Nba, Ginobili sui Warriors: "Non so se c'è un modo per batterli"

In un'intervista al quotidiano argentino La Naciòn, Manu Ginobili parla dei Golden State Warriors: "Non so se esiste un modo per batterli, ma comunque ce ne preoccuperemo al momento giusto, quando vincere conterà davvero".

Nba, Ginobili sui Warriors: "Non so se c'è un modo per batterli"
Nba, Ginobili sui Warriors: "Non so se c'è un modo per batterli"

Dopo essere stato operato all'inguine il 4 febbraio scorso (colpo subito da Ryan Anderson dei New Orleans Pelicans nella vittoria casalinga dell'AT&T Center), Manu Ginobili torna a parlare di sè e dei suoi San Antonio Spurs. Il rientro sui campi di gioco è ancora lontano (con ogni probabilità non avverrà prima degli inizi di marzo), ma l'argentino si preoccupa già di cosa potrà verificarsi durante i playoffs, quando i neroargento potrebbero scontrarsi con gli incredibili Golden State Warriors di questa stagione (48 vittorie e 4 sconfitte il record della squadra di Steve Kerr, abbondantemente in linea per fare meglio dei Chicago Bulls del 1997). 

Ecco dunque Ginobili esprimersi al riguardo sulle colonne del quotidiano argentino La Naciòn: "In questo momento in tanti parlano di quanto siano strepitosi i Golden State Warriors - l'esordio di Manu - la gente si chiede chi o cosa possa fermarli, e in effetti non sembra al momento che ciò sia possibile. Ovviamente può anche capitare che una volta ogni tanto Curry abbia una serata no, ma non si può sperare che lo stesso capiti al resto della squadra, come abbiamo già avuto modo di provare sulla nostra pelle in passato. Non so se esiste un modo per batterli, per adesso non mi interessa nemmeno. Vedremo a maggio o a giugno. Sconfiggerli ora, in regular season, conterebbe solo per una partita, nulla di più. Stanno attraversando un momento eccezionale, giocano davvero una pallacanestro straordinaria e mostrano in ogni gara di avere grande fiducia nei loro mezzi e un notevole spirito di squadra. Noi dovremo capire come si fa a batterli solo quando sarà il momento del do or die, ai playoffs, quando non ci sarà un domani".

La pesante sconfitta (120-90) patita alla Oracle Arena il 25 gennaio scorso non è certo scivolata nel dimenticatoio dalle parti dell'AT&T Center, dove Gregg Popovich e il suo staff tecnico stanno costruendo l'ennesima stagione capolavoro degli ultimi vent'anni all'ombra dell'Alamo. Archiviata la pausa per l'All-Star Game, gli Spurs riprenderanno il loro Rodeo Road Trip ripartendo da Los Angeles, sponda Clippers, per un'altra sfida che potrebbe ripresentarsi in primavera. La mente resta però ancora ai Warriors, da incontrare altre due volte sul finire della regular season. Come fatto intendere da Ginobili, non saranno quelle le partite che conteranno davvero e che ci diranno qualcosa di molto significativo sull'accoppiamento tra le due squadre. A Oakland i texani sono stati bastonati senza possibilità di replica, sommersi dalle palle perse, forzate da Curry e compagni, e asfaltati in transizione, dove l'energia di Golden State è parsa inarrestabile. A quella edizione degli Spurs mancava Tim Duncan, vero faro dei neroargento, non solo per la sua scienza difensiva ma anche per la capacità di leggere i movimenti dei suoi compagni di squadra nell'altra metà campo. Resta la sensazione che San Antonio dovrà necessariamente limitare (o addirittura impedire) che i Warriors possano correre (non solo in contropiede) per potersela giocare a difesa schierata (la migliore dell'intera lega, numeri alla mano).

Posto che Duncan è ancora un punto di riferimento imprescindibile per Popovich e il suo staff, sarà da valutare se un'eventuale serie contro i Dubs sia davvero quella ideale per le caratteristiche di LaMarcus Aldridge, o se non sia piuttosto più conveniente azzardare un quintetto con Kawhi Leonard da numero quattro e altri tre esterni (Parker, Green e lo stesso Ginobili, con Anderson e Simmons a dargli il cambio). C'è poi un giocatore che è già stato decisivo nel recente passato per l'ultimo titolo vinto dagli Spurs: si tratta di Boris Diaw, protagonista di una stagione finora disputata a fari spenti, ma elemento in grado di spostare gli equilibri quando farà più caldo. 

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