NBA Preview, ep.26: Indiana Pacers

La storia del basket nell'Indiana, da Oscar Robertson ai Pacers, passando per le gesta di Bird, Thomas e i campioni della ABA.

NBA Preview, ep.26: Indiana Pacers
NBA Preview, ep.26: Indiana Pacers

Negli Stati Uniti il basket è giocato a più livelli, tra cui spiccano quello High School, il collegiale e il professionistico, che nella storia ha visto due leghe dominare, la ABA e la NBA. In tutti questi livelli uno Stato in particolare si è sempre contraddistinto per aver avuto atleti e squadre di prima fascia, l'Indiana.

Nella storia dei licei dell' Hoosier State una pagina importante è stata scritta da Oscar Robertson, che alla guida della Crispus Attucks HS vinse due titoli statali, stabilendo il record dell'Indiana di vittorie consecutive realizzate da una squadra liceale, riuscendo a centrarne 45 di fila. I successi di Robertson e compagni ebbero particolare risonanza a livello nazionale perchè  per la prima volta nella storia dello stato una scuola definita "all-black high school", cioè una scuola frequentata da soli ragazzi di colore, riuscì a vincere il campionato di Basket. Nel 1956, anno del secondo titolo, Robertson fu anche nominato "Indiana Mr.Basketball", al termine di una stagione che lo vide mantenere una media di 24 punti a partita.

Dello stesso titolo non potè fregiarsi Larry Bird, nonostante un'annata da senior alla Springs Valley HS in cui fece registrare numeri pazzeschi (31 punti, 21 rimbalzi e 4 assist a partita!!). Il nativo di West Baden trovò comunque il modo di entrare a far parte della leggenda della pallacanestro del suo stato, portando, nel 1979,  il piccolo ateneo Indiana State per la prima e unica volta nella sua storia alla finale NCAA, persa contro la Michigan State di Earvin "Magic" Johnson, unica sconfitta di quell'anno della squadra. Al termine del torneo Bird ricevette molti premi e fu nominato miglior giocatore della stagione, vincendo anche l'Oscar Robertson Trophy, trofeo consegnato dall'USBWA ( United States Basketball Writers Association) al miglior giocatore collegiale della stagione e intitolato proprio al leggendario Robertson.

Due anni dopo gli Indiana Hoosiers, allenati dal fenomenale Bob Knight, vinsero il quarto dei loro cinque titoli NCAA, guidati da Isaiah Thomas nella finale contro la North Carolina di Dean Smith e James Worthy. Thomas, che come Bird e Robertson è membro della Hall of Fame della NBA, fece un torneo esaltante, che gli valse il titolo di miglior giocatore dell'anno, entrando così di diritto nella cerchia di cestisti che fanno parte della leggenda del basket dell'Indiana.

L'allenatore storico dei Pacers tre volte campioni ABA fu Bobby Leonard, ex giocatore degli Indiana Hoosiers, che nel 1953 era stato decisivo per il successo in finale NCAA dei suoi mettendo a segno il tiro libero della vittoria. La squadra era fortissima, potendo contare su atleti del calibro di Roger Brown (MVP Playoff 1970), Freddie Lewis (MVP Playoff 1972), George McGinnis (U.S.A. Mr.Basketball 1969 e MVP Playoff 1973) e Mel Daniels (ABA Rookie of the year 1968), e sconfisse nelle finali in modo rispettivo Utah Stars (4-2), New Jersey Nets (4-2) e Kentucky Colonels (4-3).  

Nel 1976 la squadra andò a giocare nella NBA, non riuscendo mai a imporsi come nel recente passato: dopo anni e anni tutt'altro che esaltanti, nel 1987 Indiana ottenne l'undicesima scelta al Draft, che usò per ingaggiare il giocatore che cambiò la storia NBA della franchigia, Reggie Miller.

Con l'ex UCLA a guidare il team i Pacers si qualificarono 15 volte ai Playoff, raggiungendo in sei occasioni le finali di Conference, vinte solo nel 2000. Nelle varie apparizioni nella post-season Indiana dimostrò sempre di essere una squadra difficile da battere e si rese protagonista di battaglie all'ultimo sangue che sono entrate nella storia del gioco. Tra le partite più belle va menzionata Gara-5 delle finali di Conference 1994, quando i Pacers si trovarono a fronteggiare i Knicks di Pat Ewing con la serie in momentanea parità (2-2): sotto di 12 all'inizio del quarto periodo Indiana sembrava spacciata, ma New York non aveva ancora fatto i conti con "Killer" Miller, che segnò 25 punti in 12 minuti, realizzando 5 triple e facendo la celebre "Choke" a Spike Lee, tifossissimo della squadra della Grande Mela con cui stava battibeccando da tutta la partita. Nonostante ciò i Pacers persero le ultime due partite della serie, venendo eliminati per l'ennesima volta in finale di Conference.

