NBA: le voci ed i fatti della seconda settimana playoff

Le ultime novità dalla Lega più spettacolare del mondo. Lo status di forma delle squadre, il tabellone dei playoff, le dichiarazioni dei protagonisti. Ecco una nuova puntata della nostra rubrica

NBA: le voci ed i fatti della seconda settimana playoff
Giacche lasciate a centrocampo dai Clippers. Segno di disapprovazione per le parole razziste del loro proprietario

Continua il nostro viaggio nei playoff Nba. Il numero chiave di questa prima fase di postseason è senz' altro il 7. In cinque degli otto duelli, si è dovuto giungere alla " Bella " per arrivare a sancire la squadra ideale o comunque più reattiva in grado di affrontare il successivo step di playoff. Non sono mancati inoltre in questa settimana fatti eclatanti,  le novità sulle panchine con un addio quasi scontato ma arrivato con modalità diverse dai pronostici e gli immancabili rumors in chiave mercato. Analizziamo insieme quanto successo.

DALLAS MAVERICKS

Abbondona i playoff a testa alta la squadra di Rick Carlisle. I campioni del mondo 2011, entrati sulla sirena nel gruppo delle migliori otto ad Ovest, sono stati protagonisti di uno dei più vibranti duelli del primo turno di questa postseason. Sfatati i pronostici della vigilia che volevano la banda capitanata da Nowitzki fuori dai giochi nel giro di poche battute. I texani trovatisi a fronteggiare i navigati cugini di San Antonio hanno dimostrato intraprendenza, organizzazione e tanta grinta. Hanno creato più di qualche grattacapo a Gregg Popovich come dimostra per esempio la tripla di Vince Carter che permise ai Mavs di vincere sullo scadere gara 3 e portarsi in vantaggio sulla serie. Un gruppo tenace che ha approfittato dei momenti no degli Spurs e che è stato in grado di allungare la battaglia fino all’ inappellabile gara 7, con DeJuan Blair squalificato nella quinta partita ed autore nella sfida numero 6 di una prestazione super, capace di mettere a referto 11 punti e 14 rimbalzi che avevano il sapore di rivincita nei confronti della sua ex squadra nella quale ha trovato poco spazio. Dallas è crollata solamente nell’ ultimo atto. Con un altro regime ed un diverso piglio i padroni dell’ AT&T Center hanno archiviato la delicata sfida. Per i Mavs la soddisfazione di essere rientrata nel prestigioso tabellone della fase finale dopo un anno di purgatorio ed aver tenuto testa agli speroni neroargentati. Adesso il club di Mark Cuban deve cominciare a lavorare in vista del prossimo anno. Due su tutti i nomi ancora incerti del loro futuro. Spicca su tutti Blair. Il centro è in scadenza di contratto ma le qualità mostrate in questi playoff sono carte che potrebbero assicurargli la conferma nel roster del prossimo anno. “ Ho fatto bene il mio lavoro, mi dispiace per l’ eliminazione ma io spero di essere qui anche il prossimo anno. “ – ha confidato il cestista. Discorso simile per Shawn Marion. Da entrambe le parti c’è la voglia di continuare a percorrere lo stesso sentiero per ancora qualche tempo. In caso comunque di divorzio, dettato magari da esigenze salariali, sullo sfondo ci sarebbero i Miami Heat, volenterosi di rimpiazzare così il veterano Shane Battier prossimo al ritiro.

