Starting Five : Episodio 1

Gli opinionisti di Vavel.com Antonello Angelillo (A), Andrea Bugno (B), Giorgio Dusi (D) e Paolo Leone (L) rispondono a delle domande sui temi più scottanti del mondo NBA. Nell'episodio di oggi si parla di Hawks, Pistons, All-Star Game e strategie di mercato.

Starting Five : Episodio 1
Starting Five : Episodio 1

La NBA è nel pieno della sua stagione regolare e l'All-Star Game è ormai alle porte: come ogni anno i temi scottanti sono numerosi e Vavel.com ha deciso di affrontarli con i suoi opinionisti Antonello Angelillo, Andrea Bugno, Giorgio Dusi e Paolo Leone, che si sono divertiti a rispondere alle domande sugli argomenti più importanti e attuali della lega di basket più bella del mondo. 

Gli Atlanta Hawks non si fermano: hanno vinto 28 delle ultime 30 gare. Secondo voi possono davvero puntare all'anello? Qual è il loro punto debole?

A: No, per me non sono da titolo questi Atlanta Hawks. Il loro punto debole probabilmente sono le poche esperienze che il gruppo ha maturato come insieme, così come l'assenza di un vero e proprio scorer da 20-30 pt a gara. Detto ciò, le sorprese sono dietro l'angolo e tolte Chicago e Cleveland questi Hawks, ai Playoffs, potrebbero vincere con chiunque.

B: Per l'anello non credo, per il titolo di conference forse. Gli Hawks sembrano inarrestabili in questo momento e hanno costruito un sistema di gioco (difensivo ed offensivo) ben definito ed anche completo in tutti gli aspetti. Il roster è stato completato a sua volta e la second unit é una delle migliori in circolazione. La squadra di Budenholzer viaggia verso la vetta dell'est indisturbata, e per quanto riguarda la stagione regolare, non dovrebbero esserci problemi a chiuderla in testa, ma ai playoff cambia tutto. Le problematiche ai playoff, in particolare in semifinale e finale di conference potrebbe essere la scarsa esperienza a gestire una serie sulle sette partite. Quasi nessuno dei 10 giocatori degli Hawks ha giocato per qualcosa d'importante (fatta eccezione per la scorsa stagione e Korver in rari casi). Sarà da vedere come affronteranno pressioni in campo e fuori da avversari abituati a questo contesto. Da non sottovalutare il fattore ambientale, Atlanta non segue molto la pallacanestro rispetto a città come Toronto, Chicago e Cleveland Stessa.

D: Quella degli Hawks di quest'anno a mio parere è una favola fantastica, ma penso sia destinata a terminare presto. L'anello è quasi utopia a mio parere, non tanto per la qualità della squadra in se (e soprattutto per le capacità di coach Budenholzer), ma perchè Cleveland risalirà e ai PlayOff non saranno quelli di quest'inizio lento e soprattutto Atlanta non può competere con le potenze dell'Ovest a mio parere. Inoltre, fin'ora hanno avuto un calendario favorevole e questo è un aspetto che non va assolutamente sottovalutato. In cuor mio, sarei felice di essere smentito, poiché è davvero divertente vederli giocare a basket. Il loro punto debole è che sono, appunto, gli Atlanta Hawks: eterni incompiuti da anni, anche ai tempi di Joe Johnson al suo meglio, squadra con tanti ottimi giocatori, ma senza la vera superstar trascinatrice. Per quanto Millsap possa star facendo bene, non lo vedo come il vero go-to-guy della squadra.

L: In questo momento gli Hawks sono la squadra più in forma della lega e, visto che Cleveland sembra in difficoltà, a Est sono i superfavoriti. Per quanto riguarda la vittoria finale il discorso si fa più difficile: le squadre della Western Conference, dati alla mano, sono più competitive di quelle della Eastern, dunque mi verrebbe da ipotizzare un successo di una franchigia dell'Ovest. Però non si può mai dire, in fondo l'unico punto debole che vedo in Atlanta è la poca esperienza nelle gare per il titolo.


Cleveland ed OKC sono a 4W consecutive. E' così difficile che, una volta ai Playoff, le due squadre non cambino faccia e diventino dei carrarmati diretti alla seconda Finals fra James e Durant?

A: OKC per me è una probabile finalista. Semplicemente l'asse Westbrook - Durant non ce l'ha nessuno se non loro. Se arrivano sani e concentrati alla post-season - accoppiamenti con MEM permettendo - per me sono candidati ad arrivare in fondo. Cleveland meno, la vedo più come una realtà in continua evoluzione, amorfa e con giocatori e personalità e poco coese.

