Turkish Airlines EuroLeague - Il Fenerbahce di Obradovic a caccia della vendetta

Qualche mese dopo la finale di Berlino, stavolta è Istanbul a ospitare la Final Four della Turkish Airlines Euroleague, con il Fenerbahce di Zelimir Obradovic pronto a vendicarsi della sconfitta rimediata in terra tedesca contro il CSKA.

Turkish Airlines EuroLeague - Il Fenerbahce di Obradovic a caccia della vendetta
Turkish Airlines EuroLeague - Il Fenerbahce di Obradovic a caccia della vendetta

Così come non è facile non pensare a Real Madrid e CSKA Mosca come due delle principali favorite per la conquista dell'Eurolega, alla vigilia delle Final Four di Istanbul al via da domani, è altresì impossibile non considerare anche il Fenerbahce a livello di spagnoli e russi, in pole position per la conquista dell'agognata coppa. La squadra di Zelimir Obradovic, dopo una Regular Season in sordina, sembra aver ripreso quella marcia inarrestabile che ha contraddistinto il finale della scorsa stagione, culminata con la finale di Berlino persa clamorosamente contro la squadra di Itoudis. Vendetta, sportiva, ma pur sempre vendetta, il mantra di Datome e compagni, che inoltre avranno alle proprie spalle la spinta del Sinan Erden Dome, palazzetto di casa, e di uno stato di forma eccellente. 

Insomma, i presupposti per vedere, di nuovo, il Fener protagonista in queste Final Four di Turkish Airlines EuroLeague, ci sono tutti, anche se il cammino, con il quinto posto in Regular Season, sarà leggermente in salita, con la semifinale contro il Real Madrid che sarà a tutti gli effetti una finale anticipata. 

Obradovic, ai tempi del Panathinaikos, in compagnia di Itoudis - Foto EuroLeague
Obradovic, ai tempi del Panathinaikos, in compagnia di Itoudis - Foto EuroLeague

IL ROSTER

Completo, qualitativamente eccelso, fisicamente straripante, anche se non eccessivamente lungo nei suoi effettivi. Zelimir Obradovic ha plasmato a sua immagine e somiglianza la squadra a disposizione, preferendo un assetto tutt'altro che moderno per i suoi, che giocano ancora con il doppio lungo - Udoh si aggiunge spesso a Veselj - senza avere, come la maggior parte delle squadre europee, un quattro capace di aprire il campo attacco. Una scelta peculiare, ma voluta per avere a disposizione, in difesa, due protettori del ferro di assoluto valore, oltre che una smodata fisicità che consente ai turchi di essere, quando vogliono, una delle migliori squadre spalle a canestro. 

5 Baris Hersek
8 Ekpe Udoh
10 Melih Mahmutoglu
12 Pero Antic
13 Bogdan Bogdanovic
15 Anthony Bennett
16 Kostas Sloukas 
18 Egehan Arna
21 James Nunnally 
23 Berk Ugurlu
24 Jan Vesely
33 Nikola Kalinic
35 Bobby Dixon
44 Ahmet Duverioglu
70 Luigi Datome
 
Gigi Datome - Vessillo italiano ad Istanbul - Foto Euroleague
Gigi Datome - Vessillo italiano ad Istanbul - Foto Euroleague
Un roster completo, che può mutare assetto a seconda delle necessità di coach Obradovic. Una delle caratteristiche fondamentali della squadra turca è proprio di essere la capacità di essere eclettica, senza un assetto ben definito, ma capace di ruotare e di giocare con un quintetto piccolo - con Datome o Nunnally da quattro, oppure con Antic - alternandolo indistintamente a quello base - con Udoh e Vesely nel ruolo di quattro e cinque - perfettamente, senza perdere di efficacia ed intensità. I punti di forza della squadra turca, inoltre, sono quelli di avere la capacità di affidarsi ad un consolidato sistema difensivo ed offensivo, oltre al fatto di essere inoltre una delle migliori squadre, se non la migliore, per efficacia e produzione di punti a gioco rotto - aspetto che in una Final Four non va affatto considerato secondario. 
 
