NBA, i Chicago Bulls cambiano pelle

Dopo stagioni trascorse nella speranza di rimanere competitivi nonostante infortuni e problemi di spogliatoio, i Bulls ripartono dai giovani, con prospettive a lungo termine.

NBA, i Chicago Bulls cambiano pelle
Lauri Markkanen, Kris Dunn e Zach LaVine. Fonte: David Banks/USA TODAY Sports)

Nella storia recente dei Chicago Bulls, c'è un momento preciso in cui le sorti della franchigia della Windy City cambiano definitivamente, modificando prospettive e premesse. Dalla lotta al titolo NBA al rebuilding, molto sulle sponde del lago Michigan è passato dal primo grave infortunio di Derrick Rose, nell'aprile del 2012, in gara-1 di primo turno di playoffs contro i Philadelphia 76ers. Quell'edizione dei Bulls, guidata in panchina da Tom Thibodeau, si preparava a sfidare nuovamente i Miami Heat di LeBron James (che avevano avuto la meglio nel precedente incontro alle Eastern Conference Finals), finendo invece per perdere - e non riavere mai più ai suoi livelli - l'MVP della regular season 2011. Da quel momento, i problemi al ginocchio di Rose si intrecciano con quelli della squadra, che giunge più volte ai playoffs, ma perde inevitabilmente in competitività, nonostante l'esplosione di un'altra stella nel roster dei Tori, Jimmy Butler da Marquette.

Derrick Rose. Fonte: Jonathan Daniel/Getty Images
Derrick Rose. Fonte: Jonathan Daniel/Getty Images

Non basta a Chicago un cambio di allenatore per tornare in vetta: fuori lo stesso Thibodeau, dentro Fred Hoiberg (via NCAA, da Iowa State), per una squadra che rimane a navigare nei marosi della lotta per l'ottavo posto a Est. Atteso Rose per oltre quattro stagioni, il frontoffice dei Bulls, con a capo Gar Forman e John Paxson, decide nel 2016 di dire addio al figlio della città con Robin Lopez, Josè Calderòn e Jerian Grant, in uno scambio con i New York Knicks di Phil Jackson. Trade che non porterà benefici a nessuna delle due squadre coinvolte, così come non faranno la differenza la crescita di Butler e l'innesto di Rajon Rondo, nuovo playmaker dello United Center, e di Dwyane Wade, giunto in Ohio a svernare dopo una carriera ai Miami Heat. L'ultima stagione è il microcosmo del mondo della Chicago degli anni recenti: raggiunti a fatica i playoffs, gli uomini di Hoiberg si portano avanti 2-0 nella serie di primo turno contro i Boston Celtics, poi perdono proprio Rondo e si fanno rimontare dai biancoverdi. Eliminazione che apre nuovi scenari, e che induce il contestatissimo duo Forman-Paxson a rinunciare al buon Rajon, tagliato e poi finito ai New Orleans Pelicans, e a scambiare Jimmy Butler, stella della squadra, ai Minnesota Timberwolves dell'ex Thibodeau per Zach LaVine, Kris Dunn e la settima scelta assoluta del Draft, individuata nel finlandese Lauri Markkanen. Estate di rivoluzione insomma, che potrebbe non essere ancora terminata, se è vero che sono in corso trattative per la risoluzione del contratto di Dwyane Wade, a bilancio per venti milioni di dollari all'anno. Dalle Finali di Conference al tanking annunciato, il passo è stato relativamente breve, meno di un lustro trascorso tra infermeria, prospettive di riabilitazione e problemi di spogliatoio. Il tutto senza una direzione tecnica chiara, al di là della sbandierata esigenza di correre e tirare, alla quale avrebbe dovuto provvedere proprio Hoiberg. Paradossalmente, proprio ora che si ritrova con una squadra a cui è impossibile chiedere risultati da postseason, Chicago può pensare finalmente a ripartire, dai giovani a da future scelte al Draft, in una cesura netta con un recente passato fatto di amare delusioni e di beffe continue.

John Paxson e Gar Forman. Fonte: Jonathan Daniel/Getty Images

L'attuale roster dei Bulls, al cui interno c'è ancora Wade (da stabilire per quanto tempo), si presenta infatti come zeppo di promesse, soprattutto nel reparto esterni. Salutati Rondo e Michael Carter-Williams, la posizione di point guard è ora appannaggio di Kris Dunn, esplosivo playmaker da Providence, al suo secondo anno da professionista, a Jerian Grant e a Cameron Payne, con quest'ultimo reclutato e poi scaricato dagli Oklahoma City Thunder di Sam Presti. E' Dunn l'uomo su cui si appuntano le maggiori attenzioni dei tifosi dei Bulls, il giocatore con maggiori margini di miglioramento, insieme all'ex compagno di squadra a Minnesota Zach LaVine, guardia atletica reduce dalla rottura del legamento crociato anteriore del ginocchio. Il due volte vincitore della gara delle schiacciate rappresenta un prospetto ancora interessante, a condizione che il suo recupero non porti con sè complicazioni e problemi. Nello stesso ruolo, oltre al già citato Wade, anche il sophomore Denzel Valentine, tiratore (ma non solo) da Michigan State, e il rientrante Justin Holiday, reduce da una discreta esperienza ai New York Knicks. Completano il reparto esterni il tedesco Paul Zipser, nelle rotazioni di Hoiberg già dallo scorso anno, e David Nwaba, messosi in evidenza nelle ultime settimane della regular season 2016-2017 con la maglia dei Los Angeles Lakers. Alla voce scommesse, ecco invece Ryan Arcidiacono, prodotto di Villanova, e Antonio Blakeney, classe 1996 tutto da scoprire. Non è invece molto affollato il reparto lunghi, che può contare sull'esperienza di Robin Lopez, centro vecchio stampo, su un netto salto di qualità di Nikola Mirotic, sulla fisicità del brasiliano Cristiano Felicio, sulla versatilità di Bobby Portis e sulle doti di tiratore perimetrale di Lauri Markkanen, vera attrazione dei nuovi Bulls. Descritto come un lungo alla Porzingis (ogni paragone con Nowitzki è clamorosamente prematuro), il finlandese è la speranza cui si aggrappano a Chicago, quantomeno dal punto di vista individuale, in attesa di veder crescere una squadra di giovanotti al momento senza pretese, che ha appena iniziato la sua traversata nel deserto NBA, fatta di sconfitte, di lottery che possono andare da una parte e dall'altra, e di tante scommesse.