INDIANA PACERS

Se ad Ovest regna lo spettacolo con sfide come quelle tra Clippers e Warriors, la parte Est della Lega ha potuto rispondere con l’adrenalico e spregiudicato duello tra Indiana ed Atlanta. Un confronto testacoda con i Pacers arrivati da testa di serie, nonostante un finale di campionato turbolento e condito da prestazioni poco convicenti. La franchigia di Indianapolis ha dovuto sudare le fatidiche sette camicie prima di accedere al secondo turno per il terzo anno consecutivo eguagliando così il triennio 1998-2000. Sette camicie così infatti come le gare necessarie per abbattere una mai doma Atlanta, più che una spina nel fianco per la squadra di Roy Hibbert. Lo stesso centro deve dimenticare al più presto le prestazioni nel complesso espresse fino a qui. Due gare 5 e 6 chiuse con 0 punti a referto, le prove più chiare che testimoniano come la sua post-season sia iniziata sulla scia dei nefasti ritmi dell’ ultimo scorcio di stagione regolare. La coralità di gioco degli Hawks ha messo in grossa difficoltà la squadra di Herbert Simon, costretta eccezion fatta per la gara inaugurale, ad inseguire sempre la serie. Il fattore casa, acquisito grazie al primato della Conference, ha sicuramente aiutato i Pacers nell’ultimo match, quello del dentro o fuori. Paul George capisce che i suoi hanno bisogno della sua letalità offensiva e mette in forno 30 punti che uniti alle altre 3 doppie cifre rispettivamente di Stephenson ( 19) Hill (15) e di un Hibbert ispirato (13) permettono ad Indiana di superare il primo scoglio playoff. Adesso è il momento dei Washington Wizards galvanizzati dal poker rifilato ai Chicago Bulls. Gli uomini di Frank Vogel, che ha ricevuto nuovi attestati di fiducia dalla dirigenza, devono necessariamente tornare a giocare da vera squadra con convinzione, energia ed organizzazione se vogliono davvero sperare di vendicarsi sui Miami Heat, Nets permettendo, che li ha eliminati nella finale di Conference dello scorso anno. Il revival sarà possibile solo con una crescita del gruppo sotto tutti i punti di vista.

LOS ANGELES CLIPPERS

Il ciclone che ha visto coinvolti negli ultimi tempi i Clippers è stato per intensità e potenza mediatica degno di una sceneggiatura “Siliphantiana”. La franchigia della Western Conference è stata al centro degli ultimi fatti per (de)merito del suo proprietario Donald Sterling. Il Clips numero uno è finito nei guai per alcuni commenti di stampo razzista e anti afroamericani. Ad innescare la vicenda, in grado di catturare l’attenzione di tutto il mondo sportivo e non, un contributo audio pubblicato in rete da parte del sito di gossip americano Tmz. Lo sdegno per le parole del boss della squadra di Los Angeles è rintracciabile anche nelle dichiarazioni del Presidente Barack Obama, che durante la sua visita ufficiale in Malesia, ha etichettato come “ razziste ed offensive “ le parole di Sterling. “ Gli ignoranti vanno lasciati parlare, è l’unica cosa da fare “ ha sentenziato il primo presidente di colore degli Stati Uniti d’America. La Federazione ha subito aperto un’ inchiesta mirata a cercare la verità e a rendere più chiara la vicenda. Ed il risultato dell’ indagine non si è fatto attendere. Adam Silver il 29 aprile ha presieduto una conferenza stampa a New York, convocata appositamente per rivelare gli esiti delle verifiche effettuate sul caso da parte della Lega. Pugno duro da parte della Federazione che ha deciso di bannare a vita dall’Nba il facoltoso uomo d’affari, comminandogli una multa di 2,5 milioni di dollari.

Il neo Commissioner ha infatti dichiarato che lo stesso Sterling ha ammesso di aver pronunciato quelle parole. “ La nostra è una comunità multiculturale e multietnica. Le dichiarazioni pronunciate da Sterling vanno contro i nostri valori.” Ha sentenziato Silver, aggiungendo che: “ Farò di tutto affinchè i Clippers abbiano al più presto un nuovo proprietario. Perchè questo accada sarà necessario che il 75 % dei rappresentanti del Board of Governors voti a favore del cambio di proprietà. “ Mentre il diretto interessato rimane in silenzio, l’ Nba ha fatto sapere inoltre che nominerà un amministratore delegato straordinario che avrà il compito di supervisionare i Clippers. “ Questa scelta è la soluzione migliore per poter così assicurare stabilità al team in un momento delicato come questo “. – ha detto il vicepresidente esecutivo delle comunicazioni Nba, Mike Bass. Andrebbe fatto un plauso a Doc Rivers ed i suoi ragazzi, capaci di rimanere quasi del tutto concentrati sulle faccende del campo. Nella serie da urlo con Golden State, Chris Paul e compagni hanno dimostrato grande carattere e fermezza. Giocare sapendo di essere indirettamente al centro di mille polemiche non è stato di certo facile per l’intero gruppo, che però non è rimasto in silenzio di fronte alla torbida vicenda. Nel riscaldamento pre-gara 4, i Clippers hanno lasciato i giacchetti delle loro tute al centro del campo, decidendo poi di indossare a rovescio le t-shirts. Un’ operazione ricca di significati: in qualche modo i giocatori hanno deciso di boicottare il marchio Clippers di proprietà Sterling, presentando inoltre con un abbigliamento del genere un look uguale per tutti, riconducibile al tema dell’uguaglianza tra individui. Oltre ai Golden State Warriors la squadra dello Staples Center è riuscita infatti a piegare i rumors e le voci e le discussioni che per forza di cose sono maturati intorno a lei. L’ex coach dei Celtics Rivers è riuscito a tenere alta la concentrazione del gruppo. Una prova di grande maturità è stata così superata dall‘organizzazione (che vanta il miglior sesto uomo dell’anno: Jamal Crawford 18,6 punti a partita), cresciuta in maniera esponenziale a livello di personalità e di carattere. Qualità già sviluppate dal team nel corso del campionato ed ora maggiormente affinate, fondamentali per cercare di abbattere Oklahoma in questo secondo turno e volare più in alto possibile.

