NBA, il futuro degli Indiana Pacers

Quest'anno la franchigia di Larry Bird ha cambiato moltissimi elementi, a cominciare dal coach Nate McMillan. Le novità sono molte, i dubbi altrettanti

NBA, il futuro degli Indiana Pacers
NBA, il futuro degli Indiana Pacers

19 Maggio 2016: sono in corso le finali di Conference tra Cleveland e Toronto e, soprattutto, tra Golden State e OKC. Proprio quel giorno, però, Frank Vogel decide di firmare un quadriennale da 22 milioni di dollari con gli Orlando Magic, lasciando dunque la guida degli Indiana Pacers dopo cinque anni da head coach e altri quattro da assistente. A sostituirlo viene chiamato il suo vice, Nate McMillan, ex allenatore dei Blazers e dei Sonics. A quest'ultimo il proprietario, tale Larry Bird, chiede di costruire una squadra che corra di più, maggiormente dinamica e spettacolare. In altre parole, moderna. Per realizzare ciò arriva ad Indianapolis Jeff Teague, reduce da un ciclo decisamente positivo con gli Atlanta Hawks. Oltre a lui sbarcano alla Bankers Life Fieldhouse anche Al Jefferson, Thaddeus Young e Aaron Brooks. Dopo un'estate del genere, gli appassionati e gli addetti ai lavori hanno subito iniziato a fantasticare su come avrebbe potuto giocare questa squadra, viste le tante novità e la presenza di una superstar come Paul George, di un giovane estremamente promettente come Myles Turner e di un veterano dall'indubbio talento offensivo, come Monta Ellis. Le risposte, considerando che si sono disputate meno di dieci partite di regular season, finora sono state parziali e contrastanti, con tanti spunti tecnici interessanti e diversi problemi da correggere.

​I nuovi arrivati e il gioco dei Pacers

In queste prime due settimane si è sicuramente vista una squadra dalle grandi potenzialità, soprattutto dal punto di vista offensivo. Come voluto da Bird, adesso Indiana cerca di correre maggiormente, con il pace che, dal 99 dello scorso anno, è passato al 101.8 (soltanto sette squadre hanno fatto meglio in questo senso). Ciononostante, per il tipo di pallacanestro che stanno cercando di implementare i Pacers, è necessario anche che ci sia grande attenzione in fase difensiva, soprattutto in transizione, così da non concedere troppi punti in contropiede. Eppure finora tutto ciò si è visto in maniera sporadica, considerando anche che l'efficienza difensiva è pari al 108.6 (la terza peggiore della Lega). Per colmare questa lacuna spesso non è bastato un buon rendimento in attacco, capace di segnare 105 punti ogni 100 possessi - Pacers tredicesimi nella NBA in questa speciale classifica. Tornando alla "questione ritmo", inoltre, risulta complicato per gli uomini di McMillan alzare i ritmi con continuità quando ci sono in campo Jefferson o Young, che non sono certamente giocatori particolarmente rapidi. 

​Finora si è visto un gioco offensivo che cerca molto i tagli di George, che a sua volta prende poi molti tiri in uscita dai blocchi, riuscendo benissimo ad allargarsi e a posizionarsi correttamente con i piedi nel giro di poche frazioni di secondo per costruirsi un buon tiro. Il leader di Indiana sta viaggiando a 21.4 punti a partita con il 48.1% dal campo. Altra situazione di gioco classica è il pick and roll tra la guardia - per esempio Ellis o Teague - e Young o Turner, il quale però risulta essere maggiormente efficace in situazione di pick and pop, dove è praticamente una sentenza. Fin dall'anno scorso Turner ha infatti messo in mostra un raggio di tiro molto ampio, costringendo spesso il proprio difensore ad uscire dall'area per cercare di contestargli un jumper che ormai è sempre più efficace. A questo devono aggiungersi le sue grandi doti atletiche, grazie alle quali riesce a mettere a segno diverse stoppate (2.6 a partita) e schiacciate volanti. C'è da migliorare ancora in difesa e a rimbalzo offensivo (1.9 a serata), oltre che nella protezione dell'area, a causa di difficoltà nel box out, non riuscendo quasi mai a mettersi tra il ferro e il giocatore, seguendo invece solamente la palla con lo sguardo. Per quanto concerne le letture di gioco, però, i 20 anni di età consentono di pensare che i margini di miglioramento siano molti ampi e colmabili nel giro di un paio di stagioni. Tornando al già citato Thaddeus Young, si tratta di un giocatore che lavora bene sul pick and roll, mentre sta cercando di migliorare nel tiro da fuori (35.7 dall'arco) e ai liberi - appena 1/2 di media - uscendo spesso dal pitturato per aprire il campo e creare spaziature, risultando però poco utile a rimbalzo, catturandone 5.9 a gara.

