Nba Finals, ecco cosa ci attende

Golden State e Cleveland, gioco agli antipodi. La difesa, sottovalutata, dei Warriors contro l'arma totale LeBron. Il gioco offensivo di coach Kerr contro una delle migliori difese contro il tiro da tre punti. L'impatto di Irving e degli altri "deb" nella corsa al Larry O'Brien Trophy.

Nba Finals, ecco cosa ci attende
Focus Nba Finals, ecco cosa ci attende

La serie finale della stagione Nba 2015 offre agli appassionati enormi motivi di interesse, tecnici e non solo. Warriors-Cavs è la finale che l'intera Lega voleva, con tutti gli ingredienti necessari alla definizione di un thriller in piena regola. Due franchigie che negli ultimi anni si sono presentate molto raramente all'appuntamento con l'anello (Golden State manca da quarant'anni, mentre Cleveland è assente dal 2007, un'era geologica fa, se si considera quanta acqua è transitata sotto i ponti Nba). Due allenatori esordienti, capaci di mantenere il controllo di squadre zeppe di talento. Due tra le superstar più ammirate del mondo, con il giovane Steph pronto alla sfida nei confronti del Prescelto, quel LeBron James che sta mettendo insieme stagioni e numeri che hanno dell'incredibile. E infine, tanti giocatori giovani e di talento, mai visti a questo livello, che vogliono dimostrare che è proprio questo il momento per acciuffare un'occasione unica, da non lasciarsi sfuggire.

Dal punto di vista tecnico, vari sono gli interrogativi che già stanno interessando gli addetti ai lavori. Quale sarà il defensive plan di coach Blatt? Come decideranno i Warriors di difendere su James? Chi, tra Irving e Thompson, avrà più impatto sulle sorti della serie? E ancora, chi uscirà vincitore dal contrasto di stili di gioco tra le due squadre, isolamenti - circolazione di palla? Proviamo ad analizzare gli argomenti più rilevanti a serie non ancora iniziata, tenendo conto anche degli aggiustamenti che i rispettivi staff tecnici opereranno tra una gara e l'altra.

La difesa su James. In gara-5 di finale di Conference, la difesa dei Warriors ha letteralmente asfissiato James Harden, con una serie di cambi sui pick and roll giocati dai Rockets. Una volta tolto il contropiede a Houston, limitando le palle perse in attacco, Golden State ha cambiato difensivamente in maniera sistematica, mandando sulle piste del Barba non solo Thompson, ma anche Iguodala, Barnes e l'attivissimo Draymond Green. Inizialmente su LeBron potrebbe finire Harrison Barnes, essendo difficile pensare che Klay Thompson possa tenerlo per troppi minuti consecutivi. In situazioni di pick and roll tutto lascia suppore che coach Kerr riserverà al numero 23 lo stesso trattamento subito da Harden. Diversa la situazione in cui LBJ dovesse isolarsi spalle a canestro. In tal caso potremmo assistere ad un accoppiamento in single coverage con Iguodala o con lo stesso Green, con Bogut a difendere il ferro. C'è da attendersi tuttavia ben presto un raddoppio sulla stella di Cleveland dopo i primi due-tre palleggi in post-basso. Sarà allora fondamentale verificare le rotazioni difensive dei Warriors, in quanto James è unico nel leggere il raddoppio e ad uscirne con scarichi per tiratori dall'arco (JR Smith, Iman Shumpert, James Jones, e lo stesso Kyrie Irving) o per i lunghi in movimento (Tristan Thompson e e il russo Mozgov su tutti).

L'attacco dei Warriors. La difesa dei Cavs, in rialzo di quotazioni durante i playoff, è tra le migliori della Lega nel difendere sul tiro da tre punti. Ma Golden State non è squadra assimilabile alle altre per tiro dall'arco. Oltre a cercare i loro miglior giocatori perimetrali, su cui è possibile approntare un piano partita ben definito, i californiani approfittano della qualità uniche degli Splash Brothers, Curry&Thompson, capaci di prendere triple direttamente dal palleggio, con un tempo di rilascio ridottissimo. A inizio azione i Warriors non danno sempre e comunque la palla in mano a Steph, destinando questo compito a Livingston (quando è in campo) o spesso ad Andre Iguodala, per poi coinvolgere Curry dopo che la palla si sia mossa vorticosamente. Blatt potrebbe chiedere a Shumpert, difensore più credibile di Irving, di stare vicinissmo all'mvp, rischiando qualcosa sulle penetrazioni del numero 30. Ma l'attacco di Golden State non è solo Curry e Thompson, è anche transizione e contropiede frutto di difesa e palle perse forzate agli avversari. In linea di massima non conviene a nessuna delle due squadre concedere il campo aperto, trattandosi di gruppi composti da atleti formidabili.

L'impatto di Kyrie Irving. La point-guard dei Cavs sembrerebbe in buone condizioni fisiche, per quanto visto in gara-4 contro Atlanta. Giocatore capace di prestazioni offensive eccezionali in singola serata, dovrà essere bravo a ritagliarsi un ruolo rilevante nell'attacco di una squadra che è, a tutti gli effetti, di LeBron. Anche Irving potrebbe godere di situazioni di isolamento individuale, date le sue doti di grandi realizzatore. Al netto dei suoi problemi fisici, la chiave sarà capire quanto sarà direttamente coinvolto con la palla in mano e quanto invece potrà muoversi negli spazi creati da James, specie in veste di tiratore dall'arco.

L'incidenza delle panchine. I Warriors hanno certamente una panchina più lunga degli avversari, potendo permettersi di inserire a gara in corso giocatori come Iguodala, Livingston, Barbosa, Lee, mentre i Cavs dovranno contare sull'energia dell'australiano Dellavedova, sull'esperienza di Mike Miller e Kendrick Perkins, e sulle dote balistiche di James Jones.

Gli esordienti e la pressione. Escluso LeBron e un paio di suoi compagni dalla panchina, tutti i protagonisti sono nuovi ad appuntamenti del genere. Lo stesso Curry è alla prima apparizione alle Finals. Medesimo discorso vale per i vari Irving, Thompson, Green, Shumpert, tutti ragazzi giovani privi di esperienza a questo livello. Chi tra questi riuscirà a trasformare la pressione in energia positiva potrà risultare decisivo per le sorti delle rispettive squadre.

Da non sottovalutare poi l'intera settimana di attesa prima dell'inizio di gara-1, riproponendosi il solito quesito, riassunto dagli americani nell'espressione "Rest or Rust?", se sia cioè più vantaggioso il riposo o più dannosa la ruggine derivante da un'inusuale sosta settimanale. Infine, il fattore campo. Gli addetti ai lavori ritengono che si tratti di un elemento non così decisivo come comunemente si crede, sia per l'esperienza dei protagonisti, abituati a giocare in arene bollenti, sia per la credibilità degli arbitri Nba, non suscettibili di essere influenzati dal calore del pubblico.

NBA