LOS ANGELES LAKERS

Cambio di guida tecnica anche in casa Lakers. A differenza di Utah e New York, non è stata però la dirigenza ad allontanare l’allenatore, nonostante l’orribile stagione, bensì D’Antoni stesso a fare le valigie rassegnando le dimissioni.

 All’ex play di Milano la società aveva addirittura rinnovato la fiducia anche in vista della prossima stagione. A spingere il coach italoamericano verso il divorzio, il risultato dell’ultimo vertice organizzato con i piani alti del club. Quando Kupchak e colleghi hanno fatto capire al tecnico ed al suo procuratore che difficilmente avrebbero sfruttato la clausola per trattenerlo nella città degli angeli anche per la stagione 2015-2016, D’Antoni ha capito di non rientrare più nel progetto a lungo termine della società, scegliendo quindi di effettuare un passo indietro e salutare l’organizzazione. Ha preferito chiudere il rapporto con largo anticipo, perché consapevole di non godere oramai più in pieno della fiducia dei Lakers sia dirigenti che esponenti del parquet (alcune voci parlano di una chiacchierata tra Bryant e società, avvenuta qualche tempo fa, nella quale il Black Mamba esprimeva la sua scarsa voglia di tornare a giocare con D’Antoni). L’ex coach dei Suns era arrivato nel novembre del 2012 per sostituire Mike Brown e fu preferito sul fotofinish a Phil Jackson, entusiasta e ben disposto, a quel tempo, di intraprendere un nuovo mandato in California. Con l’addio di D’Antoni, artefice in negativo del 27 – 55 che ha sancito la 2013-2014 come la peggiore stagione della storia dei Lakers versione Los Angeles, le scelte in chiave mercato della società sarebbe anche in grado di cambiare. Gasol a luglio per la prima volta nello status di unrestricted costless agent, potrebbe magari abbassare le sue pretese economiche (sempre che vi sia una proposta di rinnovo di Kupchak) e convincersi a restare. La difficile convivenza con D’Antoni era sotto gli occhi di tutti e l’arrivo di un nuovo coach potrebbe fargli cambiare idea: “ Andare via? Non lo so, io sono disposto ad intavolare una trattativa con la società, ma ad oggi non posso darvi una risposta certa, tante cose potrebbero cambiare da qui al 1° luglio (giorno in cui diventerebbe un giocatore libero) “ - aveva profeticamente sentenziato il cestista iberico in passato.

La caccia al nuovo allenatore è già cominciata. Ed il nome più gettonato è quello di un italiano: Ettore Messina. Il coach italiano al momento impegnato con il CSKA Mosca è stato accostato anche ai Jazz. In molti nell’ambiente Nba nutrono stima e rispetto nei suoi confronti, tifosi Lakers compresi. Che l’ex Real Madrid abbia lasciato un buon ricordo nel corso della sua esperienza come assistente nell’annata 2011-2012 al fianco di Mike Brown lo dimostrano i sondaggi. In un' analisi lanciata dal Los Angeles Times che proponeva una lista di 12 nomi per il dopo Mr Pringles, Messina è stato il secondo più gradito alle spalle di Byron Scott. Un dato significativo che aggiunto all’ apprezzamento riposto in lui dai vertici e dall‘ uomo copertina della squadra Kobe Bryant, non fanno che aumentare le sue quotazioni per l’arrivo sulla panchina gialloviola. “ Sono molto felice del giudizio dei tifosi nei miei confronti, ma ora non è il caso di parlarne “. Ha fatto sapere il tecnico siciliano. La lista dei candidati per il ruolo di head-coach stilata dalla dirigenza dei sedici volte campione del mondo Nba vede comunque la presenza di diversi soggetti. Sono stati già avviati i contatti con George Karl, Jeff Van Gundy e con l’uomo più sponsorizzato dai supporters Byron Scott. Figure queste d’esperienza nel mondo delle panchine Nba che si alternano con il nome di Kevin Ollie, fresco vincitore dell’NCAA con i suoi Connecticut che però ha subito smentito qualsiasi contatto con i gialloviola. Difficile la pista Steve Kerr, oramai in una fase avanzata delle trattative con i New York Knicks ed ancora più ardua quella che conduce a Tom Thibodeau. Di fatto impossibile che i Chicago Bulls con la quale il tecnico ha ancora un lungo contratto decidano di lasciarlo partire, se non dietro una rispettabilissima compensa.