B: Situazioni molto diverse. OKC ammesso che vada ai PO (e credo alla fine ci riesca) potrebbe pagare molto lo sforzo che farà nel rimontare settimo ed ottavo posto. Nonostante la coppia Westbrook - Durant credo che come team building sia ancora sotto ai Warriors, agli Spurs e credo anche ai Grizzlies (che tra l'altro si accoppiano perfettamente con OKC). Dall'altra credo che la voglia di James farà tutta la differenza del Mondo, ma una volta arrivati in fondo la mancanza di esperienza a quei livelli per Love ed Irving (che non sono abituati ad avere una mentalità vincente), potrebbe fare la differenza.

D: Diventeranno carrarmati già prima dei PlayOff. Per quanto riguarda Cleveland, qualcosa è scattato nella testa dei giocatori, probabilmente la stessa cosa che scattò a Miami nel 2011, dopo le enormi difficoltà iniziali. Credo fosse fisiologica questa partenza lenta, visto che la squadra è praticamente tutta nuova e Blatt è al primo anno come capo allenatore in NBA. A Est sono nettamente i più forti, io li metto anche sopra i Bulls, e penso che nella seconda parte di Regular Season lo dimostreranno. Oklahoma City invece è già un carrarmato, con questo Russ letteralmente folle e un Durant che, se resta sano (e ce lo auguriamo tutti), è ancora uno dei tre migliori attaccanti. Mettiamoci pure che Waiters sembra quasi trovarsi bene, Adams è un centro di gran lunga migliore di Perkins... L'unico ostacolo potrebbe essere Scott Brooks, coach che mai mi ha convinto.

L: Il bello del basket è che può succedere di tutto. A livello romantico una finale tra James e Durant sarebbe il massimo che la NBA può offrire in questo momento. Però il basket non è uno sport in cui si gioca uno contro uno, ci vogliono sistemi offensivi e difensivi ben collaudati per vincere e in questo momento non li vedo nè a Cleveland nè a OKC.

Il formato del Rookie Challenge per il prossimo ASG è cambiato. Adesso ci sarà una selezione USA di rookie e sophomore che ne affronterà una internazionale. Quali sarebbero i vostri quintetti ideali?

A: Gran bella novità. I miei quintetti sono Schroder-Antetokounmpo-Wiggins più due fra Mirotic, Dieng, Len e Gobert davanti. Snobbo Adams e Olynyk per la loro minima "attitude" a questo genere di gare. Stauskas ed Exum ricambi per le guardie. Per il team USA vedo MCW o Payton con Oladipo, Shabazz, Hardaway o Caldwell-Pope (solo per l'infortunio di Jabari Parker), A.Gordon (questo ragazzo mi piace) e Noel.

B: Il formato del Rookie Challenge mi sembra eccellente. Finalmente avrà un senso svegliarsi anche il Venerdì notte durante la pausa per l'ASG. Non che non lo facessi in passato, ma vedremo agonismo, voglia di prevalere e secondo me anche una bella, bellissima partita. Schroeder, Wiggins, Antetokounmpo, Mirotic, Gobert (tantissima roba) contro una squadra Usa Carter-Williams, Oladipo, Hardaway, Muhammad e Noel. Tanta carne a cuocere. Molto interessante.

D: Penso che questo modello sia migliore di quello degli altri anni, visto che ci sarà un minimo di competizione in più e quindi ci sarà da divertirsi, anche perchè gli internazionali non scherzano proprio per niente. Direi Schroeder da point guard, Wiggins shooting guard, Antetokounmpo (per gli amici Giannis) small forward, Mirotic da power forward e Steven Adams da centro. Poi dalla panchina ci sono giocatori come Len, Olynyk, Bogdanovic, Nurkic, Exum, Stauskas, Papanikolaou, Dieng, Bennett, Gobert... Insomma, ce ne sono. La selezione USA potrebbe rispondere invece con Carter-Williams da point guard, Oladipo come shooting guard, Shabazz Muhammad small forward, Noel da power forward e Mason Plumlee da centro. Come alternative anche qua c'è l'abbondanza: Payton, Burke, Smart, LaVine, McDaniels, McLemore, Hardaway, Caldwell-Pope... In generale, direi che l'Europa conta tra le sue fila dei lunghi di livello più alto, mentre dall'altra parte c'è l'imbarazzo della scelta tra le guardie.

L: La novità di questo All-Star Game è molto bella. Sarà molto interessante vedere il confronto tra i giovani della selezione USA e quelli del resto del mondo, anche per constatare se Kobe Bryant aveva ragione quando ha dichiarato che gli europei sono più tecnici e pronti per il mondo NBA rispetto agli americani della stessa età. Il mio quintetto USA sarebbe formato da Michael Carter-Williams, Trey Burke, Victor Oladipo, Ben McLemore e Nerlens Noel (giocando 4 fuori), mentre quello internazionale sarebbe composto da Dennis Schroder, Giannis Antetokounmpo, Andrew Wiggins, Steven Adams e Jusuf Nurkic (esaltante nei suoi duelli con Cousins e Gasol). Assenza di peso quella di Jabari Parker, a mio avviso il miglior rookie di quest'anno.

