La maschera non ferma Westbrook. Ma dove possono arrivare i Thunder?

L'ennesima prestazione clamorosa dello zero lancia i Thunder nel supplementare contro i sorprendenti Philadelphia 76ers. Nella nottata dei record, Westbrook torna in campo mascherato e regala, assieme a Waiters, una vittoria fondamentale in ottica playoff.

La maschera non ferma Westbrook. Ma dove possono arrivare i Thunder?
La maschera non ferma Westbrook. Ma dove possono arrivare i Thunder?

D'accordo, può non piacere ai più, ma la stagione di Russell Westbrook ha qualcosa di clamoroso ed unico. Dopo un mese di febbraio vissuto a ritmi e livelli stratosferici, la stella di Oklahoma, l'unica rimasta in campo vista l'assenza di Durant, si sta caricando la squadra sulle spalle e la sta trascinando, seppur a fatica, verso la postseason. Ma andiamo con ordine. 

La vittoria contro i Lakers dei Thunder, senza Russell e Kevin, ha esaltato gruppo e tifosi, anche se non hanno fatto niente in più rispetto al compitino che ci si aspettasse: la vittoria. L'assenza di Westbrook si è sentita, ovviamente, ma l'importante era aggiungere un altro tassello alla rincorsa verso l'ottava posizione della Western Conference, attaccata sempre con maggior vigore ed insistenza dai Pelicans di Anthony Davis. Superati i derelitti Lakers, alla vigilia della sfida contro un'altra squadra senza pretese di classifica, i Sixers, s'era pensato di far riposare la star. Macchè. Russell gioca. Scende in campo con una maschera protettiva dopo il colpo subito allo zigomo e, come oramai suo solito, timbra il cartellino come sempre. 

Tripla doppia. Il cartellino, appunto. La quarta nelle ultime quattro. Oramai una consuetudine, con il record di sette di Jordan sempre più vicino. Questa volta, però, ci mette più tempo nel raggiungerla, complice l'imprecisione dei compagni al tiro che ne vanificano assistenze a ripetizione. Tuttavia, il primo tempo scivola via con una ventina di punti a referto, una decina scarsa di rimbalzi e con un inconsueto ed inatteso protagonista: Isaac Canaan spopola e domina sul parquet della Chesapeake Arena con cinque missili su sette tentativi dalla lunga distanza che valgono il vantaggio ospite oltre al record personale di triple (che diventeranno 8 su 13 tentativi per 31 punti personali, record in carriera). Inaspettato quanto meritato. 

La reazione dei Thunder stenta ad arrivare, fatta eccezione per la solita scarica di triple firmata Waiters (uomo decisivo con 20 chirurgici dalla panchina) e Morrow (11 con 3/6 dalla distanza). Westbrook si erge a protagonsita e piazza la solita zampata ad inizio terza frazione e fine quarta. Tuttavia la scarsa solidità difensiva dei Thunder fa la differenza. Richardson (29, al record stagionale) conduce i suoi verso l'overtime, mentre Russell fa ricredere tutti i tifosi dell'Arena dell'Oklahoma sprecando due possessi e gettando al vento l'occasione di chiuderla subito. Le solite cose, insomma.

Già, col senno del poi potremmo dire che l'abbia fatto appositamente per non interrompere la striscia di triple doppie. Negli ultimi 5 minuti del tempo regolamentare lo zero si concentra più sull'ultimo assist che gli manca per completare l'opera che sul vincere la sfida, che resta aperta ed alla quale manca soltanto l'ultima goccia finale per far traboccare il vaso della beffa per i Thunder. Si va all'overtime. 

L'eroe mascherato, con la complicità di Augustin (male nel primo tempo, meglio nella ripresa con 17 punti decisivi), spunta la voce tripla doppia sulla casella della sfida odierna con la bomba dall'angolo che vale il più tre. Westbrook è indemoniato, si libera dei fantasmi della prestazione e dei record e da ampio sfogo alla bestia che è in lui (anche se è il 50' lui non sente la fatica, non sembra umano, mentre gli altri arrancano). Tre rimbalzi: uno in difesa, straripante, gli altri due in attacco, devastanti, che gli valgono sei punti di fila (sette con il libero aggiuntivo in contropiede) e l'allungo che sembra decisivo sul match: +7.

Finita? I Sixers dimostrano, stranamente, di avere sette vite come i gatti, e tornano a contatto. Westbrook s'incarta ancora, come spesso accade nei finali (storia già vista prima), ma questa volta il jumper dai 6 metri si infila docilmente nella retina per l'esplosione liberatoria del palazzo. I liberi finali servono soltanto a scrivere ulteriormente la storia: record in carriera di punti, 49; record in carriera di rimbalzi, 16; e 10 assist, come ciliegia su una torta bella gustosa. Thunder che piazzano un'altra W in ottica playoff, di importanza capitale soprattutto guardando ai Pelicans usciti vincenti in contemporanea. 

Tutto bello, ma non è tutto oro quel che luccica ed i Thunder non dovrebbero esaltarsi per due vittorie stentate contro due pessime squadre. I record di Russell e la clamorosa rincorsa della squadra di Brooks stanno soltanto mascherando i soliti problemi di una squadra che alle prime difficoltà si abbatte e si incupisce, forzando in campo, innervosendosi nella testa e sgretolandosi nelle certezze. Le ennesime prove a testimonianza di questa accusa mossa alla squadra di Durant e company, in passato come ai giorni d'oggi, vengono dai possessi finali della gara di stanotte, vinta per manifesta superiorità, ma quasi mai meritata. Phila è andata anche sul +16 a metà terzo quarto e quando i buoi sembravano oramai scappati, l'orgoglio della squadra, unito a quella di una città passionale come poche, hanno guidato la rimonta. Diamo a Cesare quel che è di Cesare, almeno questo: ai Thunder il cuore non mancherà mai. 

Isolamenti offensivi, difesa che traballa quasi sempre, tranne quando in campo ci sono due rim protector come Collison e McGary che chiudono tutte le porte dell'anello (Ibaka indecente in attacco come in difesa) e lucidità sbiadita nei finali di gara sono tutti segnali di una squadra che non sembra avere un futuro brillante, anzi. La rincorsa alla postseason potrebbe essere pagata in termini di stanchezza fisica e mentale. Certo, il ritorno di Durant e gli acquisti del mercato che hanno allungato la panchina potrebbero dare una nuova linfa ai Thunder, ma la sensazione è che manchi sempre qualcosa per competere ad altissimi livelli. Le altre squadre della Western Conference sembrano avere, oltre ad un sistema di gioco, offensivo e difensivo, ben altra struttura e solidità rispetto a quella di Oklahoma. Warriors, Blazers, Rockets, Spurs, Grizzlies, Mavericks sembrano avere qualche marcia un più. 

Qualora finisse oggi la Regular Season, Westbrook e compagni dovrebbero vedersela contro i Golden State Warriors e, sebbene lo sport sia pieno zeppo di upset e clamorosi risultati, non vediamo come questi Thunder che faticano contro Lakers e Sixers possano impensierire la corazzata di San Francisco. Senza contare che dietro Pelicans e Suns spingono per buttar giu dall'ottava sedia Westbrook e compagnia. La lotta si fa serrata. Lunedì sera torna, o dovrebbe tornare Durant. Insomma, bene ma non benissimo. Westbrook, i suoi numeri e poco altro. Brooks si gira i pollici e cerca la soluzione ai mali della sua squadra. I playoff e Durant le medicine: ma basteranno?


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