MEMPHIS GRIZZLIES

Lontani i fasti della gloriosa cavalcata dello scorso anno per i Grizzlies. La squadra di Memphis si è fermata al primo turno impattando contro gli Oklahoma City Thunder del magistrale Kevin Durant, tornato alieno nel momento più delicato, proprio come sanno fare solo i campioni. Anche nella serie che ha visto protagonisti i ragazzi di Dave Joerger, l’agonismo e lo spirito di competizione di entrambe le franchigie ha portato a giocarsi il turno nella crudele gara 7. Oklahoma attaccava e Memphis rispondeva, i padroni del FedEx Forum attuavano il sorpasso ed i Thunder polverizzano il loro vantaggio acquisito gara dopo gara. I Grizzlies hanno sin dalle prime battute dello scontro mostrato grande solidità e forza, nonostante l’ago della bilancia del talento virasse maggiormente verso il piatto degli avversari, hanno potuto contare nei momenti caldi sulla grinta e freddezza del gigante Marc Gasol, sempre presente nel tabellino dei match, terminati con una media di 17,3 punti e di 4,4 assist (suo massimo in carriera nei playoff). Il grande rimpianto dei Grizzlies sta nell’aver giocato la partita più importante della stagione senza il loro giocatore più in forma: Zach Randolph. Il capitano ex Portland ha pagato caro il pugno rifilato nel corso di gara 6 al giovanissimo Steven Adams. Inevitabile e sacrosanta così la squalifica per la sfida cruciale della serie. “ Voglio chiedere scusa ai miei tifosi e all’organizzazione per quanto accaduto – ha dichiarato l’ala fresca di eliminazione postseason – E’ un giusto che davvero non mi sono reso conto di aver compiuto quel gesto. Quando ho saputo della mia esclusione dal roster per gara 7 sono rimasto perplesso, non me l’aspettavo. “ Z-BO non è stato l’unico a restare sorpreso. Gli addetti ai lavori, critici e tifosi più che per la squalifica sono rimasti stupiti dal gesto sconsiderato. L’esperienza e la maturità raccolta fin qui dal cestista sono state completamente riposte in un angolo in quel frangente, lasciando spazio al nervosismo e all’ ingenuità che hanno preso forma con un contatto evitabilissimo e da censurare.  

PORTLAND TRAIL BLAZERS

Charlie Hales da sabato non può più dormire sonni tranquilli. Per quei pochi ( noi scommettiamo si contino sulle dita di una mano) che non lo sapessero stiamo parlando del sindaco della città di Portland che a partire dall’ultimo weekend ha un nuovo e temibile avversario “politico” : Damian Lillard.

