NBA, nessun volto nuovo in panchina

Ai nastri di partenza della nuova stagione, nessun cambiamento tra i trenta head coach NBA. Modifica di un trend o situazione contingente?

NBA, nessun volto nuovo in panchina
Steve Kerr. Fonte: Rob Carr/Getty Images

Una novità salutata con soddisfazione dalla maggior parte degli allenatori NBA. La tanto auspicata continuità tecnica, offerta dalla permanenza pluriennale su una panchina di una franchigia professionistica americana si è infatti per il momento realizzata, al punto che al via della stagione 2017-208 tutti gli head coachs dello scorso anno si ripresenteranno ai propri posti, senza cambiamenti di sorta. Vediamo dunque chi saranno gli allenatori della prossima regular season NBA, in un viaggio che dalla Eastern Conference ci condurrà fino alla costa occidentale. 

Atlantic Division 

Boston Celtics. Nessun dubbio sulla permanenza di Brad Stevens, ex coach NCAA con Butler University. I Celtics vanno avanti con lui e con il suo progetto tecnico, su cui ruota l'evoluzione di una squadra che ha appena inserito al suo interno il free agent Gordon Hayward. 

Brooklyn Nets. Un po' come accaduto a Philadelphia con Brett Brown, sarà Kenny Atkinson, ex assistant coach di Mike Budenholzer ad Atlanta, a gestire la traversata nel deserto dei Nets, chiamati al rilancio dopo diverse stagioni negative. 

New York Knicks. Il caos societario (via Phil Jackson, dentro Scott Perry al fianco di Steve Mills) non ha intaccato la posizione di Jeff Hornacek, da un anno sulla panchina del Madison Square Garden. Non più obbligato alla triple post offense, Hornacek avrà ora maggiori margini di manovra, ma il suo lavoro dipenderà dall'esito dell'affaire Anthony. 

Philadelphia 76ers. Per l'australiano Brett Brown è giunto il momento di trarre i frutti di un lavoro oscuro, effettuato in condizioni di estrema difficoltà. Simmons, Fultz, Embiid, Saric e (per ora) Okafor, la base di talento giovane da plasmare. 

Toronto Raptors. Dopo l'eliminazione al secondo turno di playoffs contro i Cleveland Cavaliers (4-0 senza discussioni), la posizione di Dwane Casey è rimasta in bilico. Ci ha pensato poi il general manager Masai Ujiri a confermarlo. Il rinnovo di Kyle Lowry garantisce ulteriore continuità. 

Central Division 

Chicago Bulls. Il contestatissimo Fred Hoiberg, al pari del duo dirigenziale formato da John Paxson e Gar Forman, è rimasto al suo posto. Diverse le prospettive dei nuovi Bulls, che hanno perso Rondo e Butler, e si affidano ai giovani, con Wade a fare da chioccia. 

Cleveland Cavaliers. Via David Griffin, non Tyronn Lue. Questa la decisione del proprietario Dan Gilbert. Gestore del gruppo di LeBron James, Lue dovrà fare i conti con l'eventuale partenza di Kyrie Irving, in una trade tutta da scoprire.

Detroit Pistons. Stan Van Gundy sarà ancora l'allenatore dei Pistons, nonostante una free agency che non ha convinto gli addetti ai lavori di Mo City. Doppio ruolo per SVG, ma anche maggiori responsabilità.

Indiana Pacers. L'addio di Larry Bird e Paul George ha scosso Indianapolis, costretta a ripartire da zero, sotto la guida di Nate McMillan, a cui non potranno essere chiesti i playoffs. 

Milwaukee Bucks. Jason Kidd è uno dei cardini del progetto della franchigia del Wisconsin, insieme al greco Giannis Antetokounmpo. Necessario tuttavia un salto di qualità complessivo, che passa anche dal ritorno di Jabari Parker, reduce dal secondo grave infortunio al ginocchio della sua giovane carriera. 

Southeast Division 

Atlanta Hawks. Completamente smantellata la squadra del ciclo dell'ultimo triennio, Mike Budenholzer si ritrova a dover ricostruire, senza Dwight Howard, spedito senza troppi complimenti a Charlotte. 

Charlotte Hornets. A metà del guado gli Hornets di Steve Clifford e Michael Jordan. Kemba Walker rappresenta l'uomo franchigia, Clifford l'allenatore d'ordine e d'esperienza per tentare un nuovo assalto alla postseason.

Miami Heat. Intoccabile Erik Spoelstra, da anni protetto di Pat Riley. Dopo un'ultima stagione al di sopra di ogni aspettativa, a coach Spo spetterà il difficile compito di ripetersi e, possibilmente, migliorarsi. 

