NBA, buona la prima per gli italiani. E chi ben comincia...

Gallinari, Bargnani, Belinelli: buon esordio per gli italiani, ben al di là delle cifre. Con una stagione che promette di arridere agli alfieri del tricolore, sulla scorta dei precetti di Red Auerbach

NBA, buona la prima per gli italiani. E chi ben comincia...
Marco Belinelli, Danilo Gallinari, Andrea Bargnani: portacolori italiani oltreoceano

Red Auerbach è stato semplicemente uno dei più grandi allenatori di tutti i tempi. Forse il migliore. Perché allenava prima la testa e poi il fisico dei suoi atleti. E da purista e da profondo conoscitore del Gioco, era perfettamente conscio dell'importanza assai relativa dei numeri. Che dicevano e dicono tutt'ora sempre la verità, ma avevano e hanno il grande difetto di non spiegare fino in fondo il reale impatto di un giocatore all'interno di un sistema di squadra. Ed è per questo che poco prima dell'esordio assoluto di tal Bill Russell nella lega, porto il suo già eccellente mental coaching in una nuova dimensione: "Russell io ti prometto che d'ora in poi tutto quello che ti dirò non sarà mai influenzato dal foglio delle tue statistiche".

Una frase che spiega meglio di tante altre parole come e perché sia nata la dinastia dei grandi Boston Celtics. Una frase che torna di stretta attualità anche oggi quando, fatte le dovute proporzioni, si è all'indomani di una Italian Night che lascia ben sperare per l'immediato futuro dei nostri alfieri nella Nba. Non tanto e non solo per i numeri, appunto. Eppure sempre da questi bisogna partire, snocciolandoli senza però ridurre il tutto a un discorso di cifre, statistiche e percentuali dal campo.

Gallinari - Continuare a stupirsi sarebbe fuori luogo. Semplicemente perché Danilo, archiviati (si spera definitivamente) i problemi fisici delle ultime due stagioni, sta cominciando ad essere quello che è sempre stato: il più pronto, fra i tre, a un contesto competitivo di questo livello. Fisicamente e tecnicamente. E i 23 punti (7/15 dal campo, 3/5 da tre, uno stupefacente +20 di plus/minus in 35 minuti di impiego) nella corsarata Nuggets a Houston costituiscono solo il primo passo di un'annata che porterà il profeta di Sant'Angelo Lodigiano a prendersi la franchigia di Mile High City. Con una leadership certficata non dai canestri mandati a bersaglio, ma dal linguaggio del corpo e dall'atteggiamento dei compagni. Che hanno capito che di lui ci si può fidare e che, quindi, andare dalle parti dell' 8 è cosa buona e giusta. Un europeo di 27 anni che diventa il go to guy di una squadra Nba: in tempi recenti, tolti Nowitzki (il modello di perfezione cui il nostro dovrebbe tendere, al di là delle diversità fisiche) e Gasol, difficile trovare qualcuno del vecchio continente che possa dire di aver fatto meglio, nel contesto che ha respinto con perdite i Navarro e i Fernandez. Tanto per fare due nomi.   

Bargnani - L'Europeo gli ha restituito consapevolezza e fiucia nei propri mezzi. E stare lontano dall'aria pesante che si respira sovente al MSG potrebbe aiutarlo a esprimersi al meglio. Non che a Brooklyn la prospettive presenti e future dicano meglio rispetto all'altra metà della (Grande) Mela, ma a livello ambientale potrebbe davvero essere il posto giusto per ritrovare e ritrovarsi. E, magari, strappare un buon contratto e un progetto interessante da qualche altra parte. Restando alla stretta attualità, per il 'Mago' 17 punti (6/13 dal campo) in 22 minuti nella sconfitta interna dei Nets contro i Bulls e il giusto approccio alla gara partendo dalla panchina. Segno di una cattivera agonistica che sembrava perduta e che le notti berlinesi hanno, invece, contribuito a ritrovare. Probabilmente non riuscirà più a dimostrare che quella number 1 pick del 2006 non era tanto peregrina, ma l'ottimismo intorno a ciò che sarà comincia ad aumentare. E un buon futuro passa ì, inevitabilmente da un buon presente. Dimenticandosi del recente passato e continuando a giocare come oggi. Meglio di oggi.

Belinelli - L'esemplificazione dell'assunto di Auerbach. Nove punti in 31 minuti, percentuali rivedibili (42.9% da tre ma anche 3/12 dal campo), plus/minus che dice -1. Eppure la sensazione di poter essere sempre in grado di fare qualcosa, di riuscire comuque a incidere anche quando il tiro non entra: e, infatti, al carnet della serata della Sleep Train Arena (vittoria Clippers sui Kings 111-104, ndr) vanno aggiunti anche 7 assist, 2 rimbalzi e 1 recupero. Se vi sembre poco, vi basti ricordare che il figlio prediletto di San Giovanni in Persiceto si rilanciò a Chicago proprio partendo da queste piccole cose. Verranno serate realizzativamente migliori ma, paradossalmente, il miglior Belinelli lo si vede in partite così: presente, voglioso, solido mentalmente. Conditiones sine qua non per competere sera si sera no contro il meglio che il mondo della palla a spicchi ha da offrire.

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