NBA Preview - Tre domande in cerca di risposta (Eastern Conference edition)

L'inizio della regular season Nba è atteso per dare una risposta a tante curiosità: qui ne citiamo tre.

NBA Preview - Tre domande in cerca di risposta (Eastern Conference edition)
NBA Preview - 3 domande in cerca di risposta (Eastern Conference edition)

Con l'inizio della regular season Nba ognuno ha delle curiosità o dei dubbi che solo l'inizio dei giochi può toglierci. I temi sarebbero centinaia, ma per ovvie ragioni ci concentreremo solo su alcuni di questi. Iniziamo dalla Eastern Conference, mentre tra pochi giorni ci concentreremo sull'Ovest.

CLEVELAND CAVALIERS: COME RUOTERÀ I SUOI GIOCATORI COACH LUE?

Lo scambio con i Celtics, combinato alle aggiunte dei free agent Rose, Wade e Jeff Green e allo sbarco negli States di Osman, ci dà una squadra profondamente diversa da quella che avevamo imparato a conoscere. Due sono i grandi dubbi che coach Lue ha dovuto sciogliere, e riguardavano entrambi il quintetto iniziale (oltre che quello a cui si affiderà per chiudere le partite): Crowder o Thompson? Smith o Wade? Il primo è stato risolto in favore di Crowder, che viene privilegiato per le sue caratteristiche di ala 3-and-D (tiro da 3 e difesa) che a Cleveland mancava; quindi quintetto atipico (che di atipico ha ormai sempre meno nell’Nba di oggi) con Love da 5 e Crowder e James ali. La situazione più delicata riguarda però la posizione di guardia, dove Wade ha guadagnato il posto in quintetto a scapito di JR Smith.

Ora bisognerà vedere come gestirà le rotazioni Lue, che già sembra avere l’idea di togliere dopo pochi minuti Rose per poi farlo rientrare ad inizio secondo quarto a guidare la second unit, quindi con Smith e Korver pronti a ricevere i suoi scarichi. L’accoppiamento Rose-Wade però dovrebbe restringere gli spazi per l’attacco, dal momento che nessuno dei due incute particolare timore alle difese avversarie dal perimetro: il play ex Knicks ha chiuso la stagione scorsa con il 21% da 3, mentre Wade con il 31%. Sappiamo l’importanza che il tiro da 3 ha nell’attacco dei Cavs, che l’anno scorso sono stati la squadra seconda per numero di tentativi da dietro l’arco (33.9 a partita), e passare dal duo Irving-Smith a Rose-Wade costituisce da questo punto di vista un passo indietro (sempre aspettando il rientro di Thomas). Anche difensivamente questo duo non dà particolari garanzie, e questo va a sommarsi al fatto che Cleveland già nella passata stagione non è stata irreprensibile nella metà campo difensiva, per così dire (nona peggior difesa con 108 punti concessi per 100 possessi). E ora con Crowder al posto di Thompson ha un ottimo difensore in più, ma una volta che gli avversari entreranno in area avranno a che fare per la maggior parte dei minuti con Love, che non ha nella protezione del ferro la sua specialità.

Con il roster al completo la squadra è oggettivamente meglio attrezzata rispetto alle stagioni passate per quando James non sarà in campo, il che ha costituito un grande problema l’anno scorso: in regular season con LeBron in campo +7.7 di net rating (cioè la squadra batteva gli avversari di 7.7 punti per 100 possessi) a fronte del -8.5 senza, numero che nelle Finals è precipitato a -37.4. Sarà interessante vedere come Lue alternerà uomini e quintetti, cercando per esempio di non tenere in campo contemporaneamente Rose, Wade e Thompson per evitare che la difesa li ignori per concentrarsi su James; così come chissà se vedremo quintetti con James da 5 in ottica Golden State, che sarebbero utili anche per trovare più minuti per i vari Smith, Korver, Shumpert e Green.

Crowder, Thomas, Zizic. | Fonte immagine: Cavs.com
Crowder, Thomas, Zizic. | Fonte immagine: Cavs.com

BOSTON CELTICS: I RIMBALZI SARANNO ANCORA IL TALLONE D'ACHILLE?

