Copa America Centenario - Zero stelle e tanti dubbi per il Brasile

Il brusco 0-0 contro l'Ecuador nella gara d'esordio in Copa America ha evidenziato le lacune di un reparto offensivo privo di Neymar e di un centrocampo rivedibile .

Copa America Centenario - Zero stelle e tanti dubbi per il Brasile
Zero stelle e tanti dubbi per il Brasile

Avete presente la famosa pubblicità "Joga Bonito" di una nota marca sportiva di qualche anno fa, con tante stelle del calibro di Ronaldo, Ronaldinho, Roberto Carlos ed un improbabile Eric Cantona, allo scopo di esaltare il bel gioco sia tecnicamente che tatticamente, sulla scia dei campioni del mondo del Brasile, all'epoca la miglior squadra in circolazione? Ebbene scordatevela. Quello che si presenta davanti a noi quest'oggi è un Brasile a dir poco opaco, ad immagine e somiglianza del suo pragmatico allenatore Carlos Dunga. La Selecao scesa in campo al Rose Bowl di Pasadena, USA, teatro della sconfitta ai rigori degli azzurri di Sacchi e Baggio nella finale di Coppa del Mondo del 1994 (proprio contro i carioca), non è andata oltre lo 0-0 contro l'Ecuador, mostrando una versione di se stessa troppo rudimentale rispetto alla solita fama del Brasile, simbolo di calcio "spettacolo".

Ok, mancava la stella Neymar, tenuto a riposo per l'Olimpiade a cui la nazione punta maggiormente (non ha mai vinto il torneo olimpico) e protagonista in tribuna tra i vip. Ok, mancavano giocatori del calibro di Marcelo, Douglas Costa, Thiago Silva (ai ferri corti con Dunga da ormai un anno buono) e Kakà, infortunatosi recentemente, ma era decisamente lecito aspettarsi qualcosina di meglio. Tolti i soliti Willian e Coutinho, vispi ed attivi nelle prime battute di gioco, la presenza di Jonas come centravanti ha evidenziato il grande declino della scuola carioca che non riesce più a produrre giocatori di livello: il giocatore del Benfica infatti, nonostante l'ottima stagione con il club, ha disputato una gara anonima. Se a ciò si aggiunge la presenza di Ricardo Oliveira come seconda scelta, i nostalgici avranno sicuramente la lacrima facile pensando al Fenomeno o ad Adriano, tanto per citarne alcuni. Inoltre si è visto un centrocampo "povero" di qualità come pochi: Casemiro è generoso e si applica, ma a questo Brasile servirebbero più estro e creatività nel gioco che incontristi di medio-basso livello.

L'ANALISI TATTICA DEL MATCH - L'Ecuador si è presentato in una veste consueta per il calcio sudamericano, ma riveduta e corretta in chiave europea per maggior solidità: il 4-4-2. Dunga ha schierato i suoi con un 4-1-4-1. E qui sono sorti i primi problemi: Casemiro in fase d'interdizione se l'è cavata bene, ma non è certamente un regista e l'assenza di gente come Modric e Kroos accanto in nazionale ne ha fatto emergere tutti i limiti tecnici. Jonas punta unica è colpevole: non si è mai fatto vedere ma al tempo stesso è stato servito poco e male. Dani Alves (capitano per l'occasione al posto dell'acciaccato Miranda) ha formato un buon tandem con Willian, tuttavia ha avuto la sfortuna di trovarsi contro il più in palla degli avversari: Montero. Sulla corsia opposta Filipe Luis è stato troppo timido contro un avversario alla portata come Antonio Valencia, Coutinho invece si è dimostrato un buon funambolo che pecca ancora in fase offensiva. La palla è rimasta tra i piedi dei verdeoro (per l'occasione in blu) ma senza grandi lampi. 

Anzi, il Brasile ha addirittura rischiato il k.o. nella ripresa: un cross di Bolanos dal fondo da sinistra è diventato un tiro sul quale Alisson, il portiere brasiliano della Roma, l'ha combinata veramente grossa. Sorpreso, è arrivato in ritardo a coprire il primo palo e ha spedito la palla in rete, un errore a dir poco grossolano. Il gol però non è stato convalidato - come ha spiegato l’arbitro cileno Bascunan - perché il pallone era uscito sul fondo prima del tiro/cross. Dunga si è giocato la carta Lucas, ma per Willian, non per Elias, autore di una prova senza infamia e senza lode. Il talento del PSG ha sfiorato comunque la rete, per l'occasione più ghiotta per i suoi, nel finale. Ma niente da fare. L’Ecuador si è portato a casa un punticino meritato. Il Brasile avrà l’occasione di rifarsi l’8 giugno a Orlando contro Haiti, nel frattempo Dunga dovrà certamente approvare delle modifiche: il rischio di un altro flop incombe.


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