EuroBasket, la Lituania sogna con Kalnietis e Valanciunas

Il play e il centro aprono e chiudono un quintetto di lotta e di governo, alimentato da una panchina molto produttiva (eccezionale ieri Kuzminskas contro la Serbia). Domani la finale, per smentire tutti coloro che continuano a considerare la Lituania una sorpresa.

EuroBasket, la Lituania sogna con Kalnietis e Valanciunas
EuroBasket, la Lituania sogna con Kalnietis e Valanciunas

Con un'altra prova maiuscola, la sfavorita Lituania di questi Europei di pallacanestro edizione 2015 fa fuori in semifinale anche la Serbia, dopo aver sconfitto l'Italia nei quarti, e si qualifica - solo parzialmente a sorpresa - per la finale del torneo di domani contro la Spagna di Pau Gasol. Troppo sottovalutata la squadra di coach Kazlauskas, nonostante un eccellente mix di esperienza e gioventù, condito da una capacità di giocare insieme i momenti decisivi di partite chiave che non ha eguali nel basket continentale per nazionali.

Anche la Serbia dei talentuosi Teodosic e Bjelica, nonchè del guru Sasha Djordjevic si è dovuta arrendere alla determinazione e alla precisione dei baltici, che hanno avuto nel solito Mantas Kalnietis la propria croce e delizia e nella promessa Kuzminskas un fattore decisivo sui due lati del campo. Con tutti i suoi difetti, il numero 5 della Lituania rimane uno dei playmaker più attivi e insidiosi dell'Europeo: nonostante le palle perse (otto, compensate però da nove assist), quella di Kalnietis è stata una presenza costante per tutto il corso dell'incontro, tenuto in campo dal suo allenatore per oltre 37 minuti sui 40 disponibili. Elettrico, a volte frenetico, il ventottenne playmaker di Kaunas rappresenta al meglio la faccia di questa Lituania, una squadra che esegue con precisione i giochi preparati nel prepartita, aggiungendovi una dose letale (per gli avversari, si intende) di cattiveria agonistica e orgoglio individuale e collettivo. Un paio di palle alzate per Valanciunas e Kuzminskas hanno portato ad altrettante schiacciate, frustrando il tentativo serbo di completare la rimonta passando in vantaggio (più volte a -1, ma mai in grado di andare avanti nel punteggio).

I dodici punti e i nove assist dicono tuttavia poco della prestazione complessiva di Kalnietis, vero uomo ovunque per la Lituania, lucidissimo nell'attaccare un Teodosic indecente in difesa e limitato da problemi di falli. Ma se Mantas Kalnietis ha indicato la strada, i suoi compagni lo hanno seguito senza esitazioni: Seibutis ha provato ad aggiungere un po' di razionalità nel gioco del suo compagno di reparto, mentre Maciulis ci ha messo la solita quantità di aggressività ed esperienza per contenere un Bjelica troppo timido per una semifinale europea, con Jankunas e Milaknis (tiratore puro con poche altre armi offensive) a fare da equilibratori nello scacchiere dei baltici. Ma in un match del genere è stato - come spesso accade - un outsider a fare la differenza. Mindaugas Kuzminskas potrebbe infatti essersi da ieri definitivamente tolto di dosso l'etichetta di promessa non mantenuta del basket lituano, grazie a un prestazione solidissima sui due lati del campo, con rimbalzi, difesa e attacchi al ferro che hanno fatto impazzire la marea verde di Lille. 

Il resto ce l'ha messo Jonas Valanciunas, tra i più giovani del gruppo, ma già decisivo come il suo status di giocatore Nba impone. Dopo aver ingaggiato un duello rusticano con Raduljica, il centro dei Raptors ha costretto la difesa serba ad adeguarsi sul pick and roll giocato con Kalnietis, finito più volte con un alley-hoop, mentre sono stati molto più limitati gli uno contro uno in post-basso che a lungo si erano visti contro Andrea Bargnani nel match contro l'Italia. Ed è questa una della chiavi del successo della Lituania, capace di trovare una serata balisticamente eccezionale nel tiro da tre punti nei quarti di finale, salvo giocare un basket offensivamente molto diverso contro la Serbia (2 su 14 dall'arco il fatturato di ieri sera), trovando nuovi interpreti a recitare la parte degli outsider di lusso. Non è la finalista che tutti si attendevano, ma neanche Gasol e compagni potranno sottovalutare una nazionale che storicamente risponde sempre presente nei momenti che contano.