NBA, gli Utah Jazz ripartono da Rudy Gobert

Il general manager Dennis Lindsey allontana prospettive di rebuilding: i Jazz intendono continuare il loro cammino, anche senza Hayward, affidandosi a nuovi (e vecchi) protagonisti.

NBA, gli Utah Jazz ripartono da Rudy Gobert
Rudy Gobert. Fonte: David Zalubowski/Associated Press

Detto addio a Gordon Hayward, gli Utah Jazz si interrogano sul proprio futuro. Dopo essere giunti ottavi in regular season nella Western Conference, e aver eliminato in gara-7 al primo turno di playoffs i Los Angeles Clippers, gli uomini di coach Quin Snyder si sono dovuti arrendere allo strapotere dei futuri campioni NBA dei Golden State Warriors. Da lì ha preso il via una sofferta free agency, vissuta sul filo dell'incertezza per ciò che riguardava la permanenza di Hayward.

Rudy Gobert e Gordon Hayward. Fonte: Melissa Majchrzak/Getty Images

Alla fine l'uomo da Butler University, volto della franchigia di Salt Lake City, ha scelto i Boston Celtics del mentore Brad Stevens, costringendo i Jazz ad aprire un nuovo capitolo della loro storia. Ma niente rebuilding, ammoniscono dal frontoffice di Utah, perchè una squadra competitiva esiste già, nonostante un'altra partenza eccellente come quella di George Hill (che ha optato per i Sacramento Kings), rimpiazzato da una point guard di talento come Ricky Rubio. E' questo dunque l'avviso ai naviganti mandato ieri al resto dell'NBA dal general manager Dennis Lindsey, dalle colonne del Salt Lake Tribune: i Jazz non smobilitano, anzi. "Confidiamo di poter costruire una buona squadra difensiva intorno a Rudy Gobert - le sue parole durante la Summer League di Las Vegas, riportate da Tony Jones - guardiamo a lui come a uno dei dieci migliori giocatori della lega e come a un difensore unico. Ecco perchè vogliamo costruire la squadra facendo perno sulle sue qualità. Abbiamo ancora tantissimo talento sul quale lavorare per le fondamenta della franchigia. Ci affideremo a coach Quin Snyder e a Rudy: vogliamo che metta in vetrina tutte le sue abilità. Ma non c'è solo Gobert. Pensiamo che Rodney Hood sia un giocatore dal potenziale di 18 punti a partita, quindi un ottimo realizzatore. Inoltre abbiamo talento sul perimetro. Lasceremo a Ricky Rubio il compito di trattare la palla, mentre Rodney diventerà l'ala che tutti sappiamo che può essere. Al Draft abbiamo scelto una guardia tiratrice del livello di Donovan Mitchell, siamo certi che migliorerà, così come cresceranno Dante Exum e lo stesso Hood". Niente pallacanestro ad alti ritmi, ma un sistema per certi versi più tradizionale, sulla falsariga di quanto avvenuto nell'ultimo biennio di Snyder. Organizzazione difensiva ed esecuzione in attacco, con Rubio elemento creativo di un roster abbastanza monotematico.

Rodney Hood. Fonte: Gene Sweeney Jr./Getty Images

In questa offseason Utah ha salutato il francese Boris Diaw, tagliato, la point guard Shelvin Mack (finita a Orlando), scambiato Trey Lyles la notte del Draft (per il giovane Lydon) e ingaggiato veterani come Jonas Jerebko e Thabo Sefolosha, richiamando dall'Europa un centro solido come Ekpe Udoh. Del nucleo precedente rimangono Joe Johnson e Joe Ingles, con qualche dubbio sulla tenuta fisica di Alec Burks e Derrick Favors. Ma è nel reparto guardie che si giocherà la prossima stagione dei Jazz. Senza Hayward e Hill, a Salt Lake City attendono un significativo salto di qualità da parte dell'australiano Dante Exum, che nei suoi primi anni NBA ha mostrato solo lampi del suo talento (straripante dal punto di visto atletico), frenato soprattutto da un grave infortunio al ginocchio (lesione del legamento crociato anteriore). Insieme a Exum, sarà chiamato a salire di livello proprio Hood, prodotto da Duke, tiratore mancino, costretto a dimostrare di possedere una dimensione non solo perimetrale. C'è poi la freschezza della matricola Donovan Mitchell: "Abbiamo una chance di essere una grandissima squadra difensiva - le parole del rookie - con Rudy a centro area, che consentirà agli esterni di mettere pressioni ai loro uomini sul perimetro. Anche se dovessimo essere battuti in penetrazioni dagli avversari, avremmo sempre un protettore del ferro in grado di cancellare i nostri errori e farsi sentire nel pitturato. E' un gran bel lusso per noi". Insomma, una Utah che non vuole abdicare dal suo ruolo di squadra playoff, per sorprendere ancora, pur nella competitiva Western Conference. "Saranno tutti sorpresi da ciò che faremo la prossima stagione, dobbiamo solo continuare a migliorare", la chiosa di Gobert, nuovo giocatore chiave dei Jazz.


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