NBA Playoffs: Golden State, macchina perfetta

Sei vittorie su sei in questi playoff. Per gli Warriors, la strada che conduce alle Finals non è stata mai cos' in discesa.

NBA Playoffs: Golden State, macchina perfetta
NBA Playoffs: Golden State, macchina perfetta

La vittoria su Utah in gara 2 aggiorna ulteriormente il bottino, provvisorio, di Golden State in questa post season. Si è sul 6-0, percorso netto, a testimonianza che la franchigia della Bay Arena è la favorita numero uno per la conquista del titolo, LeBron James permettendo. Ad oggi, gli Warriors non hanno incontrato un avversario in grado di metterli realmente in difficoltà. Seppur non siano stati in grado di migliorare lo strabiliante record fatto registrare lo scorso anno - per intenderci, quello delle 73 vittorie - Golden State ha comunque continuato a passeggiare nella Western Conference, esibendo in casa propria, ma anche lontano dall'Oracle Arena, tutto il talento, la forza e la robustezza del roster californiano. Vince con irrisoria facilità, dando l'impressione di predisporre degli avversari a proprio piacimento. In gara 2, contro i jazz, a Curry e soci è bastato un primo quarto stellare per incanalare il match su binari consoni alla franchigia di Oakland. Un dato piuttosto impressionante, che fa capire quale sia l'andamento dell'attuale serie playoff tra Warriors e Jazz, sta nell'analizzare i minuti di gioco vissuti in vantaggio dai 'Guerrieri della Baia' nei primi 96' minuti, ovvero nelle prime due gare din qui disputate: in 94' di essi, gli Warriors hanno avuto il naso avanti. Stupefacente, irreale.

Le frecce a disposizione nella faretra di coach Mike Brown - sostituirà il convalescente Steve Kerr anche a Salt Lake City per gara 3 e 4 - sono ampie, e tutte molto affilate. Bocche di fuoco di primissimo livello, che al momento non hanno denotato passaggi a vuoto. Qualsiasi sia il tipo di avversario che si oppone sul parquet agli Warriors, il risultato è sempre uguale, medesimo. I Portland Trail Blazers con la corsa, le transizioni veloci, ed il tiro dalla lunga distanza, hanno provato a far male a Golden State usando la loro stessa moneta, mentre gli Utah jazz con il loro basket compassato, a ritmi lenti, hanno tentato di rallentarne la corsa, il loro impeto. In entrambi i casi, il risultato è stato negativo. Sono troppi gli uomini, in seno alla franchigia vice campione in carica, in grado di far male alle difese avversarie. Se ci si fossilizza troppo su Steph Curry, è pronto lo scarico per il cecchino Klay Thompson, con conseguente, diremmo automatica, tripla dall'angolo. Se invece l'attenzione è rivolta agli esterni, è allora il playmaker a prendersi la scena, sapendo fin troppo bene come far male agli avversari. Un Curry ritornato ai livelli dello scorso anno, livelli inumani che gli hanno permesso di forgiarsi del riconoscimento del 'Most Valuable Player' ottenendolo, tra l'altro, con l'unanimità dei giudizi espressi dagli aventi diritto. Il tiro dall'arco, specialità della casa, nelle primi due gare del secondo turno playoff contro Utah ha avuto un protagonista alquanto inatteso. E' Draymond Green a poter contare (applausi!) della migliore percentuale al tiro da oltre l'arco dei 7 metri e 25. Il suo lucente 54.5% dal campo è una nota lieta per coach Brown. 

Ai nastri di partenza della regular season 2016/2017, i maggiori addetti ai lavori avevano indicato come anello debole degli Warriors lo spot del 'cinque', il pivot. La coppia Zaza Pachulia e Javal McGee garantiva poche certezze, essendo entrambi giocatori con poco talento offensivo, e piuttosto fallosi. Ciò però, ironia della sorte, nei playoffs è stato completamente ribaltato. I due, che si spartiscono i minuti sotto le plance, sono le pedine della squadra con il più alto Net Rating. McGee, in campo 68' minuti, può vantare un ottimo +33.8 di differenziale, mentre il georgiano segue, seppur un pò più staccato, con un +26 comunque di assoluto livello. 'Chi l'avrebbe detto mai' avrebbero cantato gli Eiffel 65. Una macchina quasi perfetta in attacco, che quindi il più delle volte tende ad essere sminuita per ciò che è in grado di produrre anche nell'altra parte del campo, in difesa. Coach Steve Kerr, nell'immediata vigilia della serie contro i mormoni allenati da Quin Snyder, attraverso un videomessaggio, ci ha tenuto a far recepire ai suoi giocatori il seguente pensiero: "Non lasciate respirare i Jazz, non dovete concedergli nulla e soprattutto badate a giocare al vostro ritmo usuale, non snaturatevi dinnanzi ad una squadra che predilige il basket dai ritmi lenti, ragionati". Detto, fattoHanno preso alla lettera i voleri del proprio allenatore, infatti Golden State ha concesso veramente poco ai rivali, domati con relativa facilità nel doppio confronto all'Oracle Arena. Ma più in generale, allargando il discorso alle sei gare di post season fin qui disputate, gli uomini della Baia hanno il miglior Rating difensivo tra tutte e 16 le squadre che hanno staccato il biglietto d'accesso agli spareggi. Appena 97.8 punti concessi su 100 possessi, avendo tra l'altro affrontato Portland, squadra che abbiamo imparato a conoscere tutti, complesso dalle spiccate doti realizzative. 

Insomma, i numeri non mentono mai, ed in questo momento per gli Warriors la strada che conduce alle Finals non è mai sembrata così tanto in discesa come lo è quest'anno. I Blazers sono stati cancellati 4-0, uno sweep feroce, eloquente, che non ammette repliche, ed anche il destino di Utah non sembra discostarsi troppo da quello appena vissuto dalla Rip City. L'avversaria più attrezzata per spezzare l'egemonia di Golden State ad Ovest, gli Spurs, ha perso invece per infortunio lo sfortunato playmaker francese Tony Parker, secondo miglior realizzatore dei neroargento, alle spalle di Kawhi Leonard, in questi playoff. L'unico ostacolo tra i 'Guerrieri' e l'anello, a questo punto della stagione sembra essere il solo LeBron James, valoroso condottiero dei suoi Cleveland Cavaliers.


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