Esclusiva Vavel: Ettore Messina ci racconta i suoi San Antonio Spurs

Il regalo di Natale di Vavel Italia per tutti gli appassionati di basket è l’intervista all’assistant coach dei San Antonio Spurs, che ci racconta questi primi mesi in Texas: dall’arrivo nel mondo Spurs, passando per Ginobili e Marco Belinelli. La parola ad Ettore Messina!

Esclusiva Vavel: Ettore Messina ci racconta i suoi San Antonio Spurs
Esclusiva Vavel: Ettore Messina, l'umiltà dei grandi

Ha vinto in Italia. Ha vinto in Europa. E’ partito da Bologna e Treviso per poi passare nelle capitali del basket europeo come Mosca e Madrid per continuare a vincere anche oltre i confini del Bel Paese. Il suo lavoro e la sua professionalità sono state ammirate ed apprezzate anche oltreoceano, dove ha lavorato prima con i Los Angeles Lakers ed ora con i San Antonio Spurs. Con i texani campioni del Mondo in carica sta dimostrando di poter far parte del Mondo Nba grazie alla sua competenza cestistica. Ecco a voi, in esclusiva per Vavel Italia: Ettore Messina.  

Coach, lei è' stato il primo allenatore europeo a sedere su una panchina Nba da capo allenatore. Cos'ha provato nel prendere il posto, per due gare, di Gregg Popovich? "Beh, iniziamo col dire che Gregg Popovich è il più grande di tutti, e non è sostituibile. Il tentativo e l'intento principale era quello di creare il minor disagio possibile alla squadra, cercando di aiutarla a rimanere sugli stessi binari sui quali si lavora quotidianamente. Devo dire che in questo sono stato agevolato molto dalla personalità e dalla professionalità di un gruppo di giocatori che da questo punto di vista è molto speciale. Mi hanno aiutato giocatori come Parker, Ginobili e Duncan ed al contempo lo stesso Pop. E’ una persona che delega molto nel lavoro quotidiano, aiutandoti a prendere contatto con la squadra, ed abituando il gruppo ad ascoltare coach diversi. L'importante è che la squadra non abbia risentito troppo della mancanza del suo capo allenatore. Per fortuna le cose sono andate abbastanza bene, abbiamo giocato bene, abbiamo vinto due partite, ed è una cosa che ha fatto piacere a tutti. Avendo vissuto la stessa cosa anche dall'altra parte, quando ero io il capo allenatore, al Cska o magari alla Virtus, non era esattamente la stessa cosa: è un discorso di abitudini e soprattutto della mano con la quale ha impostato e formato la squadra".

Ha parlato di “un discorso di abitudini e soprattutto della mano con la quale ha impostato e formato la squadra" che va consolidato nel tempo: Popovich è riuscito a creare questo micro Mondo, questa organizzazione in poco meno di vent'anni, il che è qualcosa di raro (fatta eccezione per pochi casi). Come si sente a far parte di questo sistema, di questo progetto? "E' ovvio che ti senti onorato ed estremamente stimolato a far parte di loro. Senti sempre di dare il massimo per la squadra, il tutto senza che nessuno ti metta pressione, anzi. Sei tu stesso a mettertela per dimostrare che puoi farne parte, che tu sia un allenatore, un giocatore o un fisioterapista. Vuoi soltanto dare il meglio di quelle che sono le tue possibilità per dimostrare a queste persone che non si sono sbagliate nel momento in cui ti hanno chiesto di lavorare con loro. L'ambiente, lo spogliatoio e la società fanno in modo da non mettere alcuna pressione e rendere lo stesso ambiente così familiare in modo da invogliarti sempre a dare il massimo. Non c'è mai l'ossessione del risultato, è viceversa un modo per stimolarti sempre verso il meglio. Se poi il meglio possibile non è sufficiente a raggiungere il traguardo e l'avversario si dimostra più bravo, gli si stringe la mano e si cerca di migliorarsi per la volta dopo".

Ha parlato di avversari che potrebbero dimostrarsi più bravi di voi. Ecco, in una Western Conference sempre più competitiva, avendo affrontato quasi tutte le squadre più pericolose sulla carta, quali tra queste vi hanno fatto maggiore impressione? “Guardare oggi ai playoff è sicuramente prematuro. Noi per ora guardiamo in casa nostra. Abbiamo affrontato queste partite in non perfette condizioni fisiche, con Parker che ha saltato qualche partita, così come Leonard. Fermo restando l’enorme rispetto nei confronti di questi avversari (Golden State Warriors, Portland Trail Blazers, Memphis Grizzlies e Los Angeles Clippers) che sono molto forti sia di squadra che individualmente, noi speriamo innanzitutto di qualificarci per i playoff e successivamente di arrivarci nelle migliori condizioni fisiche possibili. Una volta a quel punto si vedrà”. 

