NBA: cosa succede in città

L'appuntamento settimanale sui fatti della palla a spicchi statunitense. Lo status delle squadre, i rumors del mercato, i movimenti effettivi, le dichiarazioni dei protagonisti, la situazione degli infortunati. Ecco la quarta puntata della nostra rubrica

NBA: cosa succede in città
Rajon Rondo lascia i Celtics dopo otto anni e mezzo. Si chiude un'era a Boston

Il clima sereno e gioioso del Natale, la possibilità di trascorrere del tempo in pieno relax, lasciandosi andare ai peccati di gola. Quello natalizio è un momento prezioso, ancora più divertente e sensazionale se vissuto a stretto contatto con l’ Nba. La Lega che non abbassa mai la saracinesca, non ha deluso nemmeno questa volta. Il Christmas Day ha concesso confronti dai mille contrasti, meritevoli di essere seguiti. A rendere l’appuntamento più gradevole, la scelta della Federazione di riporre nell’armadio le futuristiche ed imbarazzanti maglie a maniche corte dell’ evento 2013. Una caduta di stile ed uno schiaffo alla tradizione che stonava e aveva fatto discutere. Naturalmente nella settimana a ridosso delle Feste, i telefoni non sono stati utilizzati dalla franchigie solo per i convenevoli auguri. A movimentare le giornare ci hanno pensato: interviste, negoziazioni e trasferimenti non proprio da ultima pagina. Persino nella serata di vigilia; proprio nel segno di un intero universo che non stacca mai la spina.

 

BOSTON CELTICS

Procedere a vista, sperando di intraprendere definitivamente quella strada che indica la crescita. Tutto si muove intorno al quartier generale dei Celtics, impegnato adesso più che mai a costruire la futura Boston. I trascorsi sono acqua passata, così come Rajon Rondo, ultimo testimone dei celtici campioni del mondo 2008, ceduto ai Dallas Mavericks. In Texas, non solo lo storico numero 9 ma anche Dwight Powell per Brandan Wright, Jae Crowder, Jameer Nelson e due scelte future (la prima del 2015 e la seconda del 2016). Una trade intavolata in gran silenzio, dai due team, mentre gli addetti ai lavori erano ancora intenti a raccontare di come il cestista di Lousville, fosse destinato a cambiare aria. Il divorzio tra Rondo ed i C’s, infatti era oramai nell’aria. Il cestista sarebbe divenuto un costless agent nell’estate del 2015, e secondo voci ben informate, trattenerlo attraverso un contratto al massimo salariale era l’ultima volontà di Ainge. A confermarlo l’atteggiamento dei Boston nell’ultima offseason, quando il loro GM ha tentato di allestire una maxitrade che comprendesse l’uscita di Mr. Triple Double. Forse qualche contatto con i Lakers ma nulla di più: Rondo ad inizio anno riparte da Boston, in ritardo a causa di una mano fratturata da una caduta nella doccia, con l’etichetta di osservato speciale. Fino alla citofonata di Rick Carlisle, desideroso di arruolare nel suo quintetto un giocatore dal profilo simile al quattro volte All-Star. Danny Ainge si incontra con Brad Stevens e alla fine danno il semaforo verde all’operazione che chiude uno dei romanzi sportivi più belli che siano mai stati raccontati in Massachusetts. La reazione dei supporters del TD Garden è stata tutt’altro che di rassegnazione. In molti preoccupati, si sono chiesti se la franchigia più vincente della Lega, orfana del suo cestista migliore, fosse oramai intenzionata a seguire le orme poco ammirevoli di Philadelphia e del suo tanking sfrenato. La risposta è arrivata proprio dalla società: “ Prima di tutto vorrei chiarire una cosa. Questa squadra lavora giorno per giorno, per crescere e fare meglio della partita precedente. Giocherà sempre per vincere – ha sbottato coach Stevens prima della debacle impartita a Minnesota -  Procediamo a piccoli passi ed in modo graduale. La partenza di Rondo? E’ normale faccia rumore. E’ stato un giocatore storico per questa organizzazione, gli auguro il meglio, ma la sua partenza non cambierà gli obiettivi della squadra. Ho fiducia nei miei ragazzi e solo il tempo ci dirà chi siamo. “ Nessuna voglia di tirare i remi in barca quindi, ma anzi il desiderio di creare le fondamenta sul quale poggiare il gruppo che vuole riprendersi il palcoscenico della Lega. Jeff Green e Brandon Bass sono gli altri due giocatori dati continuativamente come partenti. Ritenuti pedine sacrificabili, appetibili sul mercato e funzionali per ricevere in cambio altre scelte al Draft per i prossimi anni. “ Prendiamoci un po’ di tempo – consiglia il GM Ainge – Vediamo come andrà con i nuovi arrivati. Per il momento non abbiamo in mente nulla. Ma vi avverto che in futuro si muoverà qualcosa.“ Panta Rei…

