Wilmots sfida l'Italia

Il Ct del Belgio si racconta alla Gazzetta dello Sport e introduce la gara con gli azzurri.

Wilmots sfida l'Italia
Source: Dean Mouhtaropoulos/Getty Images Europe

Scocca l'ora del Belgio. Dopo l'apprendistato iridato, la squadra diretta da Marc Wilmots si presenta con rinnovate ambizioni ai nastri di partenza della rassegna continentale. Lo scotto mondiale nobilita la candidatura del Belgio in Francia, la caduta rappresenta un passo fondamentale nel percorso di crescita. Una generazione di enorme talento quella nelle mani di Wilmots, per bussare alla porta della storia occorre però vincere. 

"Finora molti hanno definito la nostra una 'Golden Generation'  e i miei giocatori sono stati bravi, negli ultimi anni hanno fatto tutto bene. Ma ci manca un titolo. Dopo che lo avranno vinto si potrà parlare di golden generation. Mondiale? Il Belgio era una squadra giovane, lo è ancora, ma intanto ha fatto esperienza. Al Mondiale eravamo la formazione più giovane dopo il Ghana per età media. Questo vuol dire qualcosa. E nelle qualificazioni ci siamo adattati, abbiamo cercato una soluzione al gioco delle squadre che ci aspettavano e basta. Ora siamo più esperti. L’ansia della prima volta non c’è più, anche se la squadra è tuttora molto giovane. Ma al Mondiale tornavamo dopo 12 anni, tutti erano molto nervosi. Ora siamo più sereni. Benteke e De Bruyne, tanto per fare due nomi, sono stati protagonisti di trasferimenti importanti. Hanno acquisito sicurezza, autostima. E in generale siamo tutti più sereni"

L'Italia si presenta all'Europeo senza Marchisio e Verratti, un buco nero in mediana difficile da colmare. Il tecnico del Belgio si sofferma sulle qualità del centrocampista del Psg, ma sottolinea anche le difficoltà del suo gruppo, orfano, tra gli altri, dell'esperienza di Kompany. 

Wilmots allontana un'etichetta pesante, il Belgio ha ottime credenziali, ma tocca ad altre compagini occupare le copertine. Citazione per Spagna e Germania, senza dimenticare la Francia, sospinta dal pubblico di casa. Obiettivo semifinale per il Belgio, poi mano tesa alla sorte. 

"Verratti? Non ho mai detto che era il più forte, ma il più funzionale. Mi piace come difende, come imposta il gioco. E’ una perdita per l’Italia, ma anche noi avremo problemi con gli infortunati e con i giocatori stanchi. Quelli che giocano in Inghilterra arrivano all’Europeo stravolti. Antonio Conte? Un bravo allenatore, che rispetto. Noi favoriti? Ci sono Spagna, Germania, e Francia che ha una qualità eccellente e gioca in casa. E dovremmo vincere noi? Siamo fra gli outsider con Italia e Portogallo. Se non avremo altri grandi infortuni potremo puntare alle semifinali. Sarebbe un successo, e quando arrivi fra le prime quattro puoi giocartela per vincere. Ci manca la cultura della gestione di un torneo del genere, che hanno Spagna, Germania e naturalmente anche l’Italia".

Chiusura dedicata ai singoli. Nainggolan e Mertens, giocatori in grado di spostare gli equilibri, di trainare il gruppo. Un'impronta di carattere e qualità.

Il confronto tra Italia e Belgio apre il girone. Si gioca a Lione, lunedì 13 giugno. In un mini-tour da tre partite, fondamentale iniziare con il piede giusto. Chi perde, rischia di salutare in netto anticipo la competizione. Questione di dettagli. 

"Nainggolan è un lottatore, ma non soltanto. Ha un profilo che mi piace, sa recuperare palla e verticalizzare. Cambia gioco, ha il passaggio lungo e un buon tiro. Prima del Mondiale aveva giocato poco, ma adesso è un calciatore diverso e tutto quello che ha se l’è guadagnato sul campo. Mertens è con De Bruyne l’uomo che nelle qualificazioni ci ha dato più assist e gol. Ha una mentalità eccezionale, anche quando entra a partita avviata. Come Origi e Carrasco, è uno che incide subito. Gli attaccanti sono giovani, 22­ 23 anni, ma lo è ancora Benteke che ne ha 26. Lukaku, Origi, Benteke: un attaccante raggiunge la maturità intorno ai 26­-27 anni. Allora saranno al top. Italia-Belgio? Partita molto tattica, l’Italia ha il suo 4-­3-­3 molto solido e nessuna delle due squadre può rischiare di perdere. Veramente, perdere la prima partita sarebbe un dramma. Dopo possono succedere cose impreviste, e si rischia molto da subito in un torneo del genere. L’Europeo è più complicato anche del Mondiale. Il livello è alto. L’importante è partire senza traumi".

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