Gloria per il Messico, gli USA devono arrendersi

La gara vale molto più che la semplice partecipazione alla Confederations Cup o la CONCACAF Cup in sé e la trama dell'incontro val bene la posta in palio. 3-2, ai supplementari.

Gloria per il Messico, gli USA devono arrendersi
Gloria per il Messico, gli USA devono arrendersi
Messico
3 2
USA
Messico: (4-3-3) : Moises Muñoz; Paul Aguilar, Hector Moreno, Diego Reyes, Layun; Hector Herrera, Rafa Marquez (76° Jose Rivas), Guardado (80° Guemez); Oribe Peralta, Chicharito Hernandez (97° Jesus Corona), Vela
USA: (4-1-3-2) : Guzan; Fabian Johnson (111° Brad Evans), Cameron, Besler, Damarcus Beasley; Beckermann; Jermaine Jones, Bradley, Zardes (78° Yedlin); Altidore (98° Bobby Wood), Dempsey
SCORE: 1-0, Chicharito Hernandez (M) al 10°; 1-1, Cameron, (U) al 15°; 2-1, Peralta (M) al 96°; 2-2, Bobby Wood (U) al 108°; 3-2 Paul Aguilar (M) al 118°.
ARBITRO: Ammoniti: Aguilar (M), Peralta (M), Hector Moreno (M), Guemez (M); Beckermann (U), Bradley (U)

Dolci, dolcissimi supplementari. 23 Luglio 2015, siamo alla Gold Cup (per chi non lo ricordi, la competizione fra le Nazionali della confederazione CONCACAF, Centro e Nord America), il Messico in superiorità numerica sta per consegnare la coppa in mano a due cenerentole. E' sotto 0-1 contro Panama, dopo esser rimasto scioccato dalla sorprendente eliminazione degli USA per mano della Giamaica nell'altra semifinale. A pochi minuti dalla fine Philadelphia si prepara ad ospitare la prima finale senza Messico o USA delle ultime otto edizioni della Gold Cup. Un grossolano errore dell'arbitro cambierà il corso delle cose: rigore inesistente assegnato al Messico all'88°, in campo si scatena il putiferio tanto che 1) la gara ritarda di 10 minuti la sua ripresa, 2) Guardado giunge al punto di pensare di calciare largo il rigore. Segna Guardado. In quei dolcissimi supplementari il centrocampista del PSV raddoppierà con un altro rigore, ponendo fine in maniera brusca e sleale ai sogni di Panama.

Supplementari come seconda chance, come rivincita. E' successo anche oggi, a Pasadena, dove nel derbyssimo Messico - USA ci si giocava un posto alla prossima Confederations Cup. Un play-off nato per assegnare un posto ad una confederazione che la propria coppa la gioca ogni due anni (e non ogni quattro) e quindi porta due candidate. Nel 2013 la Gold Cup la vinsero gli USA, l'estate scorsa il Messico che dopo aver battuto Panama in finale si sbarazzò della Giamaica. E' sfida fra ideologie, applicate al calcio e non, fra il presunto dominatore ed il dominato, fra l'ordine razionale della politca Yankee ed il disordine morale della malavita mexicana.

Le due squadre vivono periodo differenti: il Messico, dopo aver vinto la Gold Cup in estate, ha dovuto salutare il suo mentore. El Piojo Herrera, dall'alto del suo caratterino, di ritorno in patria con la coppa, aggredisce un giornalista reo di avergli fatto cattiva pubblicità illo tempore. Decisione lampo della federazione: sollevato dall'incarico. Al suo posto come coach ad interim el Tuca Ferretti, brasiliano che allena in Messico, più precisamente quel Tigres che qualche mese fa contese la Copa Libertadores al River in finale. El Tuca aveva condotto il Messico finora a pareggi di diversa fattura: un deludente 3-3 con Trinidad&Tobago ed un 2-2 contro l'Argentina, che tra l'altro il pareggio lo raggiunse in zona Cesarini. Quella che ieri el Tuca ha dovuto preparare era la prima gara da quando el Tri ha annunciato il suo prossimo C.T., Osorio, finora sulla panca del Sao Paulo. 