 

DENVER NUGGETS

Chiamatela sfortuna, malasorte, iattura, iella oppure maledizione: purtroppo cambia poco. Ancora una volta Danilo Gallinari è stato colpito da un infortunio al ginocchio. Questa volta a costringerlo a finire ai box è stato quello destro. Una lesione al menisco, ha fatto crollare come un castello di carta le speranze ed i buoni propositi del Gallo, tornato in grande spolvero nella sfida di sabato scorso con Indiana. L’ala azzurra, dopo il recente sfogo davanti ai taccuini de La Gazzetta dello Sport, dettato dalla scarsa considerazione nei suoi confronti da parte del tecnico gialloblu, aveva fatto salire le sue quotazioni. I 19 punti messi a referto nella vittoria contro i Pacers sapevano di riscatto. Soddisfazione che in poco tempo si è tramutata in ansia per un ginocchio da tempo sotto osservazione (vedi il periodo di assenza dal parquet tra il 10 ed il 14 dicembre), sempre più dolorante. Infine il beffardo esito degli esami strumentali, che ha aperto al Nugget le porte della sala operatoria. "Grazie a tutti per il supporto, significa tantissimo. Ci vediamo presto in campo" ha postato sui profili social il cestista in attesa di sottoporsi all’intervento in artroscopia, avvenuto poche ore dopo. L’operazione (perfettamente riuscita) consistente in “una meniscectomia selettiva “ che ha portato all’asportazione della “ piccola porzione di menisco lesionata ”, come ha fatto sapere il suo staff, è stata svolta dal medico sociale di Denver, quando in Italia era ancora notte fonda. Ad alleviare l’ennesimo bollettino medico riguardante l’ex Olimpia Milano ci ha pensato la dicitura:  “ Brevi i tempi di recupero “. Stando alle prime ipotesi infatti, Gallinari dovrebbe rimanere a seguire le partite della sua franchigia dalla tv per un periodo che si aggira intorno alle 3/4 settimane. Informazione sui tempi di recupero che ha una valenza primaria nel percorso riabilitativo di qualsiasi atleta ostacolato da un problema fisico. Soprattutto se si parla di uno come l’ex New York, che ha trascorso l’ultima stagione Nba a lavorare in palestra in attesa del suo momento. Accarezzato nella sfida contro la squadra di Frank Vogel e rimandato ancora per causa di forza maggiore. "Mi dispiace molto per lui, anche per come aveva lavorato duramente – afferma il suo coach Shaw -. Sembrava finalmente essere giunto ad un status ottimale, stava giocando bene, e aveva capito il suo ruolo. E poi è accaduto questo fatto. Tutti quanti gli hanno fatto sentire la loro vicinanza, lo hanno incoraggiato – confessa l’allenatore - dicendogli di tenere la testa alta e facendogli sapere che stava giocando bene. “ Gallinari saprà rialzarsi anche questa volta. E’ un ragazzo competitivo, che ama le sfide e vuole vincere. Strapperà applausi ancora una volta, in attesa di raccogliere pareri positivi poi sul campo. Noi ne siamo certi.

 

HOUSTON ROCKETS

Nella vigilia di Natale i Houston Rockets si sono regalati un dono sulla carta davvero affascinante: Josh Smith. Il cestista di College Park, tagliato pochi giorni prima dai Detroit Pistons, ha trovato un accordo annuale da due milioni di euro con la franchigia del Texas nel quale ritroverà il suo amico fidato Dwight Howard. “ Sono felicissimo – ammette l’ala ai microfoni di FOX26 Sports – E’ un motivo di grande gioia per me ritrovarmi a giocare insieme ad un ragazzo come Howard. “ Tagliato dalla Motor City, Morey, in versione Babbo Natale, ha subito iniziato a lavorare sulla pista che portava al 29enne, conscio delle esigenze dettate da McHale, che da lungo tempo avevo chiesto alla sua squadra-mercato una pedina per il frontcourt. C’erano Golden State, Miami, Sacramento, perfino Dallas, ma Smith non ha avuto dubbi, optando per il progetto dei razzi. A far pendere l’ago della bilancia sulla franchigia del Texas non solo la presenza nell’organico del suo testimone di nozze, ma anche la consapevolezza di arrivare in un team da playoff e la possibilità di lottare subito alla pari con Trevor Ariza per il posto da titolare. Il suo esordio con la canotta biancorossa dovrebbe avvenire nella sfida di stanotte con i Memphis Grizzlies, poiché il team di Leslie Alexander è riuscito a creare lo spazio nel roster necessario per il suo utilizzo e fondamentale per l’ufficializzazione del trasferimento. Morey in queste ultime ore si era messo al lavoro per sfoltire la rosa ed ha optato per il taglio di Tarik Black. Sul piano teorico l’acquisizione di J-Smoove apporta grande qualità nel reparto lunghi dei Rockets, ma i dubbi sull’effettivo valore dell’operazione nascono se si pensa al profilo psicologico del giocatore: autorevole, a tratti polemico, insomma tutt’altro che una personalità flemmatica. Lo sbarco in uno spogliatoio già frizzante come quello del Toyota Center potrebbe avere un impatto devastante sulle ambizioni stagionali della squadra. Possibile che nessuno lo abbia messo in conto? Di sicuro McHale si aspetta molto da lui, così come la sua società, che ha deciso di prolungare la fiducia all' allenatore, in scadenza a giugno, mediante un triennale da circa 13 milioni di dollari. Sborsi esosi e scelte azzardate per Houston, che si augura che quello del 2014 sia stato un Natale da poter ricordare in futuro con un sorriso e magari con un anello al dito.

