Nba, DeAndre Jordan ci ripensa e firma per i Clippers

Il pressing di Doc Rivers, Blake Griffin e Chris Paul induce il centro texano a disattendere la parola data ai Dallas Mavericks (accordo verbale con Mark Cuban per il trasferimento) e tornare sui suoi passi, stipulando un quadriennale da 88 milioni di dollari con i Los Angeles Clippers.

Nba, DeAndre Jordan ci ripensa e firma per i Clippers
Nba, Deandre Jordan ci ripensa e firma per i Clippers

"It's not over until is over". E' ciò che devono aver pensato i Los Angeles Clippers di Doc Rivers e Chris Paul, allorquando pochi giorni fa (venerdì 3 luglio, ndr) il loro centro titolare, il ventiseienne Deandre Jordan, si è accordato in maniera informale con i Dallas Mavericks per la stipula di un quadriennale da 20 milioni a stagione. Questioni burocratiche hanno impedito che quell'intesa tra Jordan e i Mavs divenisse ufficiale prima di oggi, 9 luglio. Nessuna firma dunque, nessun vincolo tra le parti. Ed ecco intervenire tutto lo stato maggiore dei Clippers, dal proprietario Steve Ballmer all'allenatore presidente Doc Rivers, per indurre il loro (ex) giocatore a rinnovare il contratto con la Los Angeles versione Lob City.

Jordan e i Clippers proseguono insieme dunque, rinnovando il loro rapporto contrattuale per altri quattro anni durante i quali a Deandre sarà garantito un compenso di 22 milioni di dollari a stagione. Si conclude così una vera e propria soap opera che ha coinvolto l'intera Nba per una lunghissima ed estenuante settimana. Per chi si fosse perso le puntate precedenti: i Clippers vengono eliminati in semifinale di Conference dagli Houston Rockets, rimontati a un passo dalla linea del traguardo. Comincia così l'estate da psicodramma - non una novità a dire il vero - per la franchigia del nuovo proprietario Ballmer, con il leader tecnico ed emotivo della squadra Chris Paul furioso per l'uscita dai playoff e per il contributo - insufficente, stando a quanto riportato dai media americani - offerto dal lungagnone Jordan che, in scadenza di contratto, decide di tornare in Texas, suo Stato di origine, accettando la corte di Mark Cuban e dei Dallas Mavericks.

L'intesa con i Mavs è però solo virtuale, nulla più che un patto tra gentiluomini non vincolante per le regole Nba che sino alla data del 9 luglio vieta che possano essere stipulati accordi in forma scritta. In realtà in questo periodo - definito di moratoria - la Lega impedisce anche intese verbali, consentendo a giocatori e franchigie di discutere solo dei termini della questione. Un pour parler insomma, un chiacchiericcio senza effetti giuridici. Nei meandri del regolamento Nba si inseriscono dunque i Clippers che, in una conversazione avvenuta lunedì 6 alla presenza di Doc Rivers e Blake Griffin, provano a convincere Jordan a tornare sui suoi passi, sino ad arrivare alla giornata di ieri, quando un intero contingente angelino (composto per l'occasione da Rivers, Ballmer, Paul, Griffin, Redick e il nuovo arrivato Paul Pierce) vola in massa verso Houston, Texas, per riportare "a casa" (per usare l'espressione dell'account Twitter dei Clips) il buon Deandre, d'un tratto ritenuto irrinunciabile per le fortune della franchigia. Secondo quanto riportato da Adrian Wojnarowski di Yahoo Sports il meeting sarebbe stato in realtà di breve durata, in quanto Jordan si era già convinto a firmare per i Clippers.

Intanto negli Stati Uniti fioccano le polemiche circa il comportamento delle parti in causa, con evidente irritazione di Mark Cuban e di tutti i Dallas Mavericks. Ciò che sembra certo è che le regole sul periodo di moratoria saranno a breve modificate, allo scopo di impedire che il rinnegare la parola data diventi un'abitudine nella free agency Nba. Mette il sigillo all'affaire Deandre l'ineffabile Chris Paul, tramite il suo profilo Facebook, postando una sua foto insieme a Jordan in maglia Clippers con tanto di citazione di Edgar Allan Poe, "credi solo alla metà di ciò che vedi, a nulla di ciò che ascolti". Chiaro il riferimento alle voci che davano per burrascoso e logoro il rapporto tra i due giocatori. Se siano solo parole da lieto fine disneyano piuttosto che una vera e propria dichiarazione di intenti per la prossima stagione non resta che verificarlo alla prova del campo, ulteriore appendice di una vicenda parodossale e grottesca.

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