NBA, "l'effetto James" sui contratti di sponsorizzazione

L'accordo miliardario tra Nike e LBJ rappresenta il punto di svolta per le partnership tecniche delle star Nba. Presenti e future. A partire da Ben Simmons, che spera di essere scelto dai Lakers per 10 milioni di buoni motivi

NBA, "l'effetto James" sui contratti di sponsorizzazione
NBA, "l'effetto James" sui contratti di sponsorizzazione

E adesso a Ben Simmons non resta che fare come nel 'Conte di Montecristo': aspettare e sperare. Cosa? Che i Sixers chiamino Ingram con la prima scelta assoluta al prossimo Draft, lasciando campo libero ai Lakers nella corsa al giocatore australiano. Con almeno dieci milioni di buoni motivi che spingono il prodotto di LSU a sperare che tutto vada secondo i suoi piani.

Chiariamo. L'esito della Lottery, con Phila che si è aggiudicata la pick no. 1, ha scompaginato e non poco i piani dell'entourage di Simmons, il quale aveva annunciato che avrebbe firmato un nuovo contratto di sponsorizzazione tecnica una volta saputo il responso delle palline magiche nella notte tra il 17 e il 18 maggio. Due, in particolare, le offerte che ballavano (e ballano tutt'ora) sul piatto: un quinquennale da 50 milioni di dollari complessivi (più bonus in caso di conseguimento del 'Rookie of The Year') da parte di Adidas e un accordo di uguale durata, ma meno remunerativo (37.5 milioni) proposto da Nike. Quindi, rispettivamente, 10 e 7.5 milioni di dollari all'anno per i prossimi 5 anni, con la possibilità di forzare ulteriormente la mano nel caso in cui a Hollywood si decidessero a puntare sul #23 ex Louisiana State.

Ecco, perché, al momento, non è ancora stato reso noto per quale tra i due maggiori marchi di abbigliamento sportivo del mondo firmerà Simmons. Un conto sarebbe, infatti, sponsorizzare la giovane speranza chiamata a risollevare L.A. dalla palude tecnica e di risultati in cui è sprofondata, un altro vestire l'ennesimo prospetto di belle speranze che richia di vedersi compromettere fin da subito la carriera nella squadra più votata al "perdere e perderemo" di borlottiana memoria.

Come dite? In ogni caso sarebbero comunque troppi soldi per uno che, al netto delle premesse (e promesse) deve ancora dimostrate tutto tra i 'pro'? Teoricamente avreste ragione. Ma, parlando di soldi e contratti, le regole le fa il mercato. Che, ed è notizia di qualche ora fa, rischia di aver vissuto il suo turning point con l'annuncio delle cifre del nuovo accordo a vita tra Nike e LeBron James. Vale a dire colui del quale Simmons è chiamato a raccogliere la (pesante) eredità dentro e fuori dal campo, come si può evincere da quanto segue:

Nel caso non foste aggiornati, sappiate che il marchio made in Oregon ha deciso di legarsi al figlio prediletto di Akron con quello che l'agente Maverick Carter ha definito come "il più grande contratto della storia dell'azienda". La quale, nei prossimi anni, verserà nell casse di King James un miliardo di dollari. Avete capito bene: UN MILIARDO. Vale a dire il doppio di quanto prospettavamo lo scorso dicembre quando vi demmo conto del rinnovo tra LBJ e Nike. All'epoca si parlava di cifre che oscillavano tra i 400 e i 500 milioni di dollari, ma si trattava di un conteggio approssimativo reso ancor più difficile dalla segretezza che filtrava da ambo le parti.

E adesso se ne intuisce il motivo. Con un simile precedente (che difficilmente verrà anche solo avvicinato, quanto meno nell'immediato futuro), i contratti di sponsorizzazione tecnica delle superstar Nba diverranno sempre più ricchi e remunerativi. Anche, come nel caso di Simmons, per chi deve ancora disputare un singolo minuto su un parquet professionista ma porta in dote un carico non indifferente di aspettative.

L'idea, quindi, è quella di una corsa precoce alla giovane stella a cifre relativamente contenute, per poi rinegoziare in seguito se la risposta dal punto di vista commerciale risulterà significativamente positiva. E, anche in questo caso, l'esempio di scuola è costituito ancora da James. Nei suoi primi sette anni di Nba (2003-2010) Nike gli fece sottoscrivere un accordo da 9 milioni annui, diventati 10 nei successivi sette, fino alla cifra monstre dello scorso dicembre. Dettata dagli accordi di Kevin Durant (300 milioni per 10 anni sempre con Nike) e James Harden (200 per 13 con Adidas). Tacendo di quanto, a breve, Under Armour dovrà sborsare per tenersi stretta Steph Curry.

Tuttavia ci sarebbe ben poco da stupirsi. Un pò perché lo stesso James, tempo fa, si disse sicuro di diventare il primo cestista a guadagnare un miliardo di dollari, un pò perché, comunque, il raffronto con i più pagati delle altre discipline sportive aveva messo in evidenza come, in fin dei conti, gli endorsements del Re potessero solo migliorare alla luce del suo ruolo di uomo immagine Nike del dopo Jordan. Se si guarda alla classifica degli sportivi più ricchi del 2015 stilata da Forbes, infatti, il nostro figura "solo" al sesto posto (destinato, però, a scalare più d'una posizione):

Floyd Mayweather (300 milioni di dollari)

Manny Pacquiao (160)

Cristiano Ronaldo (79.6)

Lionel Messi (73.8)

Roger Federer (67)

LeBron James (64.8)

Alla luce di ciò ve la sentite ancora di dire che quei soldi per Simmons sono troppi? 


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