 

MILWAUKEE BUCKS

 

E’ arrivato il Natale. Il momento propizio per essere più amabili, scambiarsi doni sotto gli alberi e dimostrare di poter essere più buoni…se si vuole. Il grande regalo che attendeva Brooklyn sotto l’albero, non portava con sè una grande smania per la fase dello scarto. Bastava aprire il biglietto e leggere chi fosse il mittente, per capire che non era quello che ci aspettava di ricevere.  “ A Brooklyn volevano licenziarmi già dallo scorso dicembre. I piani alti erano convinti che non stessi facendo un buon lavoro, poi abbiamo cominciato a giocare, e a vincere partite e allora le cose sono cambiate, ma io che non dimentico nulla ho continuato a lavorare concentrandomi sulla squadra. “ A parlare è Jason Kidd, che quando racconta della sua prima esperienza da allenatore avvenuta ai Nets, non lo fa certo con la classica benevolenza che impone il clima natalizio. L’ex playmaker, arrivato in Wisconsin questa estate, si è di recente confidato ai cronisti di Bleacher Report, parlando del suo mandato a New York e non solo: “ Non rimpiango nulla di quello che ho fatto lì.  Il mio divorzio non è dipeso da un capriccio. Non avevo chiesto nulla di particolare. Avrei voluto migliorare la franchigia, ma poi ho preso la mia decisione. Lo scontro diplomatico Bucks – Nets per me? Sarei felice di smontare un caso. E’ stata la stessa società di Prokhorov a dare l’ok a Milwaukee per poter parlare con il sottoscritto. I giornali possono dire quello che vogliono, ma è andata esattamente così. “  La vita da coach di Jason Kidd  ora scorre con ritmi e pressioni diverse. Da Brooklyn a Milwaukee la differenza è abissale sotto tutti i punti di vista. In primis mediatici, con una piazza meno esigente e che vive comprensibilmente le annate Nba con i piedi ben piantati a terra. A suggerire al tecnico di San Francisco un cambio di direzione deve essere stata principalmente la volontà di crescere come coach in maniera graduale. Strada che obiettivamente dalle parti dal Barclays Center mal si incrociava con l’immediato desiderio d’anello di un ambiente intero. Lo stesso che al suo ritorno da avversario in terra bianconera non gli ha di certo riservato applausi e dediche da prima pagina. Lì però Kidd si è preso la sua rivincita, anche se ha dovuto sudare tre overtime prima di poter fare lo scalpo alla sua ex squadra. Una prova non solo d’ orgoglio, ma figlia dell’entusiasmo e della freschezza che contraddistingue una delle franchigie più giovani della Lega. I Bucks sono stati la rivelazione della Eastern Conference, con un rollino di marcia fin qui rispettabile viste le premesse. Legittimo considerando il contesto sognare la postseason, anche se non sarà comunque semplice, dati gli infortuni che hanno colpito la squadra in quest’ultimo mese (il turco Ilyasova, il rookie Inglis…). Specialmente se nella lista il ko più pesante riguarda Jabari Parker, uno dei gioielli dell’ultimo Draft. Durante la sfida di metà dicembre contro i Phoenix Suns, il giocatore è stato costretto ad uscire anzitempo a causa di un problema al ginocchio sinistro. La risonanza magnetica al quale si è sottoposto dopo la gara è stata una doccia fredda: rottura del legamento crociato anteriore del ginocchio sinistro ed arrivederci alla prossima stagione. Una vera beffa considerando che il giovanissimo di Chicago si stava destreggiando con grande padronanza nella nuova realtà cestistica con una media di: 12.3 punti e 5.5 rimbalzi a gara. L’ala dovrebbe inoltre a breve sottoporsi ad un intervento chirurgico finalizzato a ridurre la lesione. Insomma, se a giudicare dal potenziale l’ultimo evento per il lancio di matricole, appariva tra i più fruttuosi della storia, il rischio è che verrà ricordato negli annali come il più nefasto. Parker è infatti il quarto esordiente a finire in infermeria dopo Embiid, Gordon e Randle. Per Kidd una vera e propria tegola, chiamato ora a tenere alto il morale in un team comunque ricco di sostanza e qualità. Il campionato è ancora lungo, ma è chiaro che l’accesso ai playoff, figuriamoci senza Parker, avrebbe il significato di un titolo. Se così non dovesse accadere niente panico, la nuova proprietà Edens – Lasry lo ha già preventivato. Meglio essere razionali, tendenti alla prudenza che ritrovarsi vittime del classico volo pindarico. Per arrivare lì dove si gioca il titolo ci sarà tempo. Magari quello necessario per allestire la nuova arena sulla quale fantastica tutta Milwaukee. E che intanto continua a suscitare pareri positivi. Fonti anonime parlano di un ulteriore accresicmento del budget pari a cinquanta milioni di dollari per la costruzione della nuova casa Bucks. Sembra proprio che più di qualcuno sia rimasto colpito dalla febbre del Wisconsin.