El Tuca ha apparecchiato un 4-3-3 lontano dal 5-3-2 con il quale Herrera si era giocato in estate Coppa America e Gold Cup. Ha recuperato entrambi i simboli che sembravano in dubbio, il veronese Rafa Marquez ed Andrés Guardado, un po' il vero faro di questa Nazionale cui occhi però sono tutti sulle punte, veloci, ficcanti ed audaci. Carlos Vela, Raul Jimenez e Chicharito Hernandez sono i pionieri della generazione post-Cuauhtemoc. A loro di solito si accosta Giovani dos Santos, che stanotte non c'era. "Non lo convochiamo", "Anzi sì". Pronta la risposta dei Los Angeles Galaxy dove il più grande calciatore messicano in MLS milita. "No si è infortunato in allenamento...". Vaglia a credere. Ipotesi complottiste montano. Insieme ad Jimenez e Chicharito di cui parlavamo prima c'è allora Oribe Peralta in attacco, un 31enne che con la sua Nazionale la ribalta l'ha conosciuta tardi ma che, guarda un po' te, la prima rete l'ha segnata agli USA. Il tridente è quello, a centrocampo troviamo Guardado da mezzala (ed ormai ci siamo abituati) ma sopratutto Rafa Marquez. Terzo elemento l'eclettico Hector Herrera. Dietro troviamo Diego Reyes (Real Sociedad) ed Hector Moreno (PSV), Paul Aguilar a destra e Layun a sinistra. 

Un XI molto "europeo", nel senso che eccezion fatta per il portiere Moises Muñoz e per Peralta ed Aguilar (che tra l'altro militano tutti nell'America) sono tutti giocatori con esperienze nei migliori campionati europei. Qualcosa a cui Klinsmann ha sempre puntato. Il tedesco, che guida gli USA dal Luglio 2011, ha posto come step del processo di crescita del "soccer" negli States proprio questo punto. Vuole esperienza europea, snobbando una MLS "non al livello". Ahimè per lui ieri ha dovuto schierare una formazione che per 8/11 viene dal campionato di casa (si "salvano" Guzan, Cameron e Fabian Johnson). Un'altra cosa che l'ex attaccante ha sempre cercato nei suoi è l'overpowerinn dell'avversario piuttosto che l'overthinking. Dicono sacrifichi idee di gioco sull'altare di un football dagli interpreti che più che altro sembrano mezzo-fondisti o altri tipi di atleti, non calciatori. Sarà ma al Mondiale gli USA hanno sorpreso, e non solo per capacità fisiche ma anche per un nuovo modo di giocare a calcio, molto offensivo e rischioso. Un 4-1-3-2 con cui hanno dovuto fare i conti anche Germania ed Olanda, entrambe sconfitte, in amichevole. Un movimento in crescita che oggi ha subito una battuta d'arresto bella potente.

Il Messico stanotte ha consolidato la propria supremazia rispetto agli odiati vicini, battendoli 3-2 proprio in quei dolci supplementari. Negli USA sono già partiti i processi a Klinsmann, con capi d'accusa i punti di cui sopra. Sì, proprio quelli grazie ai quali gli USA sono saliti alla ribalta in Brasile. Partita con il famoso 4-1-3-2 la Nazionale a stelle e strisce ha subito il possesso palla ed il know-how di un Messico che per tradizione sa giocare a calcio, a differenza di una squadra che un credo calcistico sta cominciando a costruirlo ora. 

"El football es nuestro" recita l'hashtag che la Nazionale messicana spara prima, dopo e durante la gara sui vari social. "Il calcio è nostro", e voi potete tenervi basket, football inteso come NFL ed altro. Anche i precedenti lo dicono: 38-18-14 il record attuale, in favore del Tri, sebbene - come detto prima - il calcio USA è in crescita ed anch'esso è dimostrato dai numeri, con un eloquente 13-6-5 di record dal 2000 ad oggi per gli Yankees.

