NBA, cosa aspettarsi dalla stagione dei San Antonio Spurs?

Il gruppo allenato da coach Popovich si affaccia al nuovo anno cestistico con il medesimo status degli ultimi anni: essere una delle franchigie principe della western conference, tuttavia difficilmente pronta per detronizzare i Golden State Warriors.

NBA, cosa aspettarsi dalla stagione dei San Antonio Spurs?
NBA, cosa aspettarsi dalla stagione dei San Antonio Spurs?

I San Antonio Spurs sono indubbiamente la franchigia che ha offerto la maggior continuità, in termini di rendimento, degli ultimi anni: la squadra texana vanta la partecipazione alla post season da 19 stagioni consecutive, con 5 titoli conquistati in 3 decadi diverse, risultato che nell’NBA moderna non ha eguali. La stagione passata può essere considerata senz’altro positiva per la compagine nero argento che ha concluso la propria regular season con l’ottimo record di 61 vittorie e 21 sconfitte, secondo risultato assoluto del campionato, con una buona cavalcata ai playoffs con un doppio 4-2 rifilato a Memphis e ai temibili Houston Rockets. La stagione si è conclusa con una pesante eliminazione per 4-0, viziata anche da un infortunio di Kawhi Leonard, per mano dei Golden State Warriors che, sinceramente, nella scorsa stagione, con l’annessione di Kevin Durant, sono parsi troppo forti per chiunque si provasse ad intromettere sulla loro strada per il secondo titolo conquistato in 3 anni.

La sensazione data dal primo tempo di gara 1 delle finali di conference, giocata alla Oracle Arena di Oackland, fu quella di un confronto molto più equilibrato di quello che il 4-0 finale suggerì: gli Spurs, guidati dal sempre ottimo Kawhi Leonard e da un redivivo LaMarcus Aldridge, stavano tenendo in scacco la Dub-Nation con due primi quarti da enciclopedia della pallacanestro. La forza dirompente della squadra di Steve Kerr e l’infortunio di Leonard compromisero partita e serie, ma la sensazione fu decisamente quella di una squadra in grado di poter strappare energie e partite in quella serie alla corazzata californiana, sicuramente superiore, ma non così tanto come ci si potesse aspettare alla vigilia.

fonte: the mercury news
fonte: the mercury news

L’atteggiamento con il quale gli Spurs verosimilmente si sarebbero dovuti approcciare all’estate era appunto il tentare di colmare quel gap, innegabilmente presente, ma non così ampio, per provare ad insidiare il saldo primato di Golden State, che probabilmente avrebbe perso qualche elemento di spicco soprattutto della sua straordinaria panchina. Soprattutto quest’ultima cosa non è avvenuta grazie all’ennesimo capolavoro della franchigia della baia, oltre che della disponibilità di Kevin Durant, disposto ad abbassarsi lo stipendio per garantire la riconferma di due elementi fondamentali come Andre Iguodala e Shaun Livingston, nonostante il rinnovo mastodontico, ma necessario di Steph Curry. Dalla sponda di San Antonio invece non si è avuta quella presenza in free agency che i tifosi si sarebbero aspettati: immediata la firma di Rudy Gay, ottima ala piccola in uscita dai Sacramento Kings, capace di portare nel roster nero argento un gran contributo statistico e di personalità, tuttavia non sufficiente a portare una svolta decisiva per la corsa al titolo. Confermato Manu Ginobili per un altro anno e Pau Gasol a cifre minori rispetto a quelle previste dal suo originario contratto, ma comunque importanti e che lo legheranno alla città dell’Alamo per altre tre stagioni. Rinnovo per Patty Mills ottimo giocatore di sistema e probabile point guard titolare, almeno fino al rientro di Tony Parker. Successivamente la rinuncia a Jonathon Simmons, accasatosi a Orlando, che ha sancito la perdita di un elemento interessate e funzionale al sistema difensivo di Popovic. Ultimo movimento al momento registrato in entrata è la firma di Jeoffrey Lauvergne, centro francese educato tecnicamente ma di impatto ancora da verificare.

Una free agency sicuramente attiva, ma a conti fatti non roboante, che non ha portato in casa Spurs quel profilo di giocatore per fare il vero salto di qualità e permettere agli speroni di porsi veramente come alternativa verosimile allo strapotere di Curry e compagni. La forbice tra la Dub-Nation e i texani pare essere ancora troppo ampia per poter essere colmata solo dalla sapienza tattica e all’ingegno di Coach Pop, capace nella sua ventennale carriera di far rendere ben oltre le aspettative vari atleti all’interno del sistema da lui ideato.

Come se non bastasse anche le altre concorrenti non sono state a poltrire sugli allori, prima fra tutte gli Houston Rockets che ha iniziato l’estate “scippando” la point guard veterana Chris Paul, primo obbiettivo della free agency nero argento e continuando un processo di crescita che probabilmente la consacrerà nel prossimo anno come una possibile contender al titolo, Warriors permettendo. Altre franchigie da tener d’occhio per San Antonio sono gli Oklahoma City Thunder, freschi dell’acquisizione dell’all-star Paul George, i Los Angeles Clippers, molto rimaneggiati ,ma sempre pericolosi e soprattutto i Minnesota Timberwolves, franchigia che da anni sogna di stupire, ma che nella prossima stagione con l’arrivo di Jimmy Butler da Chicago e la maturazione di Wiggins e Towns potrebbero sicuramente proporsi come mina vagante della western conference.

A dir la verità una possibilità per ottenere un innesto importante non si sarebbe ancora chiusa: la situazione tra i Cleveland Kavs e Kyrie Irving al momento vede solo la separazione come sua conclusione e gli Spurs erano stati inizialmente decretati da Uncle Drew come una delle destinazioni favorite. Attualmente tuttavia la pista che legava il prodotto di Duke a San Antonio si è parecchio raffreddata data la scarsa appetibilità per Cleveland delle contropartite proposte dagli speroni, che ammonterebbero al contratto di LaMarcus Aldridge, scontento della sua esperienza in texas, e Danny Green, uno dei pilastri del titolo conquistato nel 2014. Al momento Irving pare essere più vicino ai Phoenix Suns o ai New York Knicks, ma la mancanza di un’ufficialità mantiene vivo un barlume di speranza per gli Spurs, che al momento tuttavia non paiono intenzionati ad un rilancio.

fonte: Gazzetta dello Sport
fonte: Gazzetta dello Sport

Un'estate non all’altezza delle aspettative per la franchigia guidata da R.C. Budord, una squadra modificata apparentemente senza quel salto di qualità atteso. Le considerazioni riguardo alla mistica capacità di coach Popovich di cavare l’oro dalla nuda roccia, al momento, lasciano il tempo che trovano, con una western conference mai così equilibrata e competitiva come sarà probabilmente nella prossima stagione. Si parte con la stessa favorita assoluta delle ultime tre stagioni, alle cui sue spalle vi sarà una bolgia infernale di squadre pronte a darsi battaglia prima in regular season e poi ai playoffs, nella quale San Antonio avrà probabilmente il loro consueto ruolo di spicco, ma che difficilmente potrà condurli alla terra promessa a meno di mosse inaspettate dell’ultimo minuto o miracoli tecnici. Come sempre comunque quando si parla di pallacanestro e soprattutto degli Spurs, mai parlare a priori e per partito preso: Troppe sono le occasioni in cui i “vecchi e noiosi” speroni hanno infiammato il mondo con il loro modo unico di interpretare il gioco, demolendo le basse aspettative; difficile che quest’anno sia una di queste ma mai scommettere contro Gregg Popovich & co.

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