Dalla guerra al calcio, il Kosovo bussa alle porte dell'Europa

In una situazione politica ancora complessa, lo Stato balcanico vorrebbe poter partecipare alle partite ufficiali FIFA. Ma i problemi sono ancora da affrontare, in vista di Russia 2018.

Dalla guerra al calcio, il Kosovo bussa alle porte dell'Europa
Dalla guerra al calcio, il Kosovo bussa alle porte dell'Europa

Dici Kosovo e subito ti vengono in mente guerra, povertà, violenza: l'eredità lasciata dalla guerra degli anni '90 nell'ex Jugoslavia nelle nostre teste e, soprattutto, nella vita di chi vive laggiù non è certo delle migliori. Oggi quel Paese, non riconosciuto totalmente dall'Unione Europea nonostante la sua valuta sia l'euro, vive una situazione di profonda sfiducia tra i giovani che emigrano in massa verso la Germania.

Dove viene fatta tabula rasa, però, a volte ci pensa lo sport a risollevare un po' le cose. E dopo la sanguinosa disgregazione dell'unione balcanica alla fine del secolo scorso, infatti, si decise di dar vita a una Nazionale di calcio per raccogliere i talenti di questo minuscolo Paese. Ma non è stata accolta a braccia aperta dalle organizzazioni internazionali.

Se all'inizio della sua storia si limita a giocare contro formazioni kosovare, dal 2012 la Federata e Futbollit e Kosovës (FFK) ha inoltrato la richiesta di affiliarsi alla FIFA e UEFA, per poter così affrontare altre vere Nazionali. Ma l'ok dai vertici mondiali del pallone è arrivato solo a gennaio 2014, escludendo dalle sue rivali le squadre dei Paesi dell'ex Jugoslavia.

Inoltre, il Kosovo non puo esporre simboli, come la bandiera, né far suonare il proprio inno. Il 5 marzo di un anno fa ecco il “debutto” della formazione guidata ancora oggi da Albert Bunjaku, ex giocatore di etnia albanese con un passato in Svezia, contro Haiti: un 0-0 descritto da Julian Borgher sul “The Guardian” come “una catarsi: l’incontro è stato seguito con una passione degna di una finale della coppa del mondo, anche se non ha avvicinato molto l'ingresso del Kosovo nella Fifa”.

Oggi gli umori a Pristina, capitale di uno Stato con 2 milioni di abitanti ed esteso per oltre 10mila km², sono ottimisti verso l'affiliazione della propria Federazione al calcio internazionale: il ct ha dichiarato che punterà a Russia 2018, una data più vicina di quanto si pensi (sempre se Mosca manterrà fino ad allora l'evento o non sarà travolta da altri scandali) per una situazione di completa incertezza. Prima di tutto politica.

Perché sarà la sua situazione con l'Unione Europea e la Serbia, che continua a rivendicarne la sovranità, a decidere le mosse future della FIFA. Sicuramente, a livello atletico, gli uomini non mancano al Kosovo: Bersant Celina del Manchester City, Samir Ujkani del Genoa e altri. In più, lo scriveva ANSAmed il 14 gennaio 2014, ci sarebbe “Adnan Januzaj, diciottenne rivelazione del Manchester United che era già finito nel mirino della nazionale inglese. Il ragazzo aveva però detto di voler giocare un giorno per il Kosovo, e quel giorno, probabilmente, sta arrivando”.

Vedere la Nazionale kosovara finalmente in campo, per una partita ufficiale, è un auspicio per le condizioni politiche di questa zona. Bisognerà ora capire se gli interessi dell'Europa sarano rivolti verso una sua stabilità o se si continuerà a usarla come interlocutrice per avvicinare la Serbia all'Unione: nell'attesa ci sarà comunque il calcio, per costruire una nazione (anche) grazie allo sport.

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