NBA: la falsa partenza degli Houston Rockets

Due sconfitte in due gare per i texani. Prematuro parlare di crisi, ma gli infortuni e i cambiamenti estivi hanno minato le sicurezze del gruppo

NBA: la falsa partenza degli Houston Rockets
NBA: la falsa partenza degli Houston Rockets

Sognavano di certo una partenza diversa gli Houston Rockets, e invece si ritrovano ancora a zero vittorie dopo due gare della nuova stagione NBA. Reduci dalla finale di Conference della scorsa stagione, i Rockets si presentano rinnovati e con ambizioni da titolo. Dopo le due nette sconfitte con Denver e con Golden State nella riedizione della finale di Conference, sono però emersi una serie di problemi che forse non erano stati messi in preventivo.

Innanzitutto non si può prescindere dal sottolineare gli infortuni che hanno colpito i texani: Howard ha saltato la partita con Denver, e contro Golden State è apparso in nettissimo ritardo di condizione ( e le sue precentuali ne hanno risentito); Motiejunas, preziosissimo per gli equilibri della squadra, è ancora fuori, e lo stesso Harden ha subito un infortunio a metà ottobre. Avere questi contrattempi durante la preparazione a una stagione NBA non può non ripercuotersi almeno nelle prime partite.

A questo bisogna aggiungere i cambiamenti effettuati durante l'estate: per seguire le indicazioni di Harden che chiedeva un altro gestore della palla, i Rockets hanno ingaggiato Lawson da Denver, perdendo però giocatori del back-court come Prigioni, che si sono rivelati importanti per carattere e persoalità in alcuni momenti decisivi della scorsa stagione. Intendiamoci, con Lawson i Rockets possono dirsi migliorati, anche perchè aggiungono varietà di soluzioni in attacco, e la panchina è comunque lunga e di qualità con nomi del calibro di Jason Terry, Corey Brewer e Patrick Beverly. Viene da pensare piuttosto che la partenza che non è stata metabolizzata sia quella di Josh Smith: arrivato a gennaio, ha contribuito al cambio di marcia dei Rockets e ai loro ottimi risultati ai playoff, inserendosi da subito nei meccanismi dei Rockets, al contrario dei nuovi arrivi di quest'estate.

Se si aggiunge anche che l'uomo franchigia, ossia Harden, ha tirato con percentuali bassissime in questi primi due matches, si delinea il quadro di una squadra che ora non è assolutamente in fiducia: devono far riflettere le dichiarazioni di coach McHale a fine match contro i Warriors quando dice che ha visto tutti i suoi giocatori impauriti. In questo momento se Harden non gira, non c'è nessuno che riesca a sopperire e a prendere in mano la squadra, forse perchè ancora in costruzione, forse perchè nessun altro si sente di potersi prendere la leadership. Di sicuro Harden non continuerà a tirare con 4/18 dal campo, e mi sembra prematuro parlare di crisi dopo sole due partite, ma certamente in quella tonnara che è la Western Conference non è permesso perdere molti matches e avere momenti difficili che durino troppo a lungo. I Rockets hanno ampi margini di miglioramento e tempo per recuperare ed affinare i propri meccanismi di squadra per integrare tutti i nuovi ( a proposito, ottime indicazioni dal rookie Montrezl Harrell) ma devono darsi una scossa da subito, lavorando con umiltà ed unità per ritrovare l'efficacia del loro gioco in attacco ed in difesa. Date le ambizioni alte, e le possibilità che comunque questa squadra oggettivamente ha di poter arrivare in alto, sarebbe un delitto scoprire e ritrovarsi con un roster umorale e con poco carattere. Nelle prossime partite si capirà se bisognerà continuare a dar credito ai Rockets per una stagione di alto livello.


Share on Facebook