità singole, con veterane rigenerate (Moelgg 10°) e giovani consistenti (Bassino 19° e Agnelli 29°).

Peccato che in Canada i colleghi abbiano sfiorato il podio con un Paris comunque contento e un Hell in continua ripresa. Dominik paradossalmente perde nell'ultima curva che l'anno passato aveva sancito il trionfo, beffato da Fayed e Osborne-Paradise (secondi con identico crono). Non era roba per i nostri, pista facile e per scivolatori, se non appunto per il meranese. Innerhofer paga gli acciacchi alla schiena e l'allenamento discontinuo, ma conta di rifarsi in parte nel SuperG.

In un inizio di fine settimana di soddisfazioni si replica subito e tra sette giorni. I tracciati di oltreoceano sono sempre piaciuti e questo fa sperare in un exploit da affiancare immediatamente al terzo posto di Federica. Che dopo la regina delle acque, sia tempo di un'altra Fede, regina delle nevi?


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