C'è poi anche Monta Ellis, il quale sembra avere difficoltà nell'adattarsi a questa realtà; giocatore che ama tenere la palla in mano e che deve convivere con star del calibro di George e Teague, fin dalla scorsa stagione ha riscontrato diversi problemi in termini di adattabilità, mettendo a referto poco più di 9 punti a partita col 33,3% da tre punti. Se il tiro dalla distanza non è mai stata la sua specialità, la sua soluzione dalla media spesso era una sentenza, mentre ora sembra non avere la possibilità di sfruttarla al massimo. Costretto a costruire maggiormente il gioco, Monta alterna buone letture ad autentici disastri - 2.8 palle perse di media - lanciando in contropiede gli avversari. Da questo punto di vista spesso risultano deleteri anche Brooks e Miles, i cui limiti in termini di ball handling portano a diversi turnover. Tuttavia entrambi forniscono buone garanzie sul pick and roll, in penetrazione e nel tiro da fuori. In particolare, il secondo finora ha portato alla causa ben 15.3 punti in 22.4 minuti di impiego, tirando col 53.8% da 3 ed avendo un efficienza media del 25%, il migliore della squadra. Il fulcro dei nuovi Pacers è però Jeff Teague, point guard con spiccate qualità offensive: pick and roll, penetrazione, tiro da fuori e playmaking sono il biglietto da visita con cui l'ex Atlanta si è presentato alla corte di Bird. L'inizio di stagione è stato a corrente alternata, fornendo prestazioni deludenti - contro i Lakers è parso poco aggressivo, insicuro e rinunciatario - a prove d'autore, conducendo i suoi in vittorie al supplementare (per info chiedere a Dallas e Philadelphia). Dalla sua continuità di rendimento e dalla sua energia dipenderà molto del futuro di questa squadra. Altro innesto importante è stato quello di Al Jefferson, veterano al tredicesimo anno nella National Basket Association. Le prime gare sono state in chiaroscuro, ma è opportuno ricordare che un giocatore di 31 anni e che pesa 131 kg ha necessariamente bisogno di più tempo per carburare rispetto agli altri. Quello che già si è visto è che l'ex Utah può esssere molto prezioso, sia in post-basso - buona mano dai 3-4 metri - sia in post-alto, riuscendo a smistare molto bene la palla e a creare buone spaziature, senza contare i buoni risultati nel pick and roll centrale, nonostante per ora sia abbia il 45% al tiro. Anche la panchina ha già dimostrato di poter essere un fattore, visto il roster lungo di cui dispone coach McMillan. Oltre ai giocatori citati, infatti, ci sarà da verificare l'apporto di Rodney Stuckey, mentre Lavoy Allen può garantire un buon apporto in post-basso e a rimbalzo, sfruttando tutta la sua fisicità. Per quanto riguarda i vari Robinson, Young e Seraphin si dovrà aspettare ulteriormente.

​Come anticipato, a rimbalzo i Pacers avranno bisogno di apportare alcune migilorie (posizionamento e taglia-fuori insufficienti), essendo solamente la ventiduesima squadra della NBA per rimbalzi catturati ogni cento possessi: 48.4. Inoltre, ci sarà da lavorare molto sul ball movement, che non è fluido in modo continuativo. La disposizione in campo non sempre è ordinata, con alcune transizioni offensive che non sono gestite al meglio. Infatti, talvolta il portatore di palla rimane troppo centrale, non consentendo a tutti i giocatori di prendere una corsia e di mettersi nelle condizioni di poter ricevere. In questo senso appare un problema la presenza di due giocatori come Jefferson e Young, che corrono poco e danno poche garanzie quando devono spostarsi in maniera repentina da una parte all'altra del campo. Proprio per questo non li si vede mai insieme contemporaneamente. Al momento l'ex Philadelphia sta avendo a disposizione più minuti, anche se col passare del tempo la situazione potrebbe cambiare. Molto dipenderà dallo stato di forma dell'ex Charlotte.

