NBA, David Griffin su Kyrie Irving: "Ha avuto coraggio"

L'ex general manager di Cleveland si sofferma ai microfoni di Espn sulla situazione Irving, fornendo la sua spiegazione sulla voglia d'addio di Kyrie.

NBA, David Griffin su Kyrie Irving: "Ha avuto coraggio"
Kyrie Irving. Fonte: Ron Schwane/Associated Press

Del caso dell'estate parla ora anche David Griffin, fino a quaranta giorni fa general manager dei Cleveland Cavaliers, franchigia al centro di rumors e indiscrezioni di mercato dopo la richiesta, formulata da Kyrie Irving, di essere scambiato per andare a giocare altrove, e divenire il leader tecnico di una nuova squadra. Griffin, che non ha rinnovato il suo contratto come uomo chiave del frontoffice dei Cavs, è intervenuto ieri nel corso del programma The Jump di Espn, fornendo la sua opinione circa il momento particolare vissuto da un giocatore con cui ha lavorato fino a poco tempo fa.

L'ex gm di Cleveland, in scadenza lo scorso 30 giugno con la franchigia dell'Ohio e ai saluti per divergenza di vedute sul nuovo corso dei Cavs con il proprietario Dan Gilbert (rifiutati poi i New York Knicks, che hanno ingaggiato Scott Perry, ex Sacramento Kings), non è parso sorpreso da modalità e tempi della richiesta di Irving: "Ha gestito la situazione esattamente come si immaginava facesse - le parole di Griffin - è andato a parlare in privato direttamente con il proprietario Dan Gilbert, spiegandogli che credeva che sarebbe stato più felice da qualche altra parte. La cosa peggiore che Kyrie avrebbe potuto fare sarebbe stata affondare la nave dall'interno, mentre lui non lo ha fatto. La maggior parte dei giocatori non avrebbero avuto il coraggio di fare ciò che lui ha fatto". Griffin ha poi aggiunto di credere che la vicenda si concluderà con una trade, senza sbilanciarsi sulla destinazione finale, spiegando che un addio sarebbe a questo punto vantaggioso per entrambe le parti in causa: "Si tratta di un giocatore che faceva già parte della lista di grandi allenatori, come Brad Stevens e Gregg Popovich. Già in passato ha provato a reclutare Gordon Hayward e altri free agent. Quando LeBron James è tornato a Cleveland, si è ritrovato in una situazione completamente diversa: in questi anni ha lavorato alla grande, riuscendo anche a vincere un titolo". Per ciò che concerne le motivazioni che hanno spinto Irving a rompere con i Cavs, Griffin prova a fornire la sua spiegazione: "Mi sembra che stia un cercando una miglior sistemazione per se stesso, per effettuare il passo successivo nella sua carriera. Penso che voglia sapere anche lui quanto può essere forte in un contesto diverso".

Non possono mancare parole riguardanti LeBron James, la sua incidenza sulla vita quotidiana dei Cavaliers, e il rapporto ormai sempre più discusso con lo stesso Kyrie: "LeBron ha gettato un'ombra davvero ampia su tutta la franchigia. E, nella maggior parte dei casi, si è trattato di un fattore positivo, perchè sapevamo di essere attesi alla vittoria di un titolo, e di poterci arrivare grazie a degli esempi, dei modelli. Ma ciò che non sempre è accaduto per Kyrie, ciò che non gli è stato concesso, è stata la possibilità di testare i suoi limiti, e capire davvero che tipo di giocatore sia. Credo che lo stesso Irving si stia chiedendo adesso se può essere davvero in grado di rivestire i panni del leader, del front man in una squadra da titolo, del calibro dei Cavs. Non penso che ora stia immaginando come portarsi Cleveland sulle spalle, come vincere partite in quell'ambiente, perchè nessuno dei giocatori di quella squadra ha mai imparato a farlo prima che LeBron James tornasse lì. La realtà è che i Cavs non sono cresciuti in maniera organica, non hanno mai imparato come si fa a vincere insieme, di squadra. Non credo che Kyrie avrebbe dovuto caricarsi tutto il team sulle spalle, ma probabilmente non gli sono state date abbastanza responsabilità per farlo, perchè tutti hanno sempre pensato che perdere una partita (in regular season, ndr) non fosse un problema. E di tutto ciò sono responsabile anch'io. Avremmo dovuto fare un lavoro migliore per preparare il resto della squadra quando LeBron non era a disposizione, spiegando ai giocatori che si sarebbe trattato di un'opportunità per ognuno di loro".

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