Nba, i Chicago Bulls e l'enigma Derrick Rose

Il cambio alla guida tecnica dei Bulls (Hoiberg per Thibodeau) non sposta di un millimetro i termini del problema Rose: è ancora lui l'uomo sui cui puntare per cullare sogni di titolo?

Nba, i Chicago Bulls e l'enigma Derrick Rose
Nba, i Chicago Bulls e l'enigma Derrick Rose

Dopo l'esonero di coach Tom Thibodeau e la sua sostituzione con Fred Hoiberg, i Chicago Bulls sono ancora una volta alla ricerca del tassello mancante per provare ad arrivare finalmente alle Nba Finals. Sconfitti, con enormi rimpianti, al secondo turno dei playoff 2015 della Eastern Conference dai Cleveland Cavs di LeBron James, i rossi della Windy City si sono ritrovati fuori dai giochi per il titolo. A farne le spese è stato dunque l'allenatore Thibodeau i cui rapporti con la dirigenza, in particolare con John Paxson, erano da tempo difficili a causa della gestione complessiva dell'infortunio di Derrick Rose e di un gioco ritenuto troppo concentrato sull'aspetto difensivo per essere davvero competitivo.

D'altronde Thibs, come soprannominato dai media americani, era arrivato a Chicago nel 2010 proprio in virtù della sua fama di "mago della difesa" dei Celtics dei Big Three e di Doc Rivers come head coach. Premiato al primo colpo come allenatore dell'anno, la storia di Thibodeau (e di tutta la franchigia) è cambiata con l'infortunio (rottura del legamento crociato anteriore nell'aprile 2012 in gara-1 del primo turno di playoff contro Philadelphia) della stella più luminosa dei Bulls, quel Derrick Rose che ancora oggi non pare perfettamente recuperato alla causa della franchigia dell'Illinois. La scelta di tenere in campo in quella maledetta partita il suo giocatore più importante anche a risultato acquisito non è mai stata perdonata a Thibodeau, peraltro personaggio di carattere già spigoloso di suo. A distanza di più di tre anni da quell'infortunio - cui in realtà ne sono seguiti altri, con tempi di recupero elefantiaci - i Bulls si ritrovano nella stessa posizione di allora. La squadra è mediamente competitiva, Pau Gasol garantisce punti e qualità in attacco, mentre nel reparto esterni è letteralmente esploso Jimmy Butler, All Star 2015 e giocatore più migliorato dell'intera Lega.

E' delle ultime ore la notizia che Aaron Brooks e Mike Dunleavy hanno rinnovato i rispettivi contratti con Chicago, ma la sensazione che il futuro della franchigia dipenda da Rose è ancora diffusa nel mondo Nba, nonostante siano circolati recentemente dei rumors che volevano il 26enne Derrick al centro di un maxiscambio di mercato. Attualmente, escludendo quindi trade che pure sono sempre possibili, la soluzione dell'enigma Rose è vitale per i Bulls, desiderosi di fare quell'ultimo passo che manca loro ormai da cinque anni. In finale di Conference del 2011, fuori al primo turno di playoff nel 2012 e nel 2014, in semifinale nel 2012, Chicago è ormai una presenza fissa tra le prime otto ad est del Mississippi. Ma anche l'ultima stagione ha dimostrato come, al di là delle prestazioni individuali, alla squadra manchi qualcosa in termini di convinzione e aggressività per riuscire ad arrivare in fondo alla post-season.

Nonostante i vari innesti effettuati in corso d'opera, il centro motore dei tori della Windy City è ancora il più giovane Mvp della storia Nba, premiato nel 2011 a soli 22 anni. I numeri degli ultimi playoff sono incoraggianti ma, come al solito, non sono in grado di condensare il rendimento complessivo del giocatore. 20.3 punti di media, 6.5 assist e 4.8 rimbalzi rappresentano apparentemente un fatturato eccellente per il figlio prediletto di tutta la Chicago del basket. Ma le sue percentuali dal campo (al di sotto del 40%, ancor più basse se si guarda al solo tiro da tre punti) e la cautela dimostrate nelle serie contro Milwaukee e Cleveland hanno colpito l'attenzione degli addetti ai lavori. Troppo scomposto nei suoi jumper, Rose è ben lontano dal giocatore di tre anni fa. Difficile per lui riuscire a tornare su quei livelli di gioco e atletismo, troppi gli stop and go che ne hanno minato fisico e psiche. Tuttavia basterebbe un Rose anche meno esplosivo del Frecciarossa del 2011, ma egualmente convinto dei suoi mezzi tecnici, per consentire ai Bulls di credere che i sogni di titolo siano realizzabili.

Dopo stagioni di vero e proprio calvario umano, il numero uno di Chicago è l'unica reale speranza della squadra del nuovo coach Hoiberg. Il supporting cast è di ottimo livello - posto che Gasol e Butler possano considerarsi "gregari" e non invece secondi e terzi violini - senza dimenticare Joakim Noah, reduce da una stagione deludente e chiamato nuovamente al proscenio nella sua versione migliore, quella un po' naif e sbarazzina che lo ha a lungo caratterizzato nella sua carriera Nba. Lo scenario sin qui delineato subirebbe uno stravolgimento totale se invece Rose fosse coinvolto in una trade che gli facesse abbandonare Chicago: dopo tre anni ai Bulls si chiedono ancora se si possa puntare su di lui, in una sorta di sequel del giorno della marmotta che ha cominciato a stancare anche gli amanti del genere.


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