Vail/Beaver Creek 2015, il sogno mondiale di Bode Miller si interrompe

Fatale all'americano la caduta in Super G. Lacerazione al tendine del ginocchio e immediata operazione. Quale futuro per Bode?

Vail/Beaver Creek 2015, il sogno mondiale di Bode Miller si interrompe
Si chiude in anticipo il Mondiale di Bode Miller

Quando Bode Miller si presenta al cancelletto di partenza, col pettorale numero 9, lontano, al traguardo, il rumore si alza, forte. Un brusio continuo, bandiere a stelle strisce che sventolano con forza, moglie e figli che con ansia e gioia attendono il responso della pista. L'amore per Bode Miller trascende i risultati, perché Bode è sciatore che unisce fedi diverse, campione che si concede, amante dello spettacolo e dello show. Il suo ritorno a Vail, sulla neve di casa, in occasione dei mondiali, crea una sorta di frenetica attenzione. Dove può arrivare dopo l'operazione? Tra i punti interrogativi, si insinua la sensazione di un Bode pericoloso, per tutti. La calma con cui apporccia l'evento spaventa i rivali, gli allenamenti, spesso con gli azzurri, stupiscono i presenti. 

Resta solo da aprire il cancelletto e sfidare la pista, dimostrare a 37 anni di essere diverso dai comuni mortali che a quell'età lo sci lo guardano o coperti da un giaccone pesante al traguardo o sul divano di casa, sorseggiando una bevanda calda. Bode Milller parte e con lui scendono i presenti, americani e non. L'avvio è quasi sonnolento, nei primi metri si fa trascinare, come di consueto, poi piega per approcciare la prima porta ed è subito Miller. 

Accompagna la neve, si fionda tra luci e ombre, scorre veloce, il tracciato, difficile, sembra modellarsi ai suoi sci e l'intermedio evidenzia la bontà della prova. Streitberger, fino a quel momento il migliore, scopre un avversario temuto. Bode affronta i curvoni più difficili con soprendente efficacia, disegna linee perfette, armoniche. Per quasi un minuto è Bode Miller, e il tempo sembra fermarsi.

Poi la sorte. Quando il peggio è alle spalle, la disavventura che rischia di chiudere la carriera. Bode approccia la porta con forza, stringe la linea, a un soffio dal palo, come solo lui sa e può fare, ma il braccio si inserisce all'interno della porta e devastante è la conseguenza. Miller si contorce e vola via, sbatte di schiena, di testa, lo sci colpisce il ginocchio e forte è il tonfo.

Il boato si trasforma in assordante silenzio. Mani sul volto e nei capelli, poi Miller alza una mano, è tutto ok, nulla di grave. Si rialza e onora la sua pista, la sua gente. Scende fino al traguardo, con fatica. Corre dalla moglie, accarezza i figli, dietro nel frattempo si medica la parte posteriore della gamba destra. Un taglio evidente, profondo.

Poco dopo l'esito, fatale. Lacerazione al tendine del ginocchio, operazione e Mondiale finito. Cala il sipario sulla rassegna di Bode. Un minuto di Miller, con la speranza che non sia l'ultima immagine di un artista della neve.   


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