Nba, Bob Myers: "Nessun paragone con i Warriors dello scorso anno"

Il general manager di Golden State e le sue impressioni sulla stagione Nba in un'intervista a Bleacher Report.

Nba, Bob Myers: "Nessun paragone con i Warriors dello scorso anno"
Bob Myers e Steve Kerr. Noah Graham/Getty Image

Quando si parla dei successi dei Golden State Warriors, si fa spesso riferimento a Stephen Curry, due volte MVP, a Steve Kerr, allenatore dell'anno 2016, a Klay Thompson e Draymond Green, pedine fondamentali nel sistema di gioco della squadra della Baia, ma raramente si pensa a Bob Myers, general manager di una franchigia che è riuscita ad acquisire da free agent Kevin Durant, nonostante avesse già un roster di primo livello. E l'architetto dei Warriors - definizione del proprietario Joe Lacob - ha parlato della sua squadra in una bella intervista concessa a Erik Malinowski di Bleacher Report.

Si parte da una valutazione sull'inizio di regular season di Golden State: "In genere si impara sia dalle vittorie che dalle sconfitte. L'anno scorso abbiamo avuto modo di imparare da entrambe. Abbiamo ottenuto grandi vittorie, in particolar modo in regular season, ma poi non siamo riusciti a chiudere la stagione come avremmo voluto. Al di là della sconfitta alle Finals, non penso però che abbiamo giocato al nostro meglio, sia di squadra che individualmente. Ora vogliamo giocare bene per tutto l'anno, ma abbiamo imparato che la cosa più importante è costruire qualcosa che sia sostenibile ai playoffs. Non misureremo noi stessi paragonandoci allo scorso anno. Questa è una squadra diversa, con nuovi giocatori e con uno staff tecnico differente. Chiunque viva nel mondo dello sport sa che ci vuole un minimo di tempo e che non bastano cinque gare per integrare un bel po' di nuovi giocatori. Ma siamo sulla buona strada. Ci sono state partite in cui abbiamo fatto vedere buone cose e altre in cui abbiamo faticato, ma mi piace il modo in cui questa squadra lotta ogni sera. Questo è un gruppo di giocatori non egoisti, che non si fanno trascinare dal proprio ego. Comunque è ancora presto, anche se il record è buono, e non è qualcosa che diamo per scontato. Le nostre sconfitte sono sempre amplificate, ma sappiamo che sarà sempre così. L'ultimo k.o., con Houston, è stato meritato: i Rockets hanno giocato bene. Quando si vince troppo spesso, per lo staff tecnico è difficile continuare a insegnare qualcosa: quando poi si comincia a perdere nei playoffs, tutto diventa più complicato". 

Su Steve Kerr: "La gente crede che Steve alleni in Nba da quindici anni. Invece questo è solo il suo terzo anno. Ma, a causa del suo lavoro con TNT, se chiedessimo ai tifosi da quanto tempo allena, sono certo che ci risponderebbero che fa il coach da oltre dieci anni. Io stesso faccio il general manager da soli cinque anni. Tutto questo per dire che è stato fatto tutto molto in fretta. E' bello vederlo crescere come coach, insieme al suo staff. Penso che Steve si goda il gruppo, è un gran leader e continua a migliorare. La cosa più importante è che la squadra risponda ai comandi dell'allenatore, ed è ciò che da noi accade. Steve riesce a mantenere il giusto equilibrio tra il suo spirito competitivo e le esigenze della squadra. Nessuno può vincere 73 gare di regular season se non si diverte a fare quello che sta facendo, anche perchè spesso in Nba ci sono quelle che definisco sconfitte da calendario. Sta facendo un gran lavoro, ma migliorerà ancora. La sua umiltà e autenticità sono cose di cui i giocatori possono facilmente rendersi conto. Allena per loro, non per se stesso, ha già vinto dei titoli, non cerca la redenzione come head coach"

Su Draymond Green: "Non sono preoccupato per la sua situazione (i falli tecnici o flagrant che sta ricevendo, ndr). Penso che quel che è accaduto finora non sia mai stato intenzionale da parte sua. Non ha mai fatto nulla del genere di proposito. Se c'è qualcosa che mi preoccupa, invece, è che non sempre gioca con la stessa energia, oppure se comincia a guardare troppo il tabellino, per vedere quanti punti segna. Per il resto sono tranquillo, speriamo di aver imparato dal passato. Ora dobbiamo solo guardare avanti". Sulla nuova difesa di Golden State: "Stiamo migliorando. Essere pazienti è importanti, anche se è difficile esserlo. Abbiamo giocato una decina di partite con cinque o sei giocatori nuovi nella rotazione. Sarei preoccupato se fossimo venticinquesimi nel ranking di efficienza difensiva, invece siamo decimi. Magari in due settimane saremo ottavi. Non lo so, ma abbiamo del potenziale, ciò che conta è vedere miglioramenti, come ad esempio nel numero delle palle perse. Comunque ci sono alcuni aspetti importanti, come per quanto riguarda il numero delle stoppate a partita. I ragazzi sanno di dover migliorare".

Su Kevin Durant: "Sembra tutto procedere nel modo giusto. La stagione è lunga ma, in base ai primi riscontri, direi che si sta adattando con grande tranquillità. Dal punto di vista individuale è ovviamente un giocatore fantastico, ma non si sa mai se si adatterà al resto della squadra finchè non vedi le cose funzionare. E' molto positivo vederlo subito in sintonia con gli altri ragazzi, aver creato un bel gruppo e rendersi conto che non ci sono problemi per quanto riguarda la suddivisione del numero di tiri, o cose del genere. Per ora si sta inserendo senza problemi".


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