Non è stata una partita per cuori deboli, anche l'hype non era mai stato tale per una partita di calcio negli USA. Una partita cominciata male per gli Stati Uniti, con il Messico che al 10° va in vantaggio con Chicharito Hernandez, al termine di un'azione corale davvero strabiliante. Scende Aguilar, palla in avanti per gli uomini d'attacco, sulla traiettoria velo di Peralta, tacco di Jimenez che porta il difensore fuori e riattiva la corsa di Peralta, Chicharito segue l'azione, gli USA si perdono le varie rotazioni difensive che uno sbilanciato 4-1-3-2 comporta ed è 1-0, con lo spazzolino, the Brush, el Cepillo Peralta che consegna al Chicha il tap-in facile facile. L'approccio totalmente negativo degli USA suggerisce un lungo sonno per i minuti a seguire sotto i colpi di un Messico molto vigoroso però. Segna Geoff Cameron. Eh, uno degli europei. Calcio di punizione di Bradley ed il terzino-centrale-centrocampista  svetta indisturbato per l'1-1.

Partita molto bella: entrambe le squadre vanno vicine al vantaggio quattro volte prima imboccare gli spogliatoi. Il Messico ci si avvicina con un tiro di Hector Herrera e con una chance buttata dal Cepillo. In etnrambi i casi brazo Guzan. Dall'altra parte Moises Muñoz ringrazia Bradley ed Altidore per i tiri larghi prima di negare allo stesso ex Roma la gioia del gol.

Il secondo tempo sarà pura resistenza statunitense con il Messico padrone di campo e scena. Tante le occasioni che El Tri non sfrutta, un vero e proprio assalto con principali rimpianti la chance che Chicharito non sfrutta al 59° dopo il passaggio di Raul Jimenez e quella con la quale lo stesso Raul Jimenez impegna Guzan dopo un disimpegno errato di Beasley. Rare le sortite offensive degli USA, che si coprono (dentro Yedlin, che nasce tezino e va a giocare nei centrocampisti esterni del 4-1-3-2, e fuori Zardes, che invece nasce ala/seconda punta). Si arriva al 90° senza 2-1 od 1-2 che sia, quindi si procede nella terra di fuoco dei supplementari. Intanto il Messico era passato a quello che sembra il 5-3-2 di cui sopra, con Guardado e Rafa Marquez fuori e Guemez (centrocampista) e José Arturo Rivas (difensore centrale) dentro. Al 96° l'atteso vantaggio messicano: bella palla di Hector Herrera per il taglio di Aguilar, che con il 5-3-2 ha più licenze offensive, assist al volo e Peralta in area ne può approfittare.

Gli USA sembrano al tappeto ed invece due minuti dopo Klinsmann si gioca il jolly alla Julio Cruz, proprio nel giorno del compleanno del Jardinero. Si chiama Bobby Wood, è stato convocato solo perché Bedoya ha avuto la febbre, gioca nell'Union Berlin (2.Bundesliga, 4 gol in stagione). Bobby ha 22 anni, è nato alle Hawaii ed ha sempre giocato in Europa. Toh, torna l'Europa. Bobby fa 2-2 (tocco sotto-porta su assist di Yedlin. Io non vorrei dire, ma l'Europa...): segnare è una cosa che gli riesce molto bene quando si tratta di subentrare. L'ha fatto contro l'Olanda, quando al 90° segnò il 3-4 finale, e con la Germania, quando con un gol all'87° risolse la sfida. Sembra la rete che preannuncia una di quelle vittorie immeritate, sudate, sporche ed invece non è così. Al 118° forse uno dei migliori in campo del Messico, Aguilar, decide di porre fine alla questione con un gol da sogno: Jimenez, spalle alla porta, lancia alla viva il parroco. La palla si isola sulla destra, dove Aguilar, al volo, senza criterio assoluto, disegna una traiettoria imprendibile per Guzan. Veloce, efficace, a fil di palo, con l'esterno. Sembra un gol di Dani Alves, di Maicon. E' il gol che ribadisce "El Football Es Nuestro". Per ora.


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