 La guardia di Oakland sta vivendo un periodo sportivo d’oro. Dall’esordio assoluto nei playoff avvenuto in questa stagione, alla tripla da brividi con la quale ha permesso a Portland di chiudere a gara 6 la prima serie, contro una Houston che stava mostrando segni di ripresa dopo una fase iniziale di apatia. Sono bastati pochi attimi per frantumare le speranze dei Razzi di giocarsi “ la bella “ in Texas. Sul 98-96 per i Rockets siglato a 0.9’’  da Parsons, Lillard risponde in modo sontuoso. Batum va in rimessa, il californiano circumnaviga la campana quasi come se volesse studiarla scappando così alla marcatura di Parsons, da poco divenuto uomo partita della serata e prossimo al privarsi dell’etichetta, raccoglie il suggerimento del compagno e lascia partire un fendente pulito, preciso, raffinato ma soprattutto vincente. Il Moda Center esplode di gioia, i tifosi liberano in aria le loro urla figlie di ansia, gioia, nervosismo e terrore per una gara 7 all’orizzonte scacciata però grazie ad un tiro dagli oltre 7,25 m dal miglior Rookie della scorsa annata.  “ E’ stata una grossa opportunità per me. Williams e Matthews hanno fatto un ottimo lavoro sui blocchi. Sono riuscito a liberarmi del mio uomo, a mettermi bene con i piedi ed ho eseguito un buon rilascio. Ho capito subito che sarebbe entrata. “ – ha confidato ai cronisti a fine gara il cestista. “ E’ un momento unico, la città aspettava questo tiro da ben 14 anni. “ ha aggiunto Batum. Dall’ inizio del millennio infatti che i Blazers non superavano il primo turno. Quell’anno la loro marcia si interruppe nella finale di Conference contro i futuri campioni dei Lakers. Ora nel futuro imminente di Portland c’è San Antonio. Squadra che non ha bisogno di presentazioni, uscita vincitrice dal complicato testa a testa con Dallas ed in grado di ritrovare la forza nei momenti meno impensabili. Gli uomini di Terry Stotts sognano il colpaccio, sulla carta la serie ha già una favorità, ossia gli Spurs. La qualità mostrata però dalla franchigia dell’ Oregon insieme all’intesa sul parquet del suo quintetto ( Aldridge, Batum, Lillard, Lopez, Matthews) saranno di certo caratteristiche sul quale poter puntare per mettere in difficolta i texani. E poi c’è proprio il ragazzo del momento Lillard, in grande spolvero, certamente carico per quanto fatto vedere negli ultimi tempi e che sogna un avvenire di platino più che d’oro.

TORONTO RAPTORS

L’altra serie tutto spettacolo di Est va in scena tra i Toronto Raptors e i Brooklyn Nets. Ad avere la meglio sono i newyorkesi in grado di gestire con maggiore esperienza e polso le ultime due partite chiave. Per la quarta volta consecutiva il primo turno dei playoff rimane fatale per la franchigia canadese, tornata a solcare il palcoscenico che conta dopo cinque anni di assenza. La squadra vincitrice della Atlantic Division si è arresa solo all’ultimo momento, più precisamente negli ultimi sei secondi della gara numero7 con Kyle Lowry che approfitta di una palla persa da Brooklyn per andare in penetrazione e con dall’altra parte Pierce che leggendo a menadito l’azione spegne i sogni di gloria dei Raptors con una stoppata magica quanto importante. La squadra guidata da Dwyane Casey non ha mai perso la sua vena offensiva nel corso di tutta la lunga sequenza di partite con DeRozan e Lowry autori di medie oltre i 20 punti a partita (23,9 il primo, 21,1 il secondo). A lungo andare però Brooklyn ha saputo leggere al meglio le sfide mostrando superiore freddezza nei momenti di stress, potendo naturalmente fare affidamento sui suoi veterani come Deron Williams trascinatore in gara 6 e Paul Pierce, vero salvatore della patria di Jason Kidd nei titoli di coda dell’elettrizzante confronto.

Toronto lascia la post season con la consapevolezza di aver dato tutto ed aver regalato un sorriso ai propri tifosi, da anni lontani da prestigiose realtà come queste. Una relativa soddisfazione per quanto fatto quest’anno è riscontrabile anche nelle cifre e nelle parole di Greivis Vasquez. La guardia del Maryland ha sottolineato di aver ritrovato il sorriso nell’esperienza canadese e feeling con il parquet aggiungiamo noi, con quell’ incoraggiante media di 9,5 punti nel campionato ed i 10,1 registrati nella sua seconda avventura playoff in carriera (a Memphis nel 2010-2011 chiuse la sua prima post season con appena un 4,3 in 13 partite complice anche un minutaggio assai più basso, poco più di 10 minuti. 27,1 a Toronto). “ Mi piacerebbe restare ancora qui “ ha confessato la guardia. Nel frattempo gli occhi del Gm Masai Ujiri sono concentrati su Vince Carter, collega di ruolo di Vasquez e che esordì in Nba proprio con la maglia Raptors nel 1998, restando all’ombra dell ‘Air Canada Center fino al 2004.

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