NBA, Oklahoma City @ Golden State: ovvero, cosa aspettarsi dalla gara 7 più attesa degli ultimi anni

Rimpianto Wariors o occasione persa Thunder? Comunque vada l'ultimo atto della finale Ovest, la serie ha messo in mostra vizi e virtù di squadre e protagonisti principali. Che potrebbe significare tutto o niente alla vigilia del 'dentro o fuori'

NBA, Oklahoma City @ Golden State: ovvero, cosa aspettarsi dalla gara 7 più attesa degli ultimi anni
NBA, Oklahoma City @ Golden State: ovvero, cosa aspettarsi dalla gara 7 più attesa degli ultimi anni

Lo avevamo detto quando erano sull'orlo del baratro (precisamente qui), lo ripetiamo ora alla vigilia di una gara 7 che li vede in grande vantaggio, quanto meno dal punto di vista psicologico. I Golden State Warriors hanno giocato/stanno giocando una serie molto al di sotto dei loro standard: prova ne sia il fatto che, non appena si sia regolato il feng shui della loro pallacanestro che sono gli sono congeniali, gli Oklahoma City Thunder da imbattibili (gara 2 e, soprattutto, 3) siano tornati una squadra ampiamente alla portata dei figli della Baia. E questo al netto di un Curry leggermente in ripresa (ma che ha comunque faticato quando la dimensione fisica iniziale era predominante) e di un Thompson (11/18 da tre per 41 punti) cui dovrà essere rivolto ben più di un ringraziamento nel caso il prossimo 2 giugno la prima palla a 2 delle finali si alzerà alla Oracle Arena.

Soprattutto se, come nell'ultimo atto prima del redde rationem, le due principali opzioni offensive degli avversari si troveranno alle prese con i soliti prolemi del recente passato: Durant  è tornato ad avere quei problemi al tiro che lo stanno affliggendo dall'inizio dei playoff (sabato notte 29 punti - 21 se si volessero escludere gli 8 liberi - ma con 31 tiri, Westbrook ha sfiorato l'ennesima, clamorosa, tripla doppia della stagione (29, 11 assist e 9 rimbalzi) ma negli ultimi due minuti di partita ha fatto più danni della grandine, perdendo il pallone che, di fatto, ha consegnato la W ai californiani e dimostrando che, sotto pressione, deve ancora imparare come gestire con criterio i possessi che contano.

Al di là di tutto ciò che colpisce è il dato relativo alle percentuali dal campo. Dimenticatevi le difficoltà di metà serie: una volta tornati sulle medie cui ci avevano abituato in RS (40.9% generale, 46.7 da tre con 21 triple su 45 mandate a bersaglio), i Warriors sono risuciti a reggere l'impatto con gli stessi avversari che li avevano martirizzati non più tardi di 72 ore prima. Se si considerano, poi, i 23 assist di squadra (anche qui un ritorno alla normalità) e il 44-49 a rimbalzo (bilancio tutto sommato accetabile, soprattutto in considerazione delle difficoltà di Bogut su Adams), ecco spiegato come Golden State potrebbe diventare la decima squadra a forzare gara 7, vincendola, dopo essere stata sotto 3-1. Anche perché, in contumacia 'Batman &Robin', OKC sta trovando ben poche risposte dalla panchina: Waiters è discontinuo come non mai, Foye e Morrow stanno avendo meno minuti di quel che sarebbe lecito sperare e Kanter si è trovato improvvisamente chiuso dai ripetuti exploit del neozelandese più famoso del mondo. 

E per una squadra che punta alle Finals, dipendere oì tanto da due singoli giocatori non è mai un bel segnale: dopo, rispettivamente, il 66.7 di gara 3 (KD35) e il 52.6 di gara 4 (Westbrook), le due stelle hanno tirato entrambe al di sotto del 40% nelle due sconfitte successive (38.7 e 32.3 il primo, 39.3 e 37 il secondo). Grave per chi si prende, relativamente all'ultima apparizione, 58 tiri sui 90 complessivi della squadra ed ha sempre (qualche volta anche oltre il lecito) la palla in mano nei momenti finali. Quando è come se la squadra di Donovan smettesse di giocare e decidesse di affidarsi sceintementi agli isolamenti. Scelta rivedibile, in particolare se di fronte ti trovi qualcuno che ha dimostrato di soffrire e non poco il gioco a due con Adams e i ribaltamenti sul lato debole dopo aver attirato il raddoppio. Sembra quasi che i Thunder siano incapaci di giocare a ritmi bassi e che il loro potenziale si esprima solo e soltanto alla massima velocità possibile: e non è un caso che Golden State abbia rimessi in piedi partite e serie una volta ritrovata quella brillantezza fisica e mentale che smebrava perduta tra i gangli di un'involuzione tecnica inspiegabile.

Tuttavia, dalle parti della Oracle Arena non possono dormire sonni tranquilli. Perché, e lo ripetiamo, OKC finora ha giocato ai suoi limiti senza fare niente di più di quanto già non sappia mettere in mostra: se questo è bastato per portare i campioni a due elimination games consecutivi non osiamo pensare cosa potrebbe accadere qualora dovesse arriva LA prestazione, la partita perfetta, quella che capita una volta ogni tanto. E anche perché il sistema 'libero' di cambi difensivi predisposto da coach Donovan (spesse volte, infatti, erano Adams e/o Kanter a contestare il tiro agli 'Splash Brothers') sembra aver messo ben più di qualche granello di sabbia in quelli che erano i più puntuali meccanismi offensivi della storia recente del Gioco.

Ma tutto questo potrebbe non contare più. Ogni gara 7 ha una sua logica che sfugge a quella seguita fino a quel momento. Che sia un repeat delle scorse finali o un nuovo KD - LBJ, il clima è quello di una partita che, se vinta, potrebbe significare un bel pezzo di gioielleria da mettersi al dito. Anche se è quasi un peccato che una di queste due squadre debba conoscere una sconfitta che, indipendentemente dalle proporzioni, farebbe male, per motivi diversi ma uguali, a entrambe.

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