Orlando Magic. Una delle franchigie più controverse dell'intera NBA è nelle mani di Frank Vogel, al secondo anno in Florida. Cambi di general manager e viavai di giocatori non hanno sinora aiutato il lavoro dell'ex allenatore di Indiana.

Washington Wizards. Scott Brooks deve completare l'opera. Dopo essere giunto in semifinale di Conference lo scorso anno, sconfitto in sette gare dai Celtics, a Washington ci si attende che i Wizards possano salire almeno di uno scalino. 

Northwest Division

Denver Nuggets. La franchigia del Colorado ha cambiato, ma non rivoluzionato. Addio a Danilo Gallinari, benvenuto a Paul Millsap, apparentemente perfetto per giocare al fianco di Nikola Jokic, scelto da coach Mike Malone come perno del suo sistema offensivo. 

Minnesota Timberwolves. Tom Thibodeau ha ora il roster che voleva, con diversi senatori ad affiancare i giovani (Towns, Wiggins ecc). Butler, Teague, Gibson e Crawford a disposizione di Thibs, che non può mancare i playoffs. 

Oklahoma City Thunder. Aggiunto Paul George al roster di OKC, coach Billy Donovan dovrà trovare il modo di far convivere l'ex stella dei Pacers con l'MVP Russell Westbrook, tornando a fare dei Thunder una contender a Ovest.

Portland Trail Blazers. Una delle squadre più "ferme" dell'estate (causa ristretti margini di manovra salariale) sarà allenata ancora da Terry Stotts. Lillard e McCollum leader indiscussi, Nurkic atteso a uno step up, Carmelo Anthony la suggestione. 

Utah Jazz. Salutato Gordon Hayward, Quin Snyder dovrà solo in parte ripensare il suo sistema offensivo. Si continuerà con Rudy Gobert al centro del progetto, con diversa creatività in più grazie a Ricky Rubio in cabina di regia. 

Southwest Division

Dallas Mavericks. Si preannuncia un'altra stagione complicata per Rick Carlisle, uno dei veterani tra gli allenatori NBA. Dallas non sembra avere il talento necessario per essere tra le prime otto a Ovest, ma la squadra ha ancora i suoi punti di riferimento. 

Houston Rockets. E' Mike D'Antoni - fresco di riconoscimento di coach of the year - l'allenatore più atteso della prossima stagione. Occhi puntati sulla convivenza tra Chris Paul e James Harden, in attesa di Carmelo Anthony. 

Memphis Grizzlies. Confermato David Fizdale, ma i Grizzlies hanno perso Zach Randolph e sono una delle squadre in controtendenza rispetto all'evoluzione tecnica della lega. Da seguire l'esperimento con Gasol da unico lungo, per la prima volta da anni a questa parte. 

New Orleans Hornets. A proposito di lunghi, le Twin Towers si ergono ora in Louisiana. Anthony Davis e DeMarcus Cousins, più Rajon Rondo e Jrue Holiday. Un puzzle complicato da mettere insieme: ci penserà Alvin Gentry, stimato ed esperto allenatore ex Phoenix Suns.

San Antonio Spurs. Gli Spurs non amano le rivoluzioni, e per ora hanno infatti cambiato relativamente poco (unica pedina da muovere, LaMarcus Aldridge). Gregg Popovich è la miglior garanzia di successo per una squadra sempre più di Kawhi Leonard.

Pacific Division

Sacramento Kings. Anno nuovo, vita nuova a Sacramento, dove i Kings, salutato Cousins da qualche mese, ripartono da George Hill, Zach Randolph e da un manipolo di giovani di belle speranze. Dave Joerger confermato al timone da Vlade Divac. 

Phoenix Suns. Ancora lontani dall'élite NBA, i Suns si affidano a Earl Watson per far crescere i ragazzi di talento, da Booker a Jackson, sperando in segnali di vita da Dragan Bender. Attese novità sul fronte Eric Bledsoe. 

Los Angeles Clippers. Anno zero per i Clips di Doc Rivers, che non è riuscito a trattenere Paul, ma in cambio ha ottenuto Beverley e lo spazio salariale per rinnovare Griffin e ingaggiare Gallinari e Teodosic. Sarà una Lob City molto diversa da quella del passato, con DeAndre Jordan ancora punto interrogativo.

Los Angeles Lakers. Luke Walton gode della fiducia del nuovo management, da Magic Johnson a Rob Pelinka. La squadra sarà incentrata su Lonzo Ball, vera e propria attrazione dello Staples Center, senza dimenticare i vari Ingram, Clarkson e Randle. 

Golden State Warriors. Steve Kerr dovrà convivere con i suoi gravi problemi alla schiena per guidare i Warriors al terzo anello in quattro anni. Sistema collaudato, che ha mantenuto tutti i suoi interpreti principali, con Mike Brown pronto a subentrare come vice.


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