SACRAMENTO KINGS

Lontani dalla possibilità di titolo, in gran vantaggio per la palma di squadra artefice delle scelte più illogiche. Il team in questione è quello dei Sacramento Kings, che dieci giorni fa ha deciso di licenziare Mike Malone.Una scelta contestabile,specie considerando il contesto della franchigia californiana e l’operato messo in mostra fino al giorno dell’esonero da parte dell’ex assistente dei Warriors. La partenza in campionato è stata delle più sorprendenti, con 5 vittorie nelle prime 6 gare che forse – vedendo come è andata - avevano consegnato ai vertici aziendali l’illusione di poter ambire quest’anno a qualcosa di diverso dal pssato. Troppo presto per dirlo a parere sia del calendario e sia di una Western Conference che ha spedito i suoi bolidi sul circuito della Lega in modo tardivo. Il passare delle sfide ha ridimensionato le mire della nuova proprietà. Le sconfitte di fila contro i pezzi forti di Ovest sono apparse come un avvertimento del destino. E’ maturata nell’ambiente la sensazione di avere tra le mani una squadra ancora lontana dalle grandi e poco preparata per l’etichetta di outsider. A complicare le cose ci ha pensato la meningite virale che ha colpito il capitano DeMarcus Cousins, non uno di passaggio da quelle parti. E per Sacramento è stato un’ ulteriore ko perché oltre alla perdita dell’uomo squadra, Malone ha dovuto fare a meno del suo elemento migliore, che fino al giorno dell’esito degli esami viaggiava con una media di 23.5 punti e 12.6 rimbalzi a partita. Ad essergli fatale per l’allontanamento, giunto dopo tre insuccessi di fila, secondo i rumors anche un rapporto non idilliaco con il Gm della squadra, D’Alessandro. Gli obiettivi di crescita generale auspicati a settembre dal numero uno del club, Vivek Ranadive, sono stati riposti così su Tyron Corbin, membro dello staff tecnico promosso ad allenatore, capace di battere la concorrenza di un veterano quale George Karl. L’ex tecnico di Denver, era il più accreditato per il posto, ma a frenare le negoziazioni ci sarebbero state le alte pretese economiche del miglior coach NBA 2013. Nelle prime quattro partite come head-coach Corbin ha collezionato una sola vittoria. Un rendimento esiguo, che non fa che accrescere i dubbi sulla mossa eseguita su Malone. Sembrano invece perdurare seppur a rilento le trattative con Brooklyn per uno scambio di più giocatori. I californiani infatti sarebbero disposti a prendere Deron Williams in cambio di Derrick Williams e Jason Thompson a patto che nell’affare venga inserito il talentuoso Mason Pumblee. L’ala classe 1990, che tanto era piaciuta ai Mondiali di Spagna, nel quale ha giocato insieme a Cousins e Gay è il principale obiettivo del team della California, che tenta di far leva sul rapporto conflittuale tra il giocatore ed Hollins. Non sarà facile trovare un epilogo che accontenti entrambe le parti nel giro di poco tempo. La situazione al momento, spinge gli esperti di mercato a credere che i contatti tra le due società vadano avanti fino alla deadline di febbraio.