Note di Champions: incubo Prandelli, orgoglio Monaco, crisi Liverpool, forza Atletico

Sorprese e saluti, è la Champions. A un passo dal primo giro di boa, a un sol turno di distanza dal primo sbarramento, la massima competizione europea emette i primi verdetti, in parte inattesi. L'Atletico lancia un monito alle grandi chiamate a giocarsi la Coppa. Non un semplice exploit quello dello scorso anno. Simeone è uomo che programma e insegna, calcio e mentalità. Cambiano gli uomini, i fattori, non il risultato. L'Atletico non sempre è bello, raramente però non è efficace. Mario Mandzukic ne è la perfetta sintesi. Lui per Diego Costa, questo il principale mutamento dei biancorossi. Tripletta nella serata di casa con l'Olympiakos, primo posto a un passo. Basterebbe un pari a Torino per chiudere il discorso, ma il biscotto - un punto a testa e Atletico e Juve agli ottavi - è cosa di matrice italiana. Meglio quindi provare a vincere, seguendo l'insegnamento del Cholo e di Allegri.

Chi amaramente saluta l'Europa è un pezzo d'Italia, Cesare Prandelli. L'inferno turco risucchia il povero Cesare, giunto in pompa magna, dopo la delusione mondiale, attratto da soldi e prospettive. Tradito dalla società, a suo dire, abbandonato da molti. Sconfitte e ridimensionamento, nessun acquisto di spicco e stelle pronte a lasciare la barca in affanno. 2-0, in Belgio, per l'Anderlecht, la doppietta di Mbemba, giocatore dall'ambiguo passaporto e alla prima vera notte di gloria, le tante occasioni sprecate da Sneijder e compagni. Un punto, in cinque uscite. Fuoco turco, non più amico.

Nel Gruppo C, si interrompe la marcia del Benfica. La sconfitta in Russia, di misura con lo Zenit, estromette gli uomini di Jorge Jesus anche dall'Europa League. Esulta invece il Monaco. L'addio di James Rodriguez a inizio anno, i problemi di Ryboblev, le alterne fortune in Ligue 1. La Champions diventa improvvisamente luogo di riscatto e catarsi. Ocampos stende il Bayer e regala un sogno ai monegaschi. Nell'ultimo turno, allo Stade Louis II, con lo Zenit, il colpo da K.O.

Si chiude con il Liverpool. Lo sguardo basso, il volto di chi sa di non rispondere, a dovere, sul campo. 2-2, con il modesto Ludogorets. 2-2, dopo aver rimontato l'iniziale svantaggio. Non è colpa di Balotelli, almento questa volta. Super Mario non c'è. Terviez spegne la luce e condanna Rodgers al successo con il Basilea per continuare la corsa europea. Il Ludogorets deve invece affermarsi al Bernabeu, per proseguire, anche se in lidi meno prestigiosi, l'avventura di Coppa. Il Liverpool si interroga, su lacune e mancanze. Squadra di talento, di prospetti, giovane, forse inesperta. Manca qualcosa e a questi livelli è la linea di demarcazione tra chi può inseguire un sogno e chi saluta anzitempo.   


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