I problemi in difesa
In precedenza si è accennato ai problemi difensivi di Indiana. Gli stessi hanno portato a diverse sconfitte inopinate, oltre che nette (come visto contro Milwaukee), mostrando diversi problemi nei rientri e non solo. A parte alcune situazioni di gioco in cui Turner aiuta sul pick and roll, raramente c'è comunicazione in fase di non possesso. Proprio la difesa sul pick and roll centrale è uno dei problemi della squadra, come ha saputo evidenziare un fenomeno come Jabari Parker la settimana scorsa. In aggiunta, il lato debole è quasi sempre inesistente, con gli avversari che hanno così molta facilità nei ribaltamenti e nel creare spaziature per trovare l'uomo libero. La maggior parte delle volte i giocatori sembrano più propensi a seguire la palla, perdendo di vista gli accoppiamenti, tendendo poi a concentrarsi troppo sul lato forte, ammucchiandosi spesso in tre o quattro nello spazio di un paio di metri. Gli aiuti sul lato debole non ci sono praticamente mai, mentre i recuperi scarseggiano. Inoltre, a questo devono aggiungersi i problemi nella gestione della palla da parte degli esterni - Brooks e Ellis su tutti - che regalano facili contropiedi agli avversari (13.7 turnover a serata). Un altro nodo da risolvere sarà poi la presenza contemporanea di Ellis e Teague, che crea diversi missmatch sfavorevoli ai Pacers, i cui lunghi invece sono troppo statici, cambiando raramente sui blocchi. Se giocatori come Jefferson e Young sono ottimi difensori sulla palla e quando non devono muoversi troppo, fanno molta difficoltà invece nell'andare in aiuto e nel recuperare. Diverse palle perse sono nate anche dai problemi di Paul George nel creare gioco, specialmente quando cerca il pocket pass per un compagno. Anche in tal senso c'è dunqu ancora moltissimo da lavorare per McMillan.

Qual è il quintetto ideale?
In questo inizio di regular season  sono stati tanti i quintetti sperimentati dallo staff tecnico di Indiana. Quello più usato dai Pacers è stato quello che ha visto in campo Teague, Ellis, George, Young e Turner, che ha portato ad un buon rendimento offensivo mettendo a referto 104.7 punti ogni 100 possessi - con il 51.7% dal campo e il 37.9% dall'arco - subendone però 108.6, senza contare le 17.8 palle perse (il tutto prendendo sempre come riferimento un numero di possessi pari a 100).  In alcune uscite si è visto anche un quintetto estremamente lungo con in campo Brooks, Ellis, Allen, Jefferson e Turner, che ha portato a subire soltanto 98.1 punti, con il 53.1% dai 7,25 m, ma anche il 50% ai liberi. Per le ragioni sopra spiegate, quello col rendimento peggiore è stato senza dubbio quello che ha visto giocare insieme Teague, Ellis, George, Jefferson e Young (20% da 3 punti e 47.1% dal campo), con l'ex coach di Portland che l'ha usato infatti soltanto per poco più di 3 minuti in una manciata di partite.​Ciò che più interessa, però, è l'efficacia dello small ball, con Teague, Miles, Ellis, George e Turner sul parquet. Qui, infatti, i dati offensivi sono strepitosi: 54.5% dal campo, 45.5% da 3 e 141.6 punti segnati, subendone solamente 94.3. A ciò si deve anche aggiungere che, quando giocano questi 5, gli avversari perdono 27.5 palle e catturano solamente 14.3 rimbalzi offensivi di media (sempre prendendo come riferimento 100 possessi). Anche se non potrà mai essere il quintetto base, potrebbe essere quello da utilizzare nei momenti "clutch", avendo quasi tutti ottimi tiratori di liberi (tranne Turner), giocatori in grado di risolvere le partite quasi da soli (almeno 3/5) e dinamismo, sgombrando l'area e facendo circolare la palla più velocemente, sfruttando diversi miss match dal perimetro (come visto nel finale di partita contro Philadelphia). Gli aggiustamenti da apportare sono moltissimi e i dubbi rimangono, ma il materiale su cui lavorare è tanto e di prima qualità. Ora spetterà a McMillan e al suo staff metterlo insieme.