L'anno successivo, sempre ai playoff e ancora una volta contro i Knicks, Indiana fece un'altra impresa, come al solito targata Reggie Miller: con i Pacers sotto di 6 punti a 18 secondi dalla fine New York si sentiva già la vittoria di Gara-1 del secondo turno di playoff in tasca; time-out di Larry Brown e palla della rimessa affidata al "reverendo" Mark Jackson, che pescò un taglio di Miller, il quale con una tripla dimezzò lo svantaggio. I Knicks sbagliarono in modo incredibile la rimessa da fondo campo, consegnando la palla nelle mani del "killer", che, invece di tirare da dentro l'area, indietreggiò, segnando la tripla del pareggio. I Pacers fecero subito fallo su Starks, uno dei migliori tiratori di liberi di New York, che, però, sbagliò entrambi i tentativi; sul rimbalzo del secondo libero fallito si avventò Ewing, il quale a sua volta non riuscì a segnare in tap-in, con la palla che finì nelle mani proprio di Miller, che subendo fallo potè andare in lunetta, dove era quasi infallibile. Nonostante i fischi assordanti del Garden ad accompagnare l'esecuzione dei due tiri liberi, Miller si dimostrò ancora una volta un cecchino, regalando il successo ai suoi. Dopo aver eliminato i Knicks in sette partite, i Pacers si arresero anche quell'anno in finale di Conference, stavolta ai Magic di O'Neal.

Nei playoff del 2000 Miller e i Knicks ebbero un nuovo incontro, anch'esso spettacolare e pieno di emozioni; la serie venne vinta dai Pacers (allenati da Larry Bird) in sei gare, con l'ultima a New York decisa ancora dal numero 31 di Indiana, che infranse le speranze di titolo dei Knicks con un'altra prestazione super, avvalorata da 34 punti (di cui 17 nell'ultimo quarto). Nelle Finals i Pacers tentarono di battere in tutti i modi i Lakers di O'Neal e Bryant, che, nonostante i 24,3 punti di media mantenuti da Miller nella serie, si dimostrarono troppo forti per Indiana.


Dopo il ritiro di Miller i Pacers affrontarono un periodo di ricostruzione, che li riportò a tornare competitivi per il titolo a partire dalla stagione 2011-2012. Indiana, con gli arrivi di Paul George, Lance Stephenson e George Hill, da quel campionato si è ritagliata sempre un posto di primo ordine nelle gerarchie della Eastern Conference, raggiungendo l'apice con il primo posto conquistato a Est nella regular season dell'anno scorso. Nonostante ciò le corse ai playoff sono sempre terminate per opera dei Miami Heat dei "Big Three" LeBron James, Dwyane Wade e Chris Bosh, che li hanno eliminati per due anni consecutivi nella finale di Eastern Conference.

Con la partenza di quest'estate di Lance Stephenson e l'infortunio di Paul George, patito durante una partita di allenamento di Team USA in preparazione del mondiale spagnolo, i Pacers hanno visto ridimensionare le proprie aspettative per la stagione che è alle porte. L'obiettivo di quest'anno per la squadra di coach Frank Vogel, che si è rinforzata con gli arrivi di Rodney Stuckey da Detroit, Damjan Rudez dal Zaragoza e C.J.Miles dai Cavaliers, è quello di partecipare ai playoff, anche se con ambizioni diverse da quelle delle recenti stagioni. Ci si aspetta un salto di qualità da parte di Roy Hibbert, che dopo la convocazione all'ultimo All-Star Game ha avuto una preoccupante involuzione nel suo gioco, motivo per cui è stato indicato come capro espiatorio della sconfitta nella finale a Est contro i Miami Heat, e che durante l'estate ha lavorato sui suoi movimenti con Kareem Abdul-Jabbar, ex lungo di Bucks e Lakers, nonchè miglior marcatore della storia della NBA.


Peserà molto nel corso della stagione la mancanza della stella della squadra, Paul George. Il prodotto di Fresno State University, alle prese con un serio infortunio alla gamba destra (rottura di tibia e perone), non sarà disponibile per nove mesi e per questi Pacers rappresenta un vuoto incolmabile; nelle ultime due stagioni George era stato sempre convocato all'All-Star Game, ricevendo dalla NBA anche il premio di Most Improved Player nel 2013. Subito dopo l'infortunio "PG" ha tranquillizzato i tifosi, dichiarando:" Da questo infortunio tornerò di sicuro. E' solo un piccolo ostacolo, una cosa che mi renderà più forte. C'è la chance che io non giochi quest'anno, lo so, ma se il recupero procederà bene e avrò la chance di tornare in campo quest'anno lo farò di sicuro. Intanto posso guardare il gioco con più calma, studiarlo per capirlo meglio. E fare da mentore ai nostri giovani".  

Senza George il quintetto base dei Pacers di questa stagione dovrebbe essere formato da George Hill, Rodney Stuckey, Chris Copeland, David West e Roy Hibbert; starà a coach Vogel riuscire a dare la stessa impronta difensiva dell'ultima stagione ai suoi e cercare di trovare un nuovo scorer nel suo team, che, senza Stephenson e George, ha perso gran parte del suo talento offensivo.