Un'isola e due squadre: calcio e politica nella piccola Irlanda

Qualificatesi entrambe per i prossimi Europei, da decenni le due repubblice irlandesi sono separate in casa per motivi politici. E ciò si è riflesso anche nel calcio, con due nazionali arricchite di grandi nomi.

Un'isola e due squadre: calcio e politica nella piccola Irlanda
Irlanda del Nord (a destra) ed Eire (sinistra) in un derby: l'ultimo si è giocato a Dublino il 24 maggio, con gli indipendentisti vittoriosi 5-0.

Saranno entrambe ai prossimi Europei, in programma in Francia il prossimo anno, e chissà che non si incontrino direttamente sul palco: la storia che unisce le nazionali di Irlanda e Irlanda del Nord corre lungo gli orrori della guerra che sconvolse l'isola nel secolo scorso, per ottenere l'indipendenza dal Regno Unito.

Come tante altre divisioni, anche quella tra le due rappresentative calcistiche segue i terremoti della politica: fino al 1921, infatti, esisteva un'unica squadra per tutte le 32 contee che compongono l'Irlanda. Quell'anno, però, nacque la Football Association of the Irish Free State (FAIFS), riconosciuta dalla FIFA due anni dopo. Nel '24 ecco il debutto internazionale: 1-0 contro la Bulgaria alle Olimpiadi di Parigi.

La Nazionale unica, poi rappresentativa unicamente della compagine nordista, esistava già dal 1882: in fondo, il football nacque in Inghilterra e fu breve la diffusione nel resto del Regno Unito. Proprio con l'Inghilterra questa fece il suo esordio, registrando immediatamente la propria sconfitta più pesante di sempre: 0-13, da capogiro. Andò molto meno peggio nel '21, quando la squadra, ormai scissa dal resto dell'isola, perse 2-0 contro la Scozia.

Durante gli anni di guerra civile tra Irlanda e UK prima e tra irlandesi stessi dopo, è difficile pensare che lo sport abbia potuto riservarsi uno spazio in mezzo alla violenza quotidana. E in effetti una netta spaccatura su questo fronte ancora oggi non c'è: in generale, infatti, i due Paesi tendono ad avere un'unica rappresentativa. Ma nel calcio le cose cambiano e fare fronte comune tra rivali è spesso difficile.

La divisione di fondo tra Nord e resto dell'isola è legata alla religione: i primi sono a maggioranza protestanti, come il resto del Regno Unito, mentre i secondi sono ferventi cattolici. In più, c'è tutto un passato di sfruttamento e colonizzazione che rese i sudditi di Sua Maestà come invasori agli occhi di tanti irlandesi, basti pensare al film “Brave Heart”.

E dove non si può arrivare con le armi, lo si raggiunge con il pallone: nel '49 l'Eire vinse in trasferta 2-0 contro l'Inghilterra. Furono più sfortunati, invece, nelle qualificazioni ai Mondiali del 1958, quando all'ultimo minuto gli inglesi pareggiarono 1-1: con le regole del tempo, infatti, una vittoria della Irlanda avrebbe significato un successivo play-off con l'Inghilterra per un posto al mondiale, mentre il pareggio salvò i Leoni.

A quell'edizione partecipò invece la compagine nordirlandese, dopo un cammino incredibile che la portò ad eliminare il Portogallo e l'Italia nelle qualificazioni. Proprio per la partita contro gli Azzurri esiste un aneddoto curioso, riportato da Fabrizio Ponciroli su “Calcio 2000” nel 2006. L'incontro era in programma al Windsor Park di Belfast il 4 dicembre 1957: l'arbitro Zsolt rimase però bloccato all'aeroporto di Londra per la nebbia.

Su proposta della federazione irlandese si giocò ugualmente, con un arbitro locale, ma l'Italia la considerò come amichevole. Forse avrebbe fatto meglio ad accettare la proposta, perché al recupero, il 15 gennaio 1958, perse per 2-1 e i “verdi” entrarono nella fase finale. Il cammino in Svezia, nella stessa Coppa del Mondo che celebrò un giovanissimo Pelè sul tetto del mondo, terminò poi ai quarti di finale, con la sconfitta per 4-0 contro la Francia.

Sia sotto l'Irish Football Association (IFA) dell'Irlanda del Nord, che sotto la Football Association of Ireland (FAI) dell'Eire i grandi campioni non mancarono in questi anni: da George Best per i primi a Paddy Duncan per i secondi, solo per citare due nomi, i talenti che indossarono le due divise verdi dell'isola lasciarono il proprio segno nella storia. Meno di quella dei tornei internazionali, ferme entrambe come migior piazzamento ai quarti di finale di un Mondiale (nel '58 i primi, nel '90 i secondi), mentre agli Europei i risultati mancano ancora.

La chiave di svolta potrebbe essere allora il 2016, quando entrambe si giocheranno qualcosa. Sicuramente, sul piano emotivo, gli animi più tesi saranno dalla parte dell'Irlanda del Nord, che è seguita dalla parte unionista, mentre i repubblicani indipendentisti optano per la selezione dell'Eire, coerentemente col fatto che questi non accettano la presenza del Regno Unito se non come occupante. La grande rivalità, comunque, è per entrambe con l'Inghilterra, mentre tra loro stesse l'astio è meno sentito.

Ciò non toglie che la nazionale nordirlandese non abbia sofferto di vari episodi di settarismo: frange della sua tifoseria sono state da sempre parte di ambienti ostili al repubblicanismo ed in genere a vari aspetti della già travagliata società nordirlandese. L'ex calciatore Neil Lennon fu spesso oggetto di fischi ed insulti da vari sostenitori mentre la selezione giocava in casa al Windsor Park, tanto da ricevere anche minacce di morte per il semplice fatto che giocasse col Celtic, squadra tifata in Irlanda del Nord dagli indipendentisti, ed avesse auspicato di poter giocare un giorno in una nazionale irlandese unita.

Oggi il clima è più rilassato, grazie agli sforzi di chi è riuscito a mettere in minoranza i gruppi politici ed estremisti dentro gli stadi. Ma è difficile pensare che non succeda nulla se le due Irlande si ritrovassero a sfidarsi direttamente: un'eventualità ancora difficile da pronosticare, dal momento che si trovano in gironi diversi e anche difficili. Il prossimo anno, però, sarà il centenario della proclamazione della Repubblica irlandese: un anniversario utile per giocare a pallone, non alla guerra.

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