L’idea dei Celtics è che non si abbiano mai troppe ali capaci di punire le difese da fuori e cambiare in difesa (il tutto in ottica Warriors, come ormai qualsiasi squadra: Hayward, Brown, Tatum, Morris, Yabusele ed Ojeleye: sei giocatori tutti tra i 2 metri e i 2.06). Così, anche Brad Stevens avrà il suo bel da fare per quanto riguarda le rotazioni. Si parte dalle certezze, e quindi Irving, Hayward e Horford non si toccano e saranno senz’altro in campo quando si farà sul serio. Ma gli altri due posti possono essere occupati indifferentemente da una qualsiasi combinazione di Brown, Tatum e Morris, oltre a Smart, che pur non essendo un’ala non va sotto fisicamente quasi con nessuno. Non sono da escludere sprazzi di quintetto super piccolo senza veri lunghi con magari Irving, Smart, Hayward, Tatum e Morris.

Soprattutto con questa soluzione, ma anche con quelle più tradizionali, il vero ago della bilancia per Boston restano i rimbalzi, che devono essere essere controllati meglio dalla squadra per poter consentire al proprio coach soluzioni più creative in tema di quintetti. Sotto quest’aspetto infatti la squadra di Brad Stevens ha faticato molto, chiudendo la regular season al quartultimo posto per rimbalzi difensivi catturati in rapporto a quelli disponibili (75.3%, per nba.com). L’aggiunta di Baynes può essere molto utile da questa prospettiva, ma dovrà trattarsi di uno sforzo collettivo, di cui questa squadra è capace contando il dinamismo e la buona fisicità di un po’ tutti gli elementi del roster. Naturalmente i riflettori saranno puntati su ciò che Irving farà nella metà campo offensiva, ma per migliorare ulteriormente dovrà evitare lapsus del genere in difesa, che si porta dietro dalle stagioni precedenti e quindi non imputabili al fatto che si tratti ancora di semplice preseason.

QUALCUNO PUÒ IMPEDIRE LA FINALE DI CONFERENCE TRA CLEVELAND E BOSTON?

Le risposte, quantomeno per autoconvincerci che ci sarà almeno un minimo di competitività, sono Toronto e Washington. Poi però pensandoci meglio, perché dovremmo dare particolare credibilità ai Raptors, che puntualmente si sciolgono nei Playoffs, vittima del loro attacco troppo statico? Ma soprattutto, hanno perso Patterson, Carroll e Tucker e hanno aggiunto sostanzialmente il solo Miles, che sicuramente dà maggiore pericolosità dal perimetro ma non dovrebbe cambiare le sorti di una squadra.

Washington ha cambiato poco o nulla, e le speranze si basano tutte sull’ulteriore crescita di Beal, Porter e Oubre. Entrambe queste squadre sembrano comunque avere qualcosa in meno rispetto alle prime due della classe. Subito al di sotto di queste potremmo trovare Milwaukee, attesa dalla decisione sul contratto di Jabari Parker (che ne ha ancora per qualche mese) e da prendere in considerazione se riuscirà mai ad avere le sue stelle sane, ma la cui difesa iper-aggressiva ormai è carta conosciuta dagli avversari. Miami lotterà alla morte ogni partita perché con coach Spoelstra viene naturale, ma più di tanto non potrà fare.

Per quanto riguarda Phila, molto dipende da Embiid, oltre che da quanta fiducia si abbia in Simmons e Fultz alla loro prima stagione tra i professionisti. La speranza è data dal fatto che la difesa, con Embiid in campo, ha concesso solo 99.1 punti per 100 possessi (meglio degli Spurs, miglior difesa della lega l’anno scorso) e la squadra ha chiuso a +67 in 786 minuti. Il pessimismo però deriva proprio da quest’ultimo numero, e lo stesso Embiid ha dichiarato di sapere già di non poter giocare tutte e 82 le partite della regular season. Vedremo come andrà l’esperimento di Simmons da play (che potrà giocare anche da 3 e da 4), come questo influenzerà Fultz, come si integrerà Redick, se continueranno a migliorare Covington e Saric e che ne sarà di Okafor. Nel migliore dei casi comunque il top è ancora lontano, e realisticamente l’obiettivo è entrare nei Playoffs sei anni dopo l’ultima volta.

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