Lei ha lavorato anche con i Lakers e con Bryant, come valuta la sua esperienza e si aspettava un suo ritorno dall'infortunio a questi livelli? Beh, sono due situazioni molto differenti tra loro. Qui abbiamo una struttura che va avanti insieme da quasi vent'anni. Invece ai Lakers c'era un allenatore appena arrivato, uno staff del tutto nuovo, che andava a sostituire un allenatore come Phil Jackson e non era certo il compito più facile possibile. Bryant è incredibile, il suo rientro a questi livelli è stupefacente”.

Negli Spurs hanno avuto successo giocatori e persone come Ginobili e Belinelli che Lei ha allenato a Bologna ad inizio carriera: come li ha ritrovati?  L'hanno aiutata ad ambientarsi in Texas e nel nuovo staff?. "Certo, certo, mi hanno aiutato tanto. Manu è una persona di enorme spessore, non solo un campione in campo ma una grande persona. Realizzata oramai come giocatore, per i grandi risultati nello sport, ma anche e soprattutto nella vita, con una famiglia molto bella e tre figli. Ovvio che sia cambiato, quando l’ho allenato a Bologna era un ragazzo di circa dodici anni più giovane. Adesso è una persona che ha fatto tantissime esperienze e che è in un momento importantissimo della sua vita a livello familiare e sportivo. In più continua a giocare con l’entusiasmo e la voglia di quando era un ragazzino, il che aiuta sempre”.

Belinelli invece? Prima del suo arrivo agli Spurs veniva da esperienze non così soddisfacenti a Golden State e Toronto, mentre già a Chicago si era trovato meglio. Entrare in un “sistema” di gioco come quello di San Antonio, lo ha aiutato e contribuito a farlo esplodere definitivamente? “Beh, sicuramente. Marco è un giocatore intelligentissimo ed entrando a far parte di un sistema di gioco come quello di San Antonio, con dei punti di riferimento ben precisi in campo e fuori, con richieste ben precise, può averlo favorito. Ogni giorno lavora per soddisfare le nostre richieste. E’ un ragazzo che si impegna molto e che ci tiene davvero tanto. Ha lavorato con enorme umiltà e l’anno scorso è stato premiato per i suoi sacrifici più che meritatamente”.

Secondo lei potrà essere un uomo cardine della prossima spedizione della Nazionale Italiana agli Europei di settembre? Può essere lui il trascinatore della squadra e del gruppo, portandosi dietro magari l’entusiasmo e l’esperienza vincente con gli Spurs? “In Nazionale così come in altri ambienti si vengono a formare dei gruppi, di giocatori, di persone e uomini. E’ lo stesso gruppo di persone ad indicare e trovare un leader emotivo e carismatico. Belinelli sicuramente potrà essere un giocatore importante per la Nazionale, ma è una cosa risaputa”.

Parlando di Nazionale ed Europeo, come vede il cammino degli Azzurri nella prossima competizione Europea (l’Italia è stata inserita nel girone C con Germania, Spagna, Serbia, Turchia ed Islanda n.d.r.)? “Credo che prima di sapere come sono formate le squadre e quali sono i giocatori che prenderanno parte alla manifestazione è un po’ difficile fare qualche pronostico, bisognerà considerare infortuni ed in che stato di forma arriveranno le squadre ed i singoli. Allo stesso tempo però credo che non sia una sfortuna essere capitati in un girone così duro e sulla carta difficile. Giocando contro squadre di primo livello, ti abitui a tener alta la concentrazione ed entrare fin dai primi giorni nella competizione. Credo che qualora si riesca a superare il primo turno, la strada poi potrebbe diventare un po’ più abbordabile”.  

In chiusura, ringraziandola per la disponibilità e la possibilità dataci, le chiedo un consiglio ed un augurio ai ragazzi e a tutti coloro che leggeranno le sue parole, che la vedono come un’icona del basket italiano nel Mondo ed un obiettivo da raggiungere. “Il più grande augurio che posso fare ai ragazzi è quello di trovare tante persone che abbiano fiducia in loro. Ho avuto la fortuna durante la mia carriera di trovare persone che hanno avuto fiducia in me e nel mio lavoro. A partire da tutti i presidenti a Bologna, Treviso, Mosca, al Presidente della Federazione che a soli 33 anni mi affidò la Nazionale, qualcuno che abbia tanta fiducia in loro, è davvero fondamentale. Mi sembra banale dir loro di prepararsi tecnicamente e fare il meglio possibile, ma gli auguro davvero di trovare qualcuno che gli dia fiducia e che continui a dimostrartela anche se le cose vanno male”. 


Share on Facebook