Decisiva, per le sorti dei turchi, sarà la capacità, spalle a canestro, di non perdere mai la clamorosa intensità sul perimetro e al contempo quella di avere efficaci aiuti preventivi, anche da parte dei lunghi. L'assetto con il doppio lungo consente infatti ad Obradovic di mantenere intatta la copertura dell'area e del ferro qualora l'altro interno fosse impegnato in difesa sul pick&roll sul perimetro. Questo, tra gli altri, uno dei fattori chiave della vittoria, netta, schiacciante, sul Panathinaikos nei quarti di finale di Eurolega, con Bogdanovic e compagni che hanno fatto un sol boccone dei greci di Pascual. Inoltre, tornando al discorso offensivo, oltre alla capacità del collettivo di eseguire i giochi e di mettere in condizione, a piacimento, lunghi ed esterni, è la capacità di generare vantaggi anche a giochi rotti, da parte di Sloukas, Bogdanovic e soprattutto Dixon a rendere il Fenerbahce una delle migliori, e più complete, squadre del lotto delle finaliste. 
 
Bogdan Bogdanovic, arma totale a disposizione di Obradovic - Foto EuroLeague
Bogdan Bogdanovic, arma totale a disposizione di Obradovic - Foto EuroLeague
 
Un roster completo che vede agire in posizione di playmaker il sapiente Kostas Sloukas, con Bobby Dixon che invece con la sua irruenza, il suo istinto e la sua imprevedibilità rappresenta un'alternativa del tutto complementare all'ellenico, decisamente più razionale. In guardia Bogdan Bogdanovic, spesso uomo ovunque dei turchi e soprattutto principale bocca da fuoco in attacco. Alla guardia serba si alterna Nikola Kalinic, che altresì viene utilizzato da tre tattico in marcatura sul miglior uomo sul perimetro degli avversari. In alternativa, Obradovic ha a disposizione sia Gigi Datome che James Nunnally nello spot di ala piccola, i quali si inseriscono come suddetto anche nelle rotazioni di ala grande, dove Pero Antic è l'unico interprete degno di tal nome nelle vesti di quattro moderno, mentre Udoh e Vesely rappresentano i due centri, capaci tuttavia di giocare spesso assieme nonostante delle caratteristiche piuttosto similari. Ai margini della rotazione sia Melih Mahmutoglu, specialista da oltre l'arco ma decisamente piccolo di statura per calcare ed essere protagonista assoluto sui palcoscenici europei, ed Anthony Bennett, ancora non inserito appieno nelle gerarchie e nei sistemi, soprattutto in difesa, di coach Obradovic. 
 
IL PUNTO DEBOLE
 
La continuità, anche all'interno delle stesse singole partite è il tallone d'Achille della squadra di Obradovic, capace sia di esaltarsi e di piazzare break positivi a chiunque gli si ponga al cospetto, ma anche di afflosciarsi e di sciogliersi come neve al sole in pochi minuti di blackout totale come in occasione della finale dello scorso anno in quel di Berlino, con il CSKA Mosca capace di piazzare un parziale di 28-10 nel secondo periodo, ma anche di subire la rimonta turca nel quarto e decisivo periodo (30-14) prima dell'overtime. Come detto, quindi, limitare al massimo questi momenti di pausa sarà fondamentale per tener testa ad una squadra coesa e compatta per quaranta minuti come il Real Madrid, al quale il Fenerbahce non potrà concedere e regalare nulla se vuole arrivare al quarantesimo ancora in corsa per la finale di domenica. 

 

IL CAMMINO

Il percorso verso Istanbul dei padroni di casa è stato tutt'altro che semplice e privo di insidie. Gli infortuni che hanno costretto prima Bogdanovic, poi Datome e Sloukas ai box sono sì un ricordo al giorno d'oggi, ma hanno condizionato negativamente la stagione dei finalisti della passata edizione. Il quinto posto rende effettivamente pochissimo merito ai turchi, che sono riusciti a fare di necessità virtù durante la stagione con rotazioni limitate e interpreti quasi mai al massimo della condizione fisica. Ne è scaturita una Regular Season a tratti deludente, costellata però di prestazioni - come quella di Mosca - di assoluto valore che hanno ricordato che fino a metà maggio bisognava fare i conti con le vespe di Istanbul. I gialloneri, ritrovato l'assetto titolare nei playoff, hanno dimostrato il loro valore spazzando via senza se e senza alcun ma il Panathinaikos di Xavi Pascual. Un messaggio alla concorrenza che, in vista dell'inizio delle Final Four di domani, Real Madrid e compagnia bella non potranno fare a meno di tenere in considerazione. 

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