Boston Celtics: la rinascita di una leggenda?

I bianco-verdi stanno tornando ai vertici della NBA grazie al lavoro di Brad Stevens e a un'etica del lavoro e del gioco di squadra da far invidia a quasi tutte le altre squadre della Lega

Boston Celtics: la rinascita di una leggenda?
Boston Celtics: la rinascita di una leggenda? - Bingo- boston celtics 2016

Dopo l'estate 2013, nella città di Harvard sono cambiate tante cose: addio ai Big Three e a Doc Rivers per sposare un nuovo progetto di ricostruzione, tanto lungo quanto affascinante. Alcuni si aspettavano diverse stagioni vissute nell'ombra e, invece, il giovane coach Brad Stevens ha saputo stupire tutti, con un'ottima seconda parte di stagione nel 2014/2015 che ha portato i Celtics al settimo posto a Est e alle 48 vittorie dell'anno scorso.

Quest'estate la squadra ha dovuto salutare Evan Turner e Jared Sullinger, ma ha accolto a braccia aperte Al Horford e Gerald Green, oltre al promettente rookie Jaylen Brown, terza scelta assoluta e ottimo atleta che sta lavorando molto sul tiro (dai 7,25 m è già passato dal 29% al 35,5%). Il sistema di gioco costruito in questi anni da Brad Stevens è uno dei migliori della Lega, forse secondo solamente a quello praticamente perfetto dei Golden State Warriors - 24.7 assist a partita, terzi in tutta la NBA. Dopo le difficoltà iniziali, dovute soprattutto alle assenze di Horford e Crowder, i C's hanno iniziato a macinare vittorie e a difendere con la giusta attenzione ed intensità, mostrando un'ottima organizzazione, nonostante debbano ancora migliorare in termini di continuità - 104.4 punti subiti ogni 100 possessi.

Ciò che manca ai Celtics è soprattutto una presenza costante sotto i tabelloni, come dimostrano i 42.4 rimbalzi catturati a partita (soltanto i 25esimi nella Association). La grande capacità dell'ex allenatore di Butler University finora è stata quella di esaltare le qualità di tutti minimizzando i loro difetti. Questi ha saputo dare ai suoi un gioco vario, spesso caratterizzato da misdirections (si inizia l'azione da una parte per poi farla sviluppare da un'altra) e hand off, mai uguali, che creano miss match per procurarsi buoni tiri.

 Bingo- boston celtics 2016
Bing- boston celtics 2016

Alla base della rinascita di Boston c'è anche Isiah Thomas Jr, 175 cm di grande talento e forza di volontà fuori dal comune. Il "nanerottolo" (parola di Kevin Garnett) sta viaggiando a 26 punti di media. Un problema all'inguine patito pochi giorni fa lo terrà lontano dal parquet per almeno una settimana. Senza di lui Boston ha già mostrato qualche difficoltà contro Toronto, soprattutto a difesa schierata. La sua capacità di aprire la difesa e di penetrare in area con grande facilità è uno dei segreti del successo dei bianco-verdi, che pure fanno girare la palla ad ottime velocità, anche grazie alla regia di Horford. Questi è bravissimo soprattutto a trovare il giocatore libero nell'angolo o che taglia al ferro, garantendo inoltre anche un buon tiro dalla distanza in situazione di pick and pop.

 Bingo- boston celtics 2016
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Un altro giocatore fondamentale nel sistema di Boston è senza dubbio Avery Bradley, tra i migliori difensori al mondo, che in queste settimane ha incrementato notevolmente le sue percentuali nel tiro da tre punti - 42,5 contro il 36,6 complessivo in carriera - e i suoi numeri a rimbalzo (7.7 di media, 2.9 in 5 anni di basket professionistico oltreoceano). Quello che sembra mancare di più a questa squadra è un giocatore capace di creare un buon tiro dal palleggio anche quando la difesa è ben schierata, specialmente nelle fasi delicate delle sfide contro franchigie di alto livello (le partite contro San Antonio e Toronto sono due ottimi esempi in tal senso).

 Bingo- boston celtics 2016
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Al di là di questo, tuttavia, i Celtics rimangono indubbiamente una delle principali candidate per il secondo posto ad Est insieme agli stessi Raptors, Chicago e, chissà, forse anche Charlotte e New York, Il tour de force che li aspetta - 7 trasferte nelle prossime 10 gare per terminare il 2016 - dirà molto del loro futuro e delle loro reali ambizioni. 

Articolo di Gabriele Ferrara

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