NBA - Cousins ai Pelicans: perché è uno scambio folle

I Kings hanno ceduto il loro miglior giocatore ottenendo in cambio poco o nulla. New Orleans riceve un ottimo centro emotivamente instabile. Chi ha fatto peggio tra le due?

NBA - Cousins ai Pelicans: perché è uno scambio folle
NBA - Cousins ai Pelicans: perché è uno scambio folle

Se non avete assistito alla partita delle stelle di questa notte (di cui comunque trovate qui la cronaca), non c'è di che preoccuparsi: non vi siete persi l’evento della notte. Sì, perché durante l’All-Star Game di New Orleans, è accaduto un vero e proprio fattaccio: i Sacramento Kings hanno ceduto DeMarcus Cousins e Omri Casspi, accettando l’offerta dei New Orleans Pelicans, un pacchetto composto da Buddy Hield, Langston Galloway e Tyreke Evans,  una prima scelta protetta e una al secondo giro del prossimo NBA Draft. Uno scambio che ha del clamoroso, considerato che i Kings, per la prima volta da diversi anni, stavano seriamente lottando per un posto playoff e che, cosa più importante, non hanno ottenuto in cambio niente che si possa equiparare al valore tecnico di uno dei migliori centri della Lega (nel video, il momento in cui Cousins scopre di essere stato scambiato).

La scelta risulta così assolutamente discutibile: privarsi di Cousins per riavere Evans, prendere Hield, sesta scelta assoluta al Draft di quest’anno, Galloway e una doppia chiamata alla prossima Lottery non sembra proprio l’idea migliore del mondo. Anche perché, come già detto, la squadra di Joeger sta andando anche benino, tutto sommato, e proprio per questo è difficile pensare che potrà guadagnarsi una chiamata alta al prossimo Draft (il tutto visto in chiara ottica rebuilding).

Tuttavia, non ci sono lati negativi. Molto analisti NBA hanno visto lo scambio come una scelta “culturale” da parte del front office dei californiani. Cedendo Boogie, i Kings hanno deciso di privarsi sì del loro più grande talento, ma anche di un giocatore assolutamente instabile mentalmente, uncoachble e incapace di instaurare buone relazioni con i compagni di squadra. In sei anni e mezzo a Sacramento, Cousins non è mai riuscito a portare alla postseason la squadra, nonostante abbia avuto intorno in alcuni casi un contesto che glielo avrebbe permesso. Ma non solo non ha mai giocato i playoffs, non ci è nemmeno andato vicino: 24, 22, 28, 28, 29, 33 e 24 sono i numeri di vittorie complessive, stagione per stagione, ottenute in California. E se il miglioramento di quest’anno è evidente, per un giocatore che si proclama miglior centro della Lega sembra francamente un po’ pochino. Ecco perché Vlade Divac ha deciso di privarsene e, potenzialmente, di privarsi anche di Rudy Gay che, dopo questa mossa, difficilmente rimarrà ai Kings quest’estate, quando scadrà il suo contratto.

A questo punto però, il vero punto di domanda è come mai Divac e tutto il suo staff abbiano deciso soltanto adesso di voler ricostruire la squadra. Perché non cominciare già quest’estate, quando in tanti hanno bussato alla porta proprio per DMC? Difficili a dirsi, sta di fatto però che, adesso, Sacramento ha deciso di smantellare. Dopo aver mandato via Cousins, sono stati messi sul mercato anche Darren Collison, Ben McLemore e Arron Afflalo. In sostanza, è partita, a stagione inoltrata, l’operazione di rebuilding.

Ma se tanto si è detto dei Sacramento Kings, lo stesso non è stato fatto per i New Orleans Pelicas. La squadra di Alvin Gentry accoglie un giocatore di cui in realtà non ha bisogno. Il centro nativo dell’Alabama non è infatti, nella maniera più totale, la soluzione ai problemi dei Pelicans, considerato che un lungo di primissima fascia era già presenta in Louisiana. E proprio la convivenza di Davis e Cousins rappresenta l’altro grande dilemma di questa trade, se si considerano, oltre ai problemi di natura tattica e tecnica, anche i problemi caratteriali del secondo.

New Orleans, attualmente undicesima a ad Ovest a due partite e mezzo dai Nuggets, ha necessità di trovare tiratori, giocatori che sappiano allargare il campo per migliorare delle spaziature non sempre perfette, e per agevolare allo stesso tempo il lavoro della sua stella. L’arrivo di Boogie, che ovviamente costringerà le avversarie a dover affrontare due lunghi così forti, impone invece una restrizione degli spazi in area, cosa che sia offensivamente che difensivamente non dà grandi vantaggi. Anche perché, con due lunghi in campo, il ritmo andrà ad abbassarsi notevolmente a scapito della chiara direzione tecnica che ha ormai preso la Lega.

Ora, se è vero come è vero che le Twin Towers di OKC hanno battuto Spurs e messo in ginocchio i Warriors – senza però scordarsi che insieme ad Adams e Kanter c’erano anche Westbrook e Durant – il progetto dei Pelicans sembra non avere né capo né coda. Jrue Holiday, playmaker titolare della squadra, è un ottimo giocatore che potrà sicuramente trovare più spazio con la presenza di Boogie, ma non ha quel talento necessario per poter risultare decisivo, così come il resto della squadra. A questo punto quindi è lecito chiedersi come Gentry proverà a far giocare i suoi per il resto della stagione, con la consapevolezza che nei prossimi tre giorni di allenamento le cose saranno tutt’altro che facili.