Pistons a 12 W nelle ultime 15 partite. Jennings sugli scudi (ieri 24p+21a: unici a riuscirci in meno di 35 minuti Magic e Stockton). Premettendo che sembra facile la scalata fino all'ottava posizione, i Pistons di Van Gundy potrebbero essere la mina vagante del tabellone della Eastern Conference?

A : Sì, Detroit per me può diventare una mina vagante ai Playoffs. Van Gundy ha trovato la chiave di volta. Per Monroe stravedo e sono molto contento possa avere la libertà di dominare in compagnia di Drummond lì sotto. E il quintetto riserve con Meeks a sparare, Augustin a smistare e due veterani con Tolliver e Caron Butler è da tenere d'occhio. Contro Washington e Toronto potrebbero dare vita ad una bella serie da 7 gare.

B: Mina vagante, ma fino ad un certo punto. Per quanto facile la corsa alla settima ed ottava posizione ad Est, le squadre da superare sono team in costruzione o comunque molto altalenanti nei risultati (Miami e Brooklyn). La quadratura trovata dopo l'addio a Smith è clamorosa come i risultati che stanno ottenendo, meritatamente per carità. Ma credo che in un eventuale primo turno contro Hawks, Raptors o Bulls non abbiano speranze.

D: Non so cosa stia succedendo a Detroit, sono dentro a una specie di aura luminosa che li protegge da ogni male e da ogni pericolo, qualcosa di incredibile. Posso capire la scossa che il taglio di uno come Josh Smith possa causare, ma mai avrei pensato fino a questo punto. E ora sì, questi possono davvero essere la mina vagante, perchè Van Gundy è un allenatore a mio giudizio straordinario, ho ancora negli occhi la sua Orlando del 2009, fermata solo dai Lakers in finale, e perchè hanno un giocatore strafottente come Jennings, uno a cui non frega nulla di chi è l'avversario. Mi spiego: se vuole stendere l'avversario con un crossover, non gli interessa che quello sia LeBron o Hollis Thompson (con tutto il rispetto...), lo fa e basta. E ha sufficiente talento per farlo bene. Poi le "Twin Towers" sembrano quasi rinate, là sotto è difficile prendere rimbalzi con Monroe e Drummond contro. Forse l'unico punto più o meno debole è quello del reparto tiratori, anche se, se sono in giornata, i tiri entrano. Singler grande educazione cestistica, Caldwell-Pope tanta volontà, Meeks è quasi un tiratore scelto, ma non sottovalutiamo la "cazzimma" di Caron Butler. Insomma, quello che poteva mancare a questi Pistons erano un gioco poco fluido e la fiducia. Col taglio di Smith si è risolto il primo problema e di conseguenza è arrivato anche il secondo.

L: Non li vedo come mina vagante. La squadra nelle ultime partite ha evidenziato un grande miglioramento, però non mi convince in pieno in ottica playoff. Il fatto che, continuando di questo passo, si qualificherebbero come ottava testa di serie della Eastern Conference a mio avviso li condanna in automatico nella post-season, dove incontrerebbero la prima della classe.

Perché i Boston Celtics, con 4/5 trades in stagione, sembrano aver velocizzato il processo di rifondazione per il quale, invece, a Philadelphia pare volerci una vita o due? 

A: Bella domanda. In tutta onestà non lo so; o a Boston sono molto più determinati o a Philadelphia si stanno cullando troppo. Probabilmente entrambe le cose.

B: Beh, i Celtics rispetto ai Sixers hanno tradizione e persone che sulla carta sono molto, ma molto competenti (parere personale). Non che i Sixers non ne abbiano, ma credo che l'aspetto fondamentale sia affidarsi ad un GM come Danny Ainge ed un allenatore, per me davvero bravo come Brad Stevens faccia la differenza.

D: Mi permetto una risposta Popovich-iana, con rispetto: Hinkie.

L: La differenza tra Boston e Philadelphia è solo una: i Celtics stanno ricostruendo con un criterio preciso, fatto di giocatori ( e allenatore) giovani e versatili, mentre i 76ers stanno facendo tanking da diverse stagioni per avere delle scelte alte al Draft, dal quale (tolto Carter-Williams) non sembrano riuscire a pescare il giocatore che può cambiare le sorti della squadra. Secondo me l'errore più grande è stato quello di mandar via Evan Turner, uno che, per la sua grande versatilità in campo, avrebbe potuto essere tra i protagonisti della rinascita di Philly.

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