Il death lineup degli Warriors è veramente morto?

Alla scoperta delle difficoltà di Golden State contro Oklahoma City che riguardano da vicino anche il proprio quintetto piccolo.

Il death lineup degli Warriors è veramente morto?
Il death lineup è veramente morto?

Alla vigilia di gara 4 della Finale Nba 2015, i Golden State Warriors si trovano sotto 2-1 contro dei Cleveland Cavs privi di Kyrie Irving e Kevin Love.
La squadra di coach Kerr soffre tremendamente a rimbalzo ed in attacco la presenza di un Bogut impalpabile penalizza le spaziature di un'orchestra fin lì perfetta.
Dopo ore e ore passate in sala video, il coaching staff degli Warriors decide di cambiare lo starting five per gara 4, con una scelta a dir poco rivoluzionaria.
Kerr opta per un quintetto senza un centro di ruolo, con Draymond Green da 5 e Curry, Thompson, Barnes e Igoudala ad aprire oltremodo il campo.
Questo lineup all'apparenza folle, persino per la nozione di small ball di matrice "d'antoniana", diventa invece l'arma letale di Golden State. Da lì in poi gli Warriors vinceranno tre partite consecutive aggiudicandosi l'anello e daranno vita successivamente alla migliore stagione della storia della nba con un record di 73-9.

Il quintetto con Green da 5 è uno strumento che Kerr usa con parsimonia, soprattutto nei finali di gara, ma i risultati sono devastanti. Quest'anno in regular season è stato utilizzato per 172 minuti complessivi con un differenziale positivo di 47 punti per cento possessi.
I commentatori americani lo hanno definito in maniera esemplare come il death lineup dei Golden State Warriors. Quando sono in campo contemporaneamente questi cinque giocatori, gli avversari vengono il più delle volte disintegrati.
La versatilità e l'atletismo consente loro di cambiare su ogni singolo blocco nella metacampo difensiva senza soffrire alcun miss-match, mentre, dall'altra parte, avere cinque tiratori sul perimetro permette loro di aprire il campo a dismisura, ovviando ai blitz su Curry quando gioca il pick and roll con Green tramite gli scarichi ai tiratori negli angoli o le incursioni dello stesso Green al ferro.

Source: Ronald Martinez/Getty Images North America
Source: Ronald Martinez/Getty Images North America

Nessuna e ribadisco nessuna squadra è riuscita a contrastare in maniera efficace il death lineup degli Warriors o almeno fino alla serie contro Oklahoma City.
Golden State è indietro 2-1 contro quello che con ogni probabilità è il team più forte che ha incontrato ai playoff negli ultimi due anni. E l'aspetto più preoccupante per coach Kerr è proprio il rendimento del suo "quintetto della morte" contro questi Thunder.
Molte preview hanno descritto questa sfida come una battaglia tra la grande e grossa Okc, capace di sconfiggere gli Spurs con un quintetto formato da due lunghi di ruolo come Adams e Kanter, contro gli Warriors che hanno fatto dello small ball una filosofia vincente.
Coach Donovan ha scelto di limitare al minimo i minuti di Adams e Kanter insieme in campo, nonostante il quintetto con loro due e Westbrook, Durant e Waiters abbia comunque un Net Rating positivo di 42.6 in soli cinque minuti di utilizzo.

Donovan teme che Golden State possa abusare di Kanter sui pick and roll e così, infatti, è stato nei pochi minuti in cui è stato in campo. Il turco possiede il peggior Net Rating di squadra con -29.4 ed i suoi minuti diminuiscono di partita in partita.
I Thunder sono riusciti a trovare altre soluzioni, disinnescando in maniera sorprendente il death lineup degli Warriors.
Nelle prime tre gare della serie il quintetto con Curry, Thompson, Barnes, Igoudala e Green è stato in campo per 22 minuti (secondo quintetto più utilizzato) e ha un differenziale sui cento possessi di -18.7. Mai nessuno era riuscito a mettere così in crisi un gruppo di giocatori che è a tutti gli effetti una macchina perfetta.
Nessuno, però, possiede l'atletismo debordante dei Thunder, capaci di rallentare il movimento di palla vertiginoso della squadra di Kerr, costringendola a prendere tiri forzati per poi punirla in transizione.

