Stephen Curry: l'evoluzione del "Baby-faced assassin"

Rivediamo come il nativo di Akron ha sviluppato il suo gioco nel corso degli anni, fino a diventare un all-star e il reigning MVP.

Stephen Curry: l'evoluzione del "Baby-faced assassin"
Stephen Curry: l'evoluzione del "Baby-faced assassin"

Oggi vi presentiamo un giocatore che negli ultimi anni sta letteralmente invadendo le pagine delle testate giornalistiche mondiali, mandando in frantumi record su record. Ha vinto l'anello NBA la scorsa stagione e sembra non volersi fermare. Signore e signori... Wardell Stephen Curry II!

Nato ad Akron, Ohio, nel medesimo ospedale dove quattro anni prima era nato LeBron James, passa la sua infanzia a Charlotte, North Carolina, dove il padre Dell gioca per gli Charlotte Hornets. Da bambino frequenta la scuola Montessori, avviata dalla madre Sonya. Dal 2001 al 2002, durante la militanza del padre nei Raptors, Curry vive a Toronto e va al Queensway Christian College. Nonostante il già visibile talento, il fisico poco robusto non gli permette di ricevere borse di studio da grandi scuole. Molte università dell'ACC non lo scelgono proprio per la sua scarsa fisicità.
Dopo aver ricevuto offerte da Davidson College, Virginia Commonwealth e Winthrop, Curry alla fine sceglie il Davidson College, scuola che non vince un torneo NCAA dal 1969.

Ed è proprio a Davidson College che il talento cristallino del giovane Steph viene alla ribalta. Contro Eastern Michigan, nella prima gara stagionale del suo anno "freshman", Curry conclude la partita realizzando 15 punti, seppur perdendo 13 palloni. Nella gara successiva, contro Michigan, mette a referto una prestazione da 32 punti, 4 assist e 9 rimbalzi. Curry finisce la stagione primo nella Southern Conference per numero di punti, con una media di 21.5 a partita e si posizione come secondo miglior realizzatore della NCAA, dietro solamente a Kevin Durant. Al termine della stagione viene selezionato dalla nazionale statunitense under-19, con la quale al campionato del mondo ottiene una media di 9.4 punti, 3.8 rimbalzi, 2.2 assist in 19.4 minuti. Nella sua seconda stagione collegiale Curry completa la sua crescita, arrivando a toccare 191cm e terminando nuovamente la stagione primo nella Southern Conference per numero di punti, con una media di 25.5 punti a partita ai quale aggiunge 4.7 rimbalzi e 2.8 assist a partita.

Arriva il momento tanto atteso: il giovane ragazzo di Akron si dichiara eleggibile per il Draft NBA 2009. Restano però alcuni dubbi su di lui, soprattutto riguardanti una non invidiabile fisicità. Molte squadre infatti ritengono che sia troppo esile per i parquet NBA. Alla fine i Golden State Warriors decidono di spendere la loro 7ª scelta per Stephen, offrendogli un contratto di 12,7 milioni di dollari in 4 anni. Debutta nella NBA il 28 ottobre 2009, partendo in quintetto e mettendo a referto 14 punti, 7 assist, 4 palle rubate e 2 palle perse in 36' di gioco. Il 23 gennaio 2010 nella partita contro i New Jersey Nets scrive a referto il suo career-high di punti, segnandone 32. Il 10 febbraio 2010 fa registrare la sua prima tripla doppia, mentre il 7 aprile arriva molto vicino a realizzare una quadrupla-doppia. Sette giorni dopo, nell'ultima partita di regular season, registra un nuovo personale career-high con 42 punti. Insomma, la nascita di una nuova stella nel panorama cestisti americano è sotto gli occhi di tutti.
Ma non è ancora il momento giusto. Le sue due stagioni successive (2010-2011 e 2011-2012) sono infatti caratterizzate da numerosi problemi fisici, soprattutto alle caviglie.
All'inizio della stagione 2012-13 Curry invece esplode definitivamente. Il 27 febbraio 2013 al Madison Square Garden segna 54 punti, con 11 tiri da tre punti su 13 tentati, migliorando ancora una volta il suo record di punti. Il 17 aprile 2013, nell'ultima partita stagionale contro i Portland Trail Blazers, Curry realizza il 272º canestro da tre della propria stagione, superando il record di triple segnate in una singola annata NBA, che apparteneva a Ray Allen. Inoltre i suoi Warriors strappano una tanto attesa partecipazione ai play-off (l'ultima volta era nel 2007).

Curry è protagonista anche l'anno successivo di una stagione incredibile che gli consente di aumentare la propria notorietà in tutto il mondo. Il 7 gennaio 2015, nella vittoria 117-110 sugli Indiana Pacers, Curry segna la tripla numero 1000 in carriera, diventando così il più giovane giocatore a raggiungere questo risultato. Stephen impiega infatti solo 369 partite, ben 88 in meno del precedente detentore del record, Dennis Scott (457). Per la prima volta ottiene la maggioranza dei voti nelle nomination per i quintetti dei Team East e West dell'All Star Game 2015, spodestando un mostro sacro come LeBron James. Il 14 febbraio 2015 vince la gara dei tiri da tre punti dell'NBA All-Star Weekend. Alla sua quarta partecipazione batte in finale Klay Thompson e Kyrie Irving, totalizzando ben 27 punti, un record per la manifestazione. Inoltre, insieme al compagno di squadra Klay, parte nel quintetto titolare del Team West dell'All-Star Game, allenato in questa occasione dal coach degli Warriors Steve Kerr, per il secondo anno di fila.

Il 9 aprile, nella vittoria sui Portland Trail Blazers (ottenuta grazie ai suoi 45 punti), supera il record di 272 tiri da tre punti realizzati in una singola stagione che a lui stesso apparteneva, concludendo la stagione con un totale di 286 triple segnate. Al termine della stagione, dopo aver guidato i Warriors ad uno straordinario record di 67 vittorie e sole 15 sconfitte (il migliore della lega), riceve il premio di MVP, onorificenza che conferisce al playmaker il titolo di miglior giocatore della regular season. Trascina inoltre i Warriors in finale NBA, dopo aver battuto i New Orleans Pelicans, i Memphis Grizzlies e gli Houston Rockets. Nelle Finals contribuisce alla vittoria sui Cleveland Cavaliers, grazie anche ad una prestazione da 37 punti in gara-5, laureandosi campione NBA il 17 giugno e riuscendo quindi a vincere nella stessa stagione MVP e anello. Nel corso di questa post-season, infrange perfino il record di 58 triple realizzate in una edizione dei playoff NBA, che apparteneva a Reggie Miller, portandolo a 98.

Curry inizia la stagione 2015-2016 in modo altrettanto spettacolare: segna 40 punti ai Pelicans nell'opening night, 25 contro i Rockets e 53 di nuovo contro New Orleans, candidandosi fin da subito ad un altro titolo di MVP. Inoltre, con questo inizio di stagione il "Reigning MVP", con ben 1.245 3-pointers, scavalca il padre Dell, posizionandosi così al 42esimo posto nella classifica dei migliori tiratori da 3 di tutti i tempi. La sensazione di tutti è che non si fermerà qui! I Warriors iniziano la stagione con un 24-0 (miglior partenza nella storia della NBA), includendo la fantastica vittoria in rimonta contro i Los Angeles Clippers, partita in cui la squadra di Oakland insegue da meno 23 ad inizio secondo quarto. Contando anche le 4 vittorie della passata regular season, la striscia di vittorie consecutive è quindi di 28 partite, seconda solo alle 33 dei Los Angeles Lakers, annata 1971-1972.
Concludiamo, e si fa per dire, col dirvi che alla ventesima gara contro gli Charlotte Hornets Stephen raggiunge le 100 triple stagionali, infrangendo il record di Ray Allen (31 partite).

Numeri alla mano l'evoluzione della leadership e del potenziale di questo ragazzo continua ad essere incredibile. Dalle 166 triple del suo anno da rookie alle 286 del nuovo record NBA nella stagione 2014-2015, un balzo irreale. Ma Steph Curry non è solo una macchina da punti, e lo si può ben vedere dalle statistiche. Viaggia, nei suoi 7 anni di NBA, ad una media di quasi 6 assist a partita (senza praticamente giocare due stagioni). Insomma l'appellativo "the Baby-faced assassin" sembra calzare a pennello a questo ragazzo, che non ha il fisico di Lebron James, ma in quanto a talento non ha eguali nella lega.

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