Il fenomeno del "cholismo" e una caduta Real

L'Atletico supera il Real e mette un'importante ipoteca sul passaggio del turno in Coppa del Re. Ad Ancelotti serve un'impresa al Bernabeu.

Simeone, a Madrid, è quasi un dio, l'Atletico una religione. L'ombra lunga del Real non intacca la grandezza dell'Atletico. Non c'è gara se il piano di discussione è puramente economico, c'è eccome se in gioco entrano questioni diverse, che hanno a che fare con cuore e coraggio. Il Madrid, sponda colchoneros, è un concentrato di forza e abnegazione, si dice dell'Atletico che è avversario tosto, difficile da affrontare, perchè ti rende ogni cosa tremendamente complicata. 

L'epopea dello scorso anno - trionfo in Liga, Champions a un passo - non ha spento gli ardori dei biancorossi, perchè la scintilla viene dalla panchina, da Diego Simeone. Lui è la forza superma che condiziona chi in campo scende. La voce convinta, mai sopra alle righe di fronte alla stampa, non deve trarre in inganno. Simeone è animale di campo e in campo sprigiona la sua forza. L'Atletico è assatanato, con ragione. Sputa sangue, insegue e corre, picchia quando occorre. 

Ecco perchè poco interessa quali siano gli interpreti del momento. Sette undicesimi lasciano il campo dopo il successo col Levante e ammirano da fuori il derby, in Coppa del Re, col Real. Non ci sono più Diego Costa, Felipe Luis, Courtois, vivono in altri lidi con contratti milionari, sono giunti qui Mandzukic, Griezmann, eppure nulla è cambiato. 

Il "cholismo" è un fenomeno dilagante, è un misto di professionalità e convinzione, conoscenza del limite e capacità di sublimarlo. Raul Garcia conquista e segna il rigore, Gimenez, 19 anni, fa 2-0, la ripresa, al Calderon, è una festa, con Torres. Lui non lascia il segno, lui è storia, oggi lontana. Di fronte c'è il Real, poco galattico. Anche una macchina perfetta può scoprirsi povera. Correre a perdifiato, collezionare record, 22 volte vincenti, scoprire terre lontane, in cui alzare trofei, vedi il Mondiale per club, il conto che si presenta al termine è per forza di cose salato. La caduta del Mestalla riapre la Liga, quella in Coppa del Re conferma la tradizione del Cholo col Real e rilancia con forza i numeri dell'Atletico. 2-0, in attesa del giovedì di ritorno al Bernabeu. Senza Cristiano, per oltre un'ora, con Khedira in mediana. Poco contano le assenze, se Simeone si permette il lusso di inserire tardi gente come Koke, Arda Turan, Mandzukic. Questione di fiato, corsa, energia. 

Va a mille l'Atletico, e ora vede la stagione correre al suo fianco, ammaliante. C'è l'ottavo di Champions, c'è una Liga da ri-conquistare, c'è la Coppa del Re. Simeone sorride, sornione, Ancelotti aggrotta la fronte, per la prima volta in stagione. Da Barcellona segnali di rottura, Messi scarica Luis Enrique, Bartomeu parla di elezioni anticipate, lasciano Puyol e Zubizarreta, entrano in campo Xavi e Iniesta per calmare le acque. Il vento soffia forte a Madrid, sponda Atletico. 

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