Gara 3 è stata l'emblema delle difficoltà di Golden State e dello stato di grazia dei Thunder. In sette minuti di utilizzo il death lineup ha preso un parziale negativo di 26-4, tirando con 1/16 dal campo e 0/6 da tre.
Numeri estremamente negativi che evidenziano la serata no degli Warriors ed una sofferenza letteralmente fisica per il ritmo imposto da Okc.
Il simbolo di queste difficoltà è senza dubbio Draymond Green, autore di una gara da sei punti con 1/9 dal campo, 4 palle perse ed un colpo proibito a Steven Adams che rischia di costargli gara -4.
Il suo plus minus di -46 è il peggiore in una gara dei playoff dal 2001 in avanti.

Source: J Pat Carter/Getty Images North America
Source: J Pat Carter/Getty Images North America

Il pick and roll tra Curry e Green, ovvero l'arma tattica più devastante della lega, è stato depotenziato dall'atletismo e dalla lunghezza delle braccia dei giocatori di Oklahoma City. Il prodotto di Michigan State ha avuto spesso la strada libera verso il ferro sui raddoppi portati su Curry, ma una volta arrivato nei pressi del canestro si è trovato difronte le lunghe leve di Durant e Ibaka che hanno alterato i suoi tiri, portandolo a sbagliare anche diversi layup.
Gli Warriors hanno così perso lentamente fiducia, iniziando a forzare conclusioni e ad essere esitanti nell'esecuzione dei loro consueti schemi offensivi.
Okc ha potuto così giocare al proprio ritmo nella metacampo offensiva, iniziando l'azione nei primi secondi e sfruttando gli accoppiamenti favorevoli in transizione.
Durant e Westbrook hanno segnato, non a caso, rispettivamente 13 e 12 punti in campo aperto, distruggendo letteralmente Golden State a cavallo tra il secondo ed il terzo quarto.

Proprio in questo frangente della partita, Okc ha trovato il quintetto che ha spaccato in due il match.
A metà del primo quarto Donovan ha deciso di togliere Adams e di inserire Waiters, giocando con Durant da 4. Una scelta prevedibile alla vigilia e adesso finalmente messa in atto dall'ex coach di Florida con dei risultati sorprendenti.
Il quintetto con Westbrook, Waiters, Roberson, Durant e Ibaka è stato in campo per dodici minuti e ha portato ad un parziale di 32-12 a favore dei Thunder con un Net Rating di +98.7 (!).

Donovan nel post gara dichiarerà come questo quintetto abbia consentito alla sua squadra di avere più portatori di palla sul parquet contemporaneamente, aprendo il campo a dismisura e offrendo più spazio per i tagli backdoor di Roberson.
Difficile ipotizzare se la small unit dei Thunder riuscirà nelle prossime partite a tenere testa al death lineup degli Warriors. I dati della regular season spingono a credere il contrario: Donovan ha schierato questo quintetto solo in 25 partite per un minutaggio complessivo di 45 minuti con un Net Rating di -11.2.

Sfidare gli Warriors sul loro stesso piano rischia di essere una scommessa troppo ardita. Al netto della possibile squalifica di Green, non è escluso che Kerr possa decidere di cambiare il proprio starting five, partendo proprio con il quintetto piccolo.
Golden State dovrà, se non altro, eseguire il proprio piano tattico con maggiore pazienza, evitando alcune scelte di tiro affrettate che contro questa Okc significa consegnarsi alla loro transizione letale. 
La certezza, però, è che i Thunder possiedono il giusto mix di stazza, velocità ed atletismo per incrinare le certezze dei campioni in carica, che saranno chiamati così ad uno sforzo per loro senza precedenti, onde evitare di chiudere la stagione con l'appellativo di the